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agricolturaSono almeno 5 le ragioni per cui vale la pena di dotare il Mercato AgroAlimentare di Padova (Maap) di un’area didattica per un’educazione all’agricoltura e una cultura del gusto.

Valorizzare la relazione città campagna, non consumare suolo, riscoprire la vocazione agricola, concretizzare la responsabilità sociale e ambientale d’impresa e infine riannodare i fili spezzati con un territorio, già ricco di agricoltura, poi sacrificato pesantemente sulla strada del progresso.

In prima battuta c’è un’occasione, un terreno di 42.000 mq di proprietà ZIP da molti anni inutilizzato. Dall’altra un nuovo CdA del Maap che si sta dotando del piano triennale degli investimenti e che ha iniziato a riflettere su un terreno compreso tra corso Spagna e via Messico. Un’area particolare, che circonda la vecchia chiesa di San Clemente, che da anni ospita il Teatro Continuo, e il vecchio cimitero di Granze.

“In ZIP il 30% dei capannoni è chiuso ed abbandonato, per cui prima di parlare di espansioni è bene riflettere sulla reale domanda e sul riutilizzo di ciò che esiste”. Esordisce così Franco Zecchinato, consigliere Maap espresso dall’Amministrazione comunale, Presidente de El Tamiso, cooperativa dell’agricoltura biologica padovana, oltre che colui che ha avuto l’idea di utilizzo agricolo e sociale dell’area.

“Il Maap nasce a metà degli anni ’80 grazie ai fondi per l’agricoltura, statali e comunitari, su un preciso impegno del Comune. Nel tempo è diventato una delle prime piattaforme logistiche commerciali italiane: siamo la principale porta dell’import export con i paesi dell’Est europeo, Russia in testa. Ma è ancora un servizio pubblico, Comune e Camera di Commercio ne detengono la maggioranza, ed è giusto recuperare la dimensione agricola in un’ottica moderna e innovativa”, spiega Zecchinato.

In quell’area c’è la necessità di un bacino di laminazione per le acque pluviali, da realizzarsi in sintonia con il paesaggio. Parallelamente possono nascere orti, serre e un frutteto, con funzioni di didattica, aperti alla città e alle scuole. Gli aspetti su cui fare cultura sono la stagionalità, ma anche la tipicità territoriale. Scegliere e consumare prodotti locali vuol dire aiutare l’agricoltura, fonte di reddito ed occupazione nel territorio padovano.

In CdA stanno prendendo in rassegna molte proposte di innovazione affinché l’azienda svolti verso la responsabilità sociale ed ambientale d’impresa. Non dimentichiamo che il Maap è molto impattante dal punto di vista ecologico: il trasporto merci è tutto su gomma e i container che arrivavano sui binari ferroviari sono un vecchio ricordo. Per compensare c’è già un impianto fotovoltaico e si pensa all’asfalto drenante, ma il dare una funzione agricola sociale ai terreni in corso Spagna sarebbe un’importante tassello in questa direzione.

“L’idea progettuale, dal punto di vista simbolico, sarebbe anche una sorta di risarcimento alla memoria di decine di famiglie padovane che praticavano l’agricoltura in questa area, molto fertile. Negli anni ’50 per costruire la ZIP ci furono decine e decine di espropri e sgomberi forzosi, con l’intervento delle forze dell’ordine. Di fatto il nuovo borgo di Granze nasce per dare abitazione agli sfollati che si sono visti distrutti cascine e campi”.

È innegabile che sostenibilità e impatto sull’ambiente siano diventati temi centrali, imprescindibili. Se il Maap saprà affrancarsi da un’interpretazione esclusiva di interporto economico dotandosi di un luogo in cui si fa cultura del cibo, dell’alimentazione, dell’agricoltura e dell’economia circolare, i vantaggi saranno per tutti.

Gli imprenditori lo hanno colto. “Il passaggio successivo che mi ripropongo, conclude Zecchinato, sarà un’interlocuzione con i portatori di interesse: dalle organizzazioni agricole professionali, alle associazioni ambientaliste, alle cooperative. Chi ha buone idee si faccia avanti, Maap potrà metterci dei fondi”.

redazione ecopolis

 

One Response to “MAAP: da interporto logistico a laboratorio di “educazione agricola””

  1. Luca Luciani scrive:

    … convertire ad agricola una parte della Zona INDUSTRIALE di Padova??? … cioè bloccare così il minimo potenziale possibile ulteriore sviluppo di un’importantissima area vocata alla ‘logistica’? Senza parole.

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