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OlimpiaBiasiColori ispirati al fuoco e all’attività magmatica della terra generatrice di vita, aerea leggerezza, trasparenze abitate da minuscoli insetti dipinti, bacche e vegetali; quasi tutte opere di grandi dimensioni; soluzioni espositive originali. 

Queste alcune caratteristiche della mostra Viriditas, curata da Virginia Baradel, all’Orto Botanico dal 20 gennaio al primo maggio 2018. Le opere sono di Olimpia Biasi, che ha al suo attivo molte personali e collettive in Italia e all’estero e che ha esposto due volte alla Biennale Arti Visive di Venezia.

All’entrata dell’Orto, ecco dal platano orientale scendere danzando un lungo telero rosso e oro che dialoga col vento, il sole e la natura circostante. L’attenzione viene poi catturata da un altro telero sui rami del ginkgo che evoca la vela di un vascello in navigazione verso terre rigogliose. A prima vista sembrerebbe una creazione astratta, ma ad un’attenta osservazione si possono leggere in sottofondo, fra i colori, le forme del ginkgo stesso: l’arancio, il rosso e l’oro ricordano non solo la livrea dell’albero nella stagione autunnale, ma tutti i colori della natura in quel periodo dell’anno.

Il percorso della mostra prosegue verso la Palma di Goethe, di fronte alla quale si scorge, appoggiata sull’acqua di una grande vasca, custodita tra due lastre di vetro, una composizione policroma su tessuto dai toni azzurro, giallo, arancio e oro, che richiama il dittico Zolfo esposto nel padiglione all’interno del giardino della biodiversità.

All’aperto, sul prato, ricorre ancora il tema del fuoco in relazione con la terra e la vita nell’opera Papaveri, tessuto dipinto con il rosso, giallo, arancio, legno brunito. I colori di Papaveri richiamano l’incessante attività vulcanica del nucleo incandescente della terra; la cornice di lastre di vetro e il titolo stesso dell’opera fanno pensare alla fragilità della natura, malgrado la sua forza. Le lastre di vetro sono sistemate in modo da suggerire la forma di un globo, rappresentazione del mondo.

Il magma ribollente si ripropone a chi visita la mostra nei due teleri dal titolo Rosso corteccia, così come negli Erbari, grosse tavole dipinte su legno. Ritroviamo la prorompente vitalità della natura anche nelle lunghe garze dai colori tenui, leggere e trasparenti: collage polimaterici nei quali l’artista innerva piccole erbe di ogni sorta, rami, bacche, insetti; il brulicare della vita li attraversa in ogni fibra.

Arricchiscono la mostra pregevoli Haiku: libretti prodotti in tecnica mista su tavola, omaggio ai brevi componimenti giapponesi ispirati al ciclo della vita in natura. Olimpia Biasi si richiama, come lei stessa dice, a Hildegard von Bingen, della quale compaiono frasi scritte a mano (citazioni dal Libro delle creature) all’interno di alcuni lavori e nelle didascalie delle opere. Il pensiero della mistica e filosofa tedesca benedettina, vissuta a cavallo tra XI e XII secolo, dà anche il titolo alla mostra, Viriditas, titolo scelto dall’artista stessa. Viriditas per Hildegard von Bingen indica: … tutte le qualità dispensatrici di vita che rappresentano il potere di Dio in tutte le cose umane e non umane… (Anne H. King Lenzmeier). Viriditas per Hildegard è il vigore divino nella natura in tutte le sue manifestazioni. Olimpia Biasi si definisce panteista ritenendo di condividere questa posizione con il pensiero di Hildegard.

Forme e colori che stimolano fantasia e pensiero, inducendo a meditare sulla forza divina in ogni cosa. Non vale la pena di fare questa esperienza?

Eliana Hermann – redazione ecopolis

 

3 Responses to “Erbe e insetti, fuoco e oro: quant’è divina la natura di Olimpia Biasi”

  1. Marco scrive:

    Seguo da tempo e plaudo al vostro impegno e ai vostri successi tuttavia esorto a riflettere come la scienza sia una cosa seria. L’orto botanico di UNIPD cerca di fare scienza da 5 secoli. Lasciate che i credenti vadano al Santo e ben vengano all’orto ma, proprio voi che con tanto impegno difendete la natura, lasciate perdere il divino che non c’entra proprio nulla. Olimpia dipinge come crede, ma L’orto non è il luogo adatto per legittimare la presenza di dio e tantomeno contrabbandandola per critica d’arte e magari senza confondere globo con mappamondo.

    Sono Marco Tonon ho studiato scienze naturali a Unipd dove ho anche insegnato a contratto 12 anni Museologia

    • Eliana Hermann scrive:

      E

    • ecopolisnewsletter scrive:

      Gentile Dr. Tonon,
      la ringraziamo per il commento. Non avevamo la pretesa di fare critica d’arte, ma solo quella di raccontare un’esperienza di visita, che sicuramente ha colto maggiormente alcuni aspetti a scapito di altri e non può certo dirsi esaustiva.
      Quanto alla confusione tra mappamondo e globo, è una svista dell’editor e non dell’autrice. Ce ne scusiamo e provvediamo a correggere.

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