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catajo_cementoIl vincolo indiretto a tutela del Catajo è una misura quanto mai opportuna per impedire la costruzione del mega centro commerciale in un territorio di pregio. Auspichiamo che venga approvato quanto prima e senza modifiche stravolgenti.

Questo il messaggio delle Associazioni ambientaliste nell’osservazione presentata alla Soprintendenza (documento integrale qui) nell’ambito del procedimento che si concluderà entro il 18 aprile prossimo.

“Che tutta l’area di contesto del Catajo sia meritevole di tutela, anche per la parte a est della villa, è stato riconosciuto in passato da provvedimenti che avrebbero dovuto impedire la presentazione di progetti chiaramente in contrasto con le caratteristiche di quest’area”. Legambiente Padova, Italia Nostra Padova, Comitato La nostra Terra e Comitato popolare Lasciateci Respirare pongono l’attenzione in particolare su due documenti che avrebbero già dovuto impedire anche solo il pensare di costruire un centro commerciale tra il casello autostradale e i Colli Euganei.

Il primo è il Piano Ambientale del Parco Colli del 1998, che nella scheda Unità di Paesaggio dedicata al Catajo, ne evidenzia il “ruolo simbolico e fruitivo a livello territoriale” e detta prescrizioni per conservare l’”asse e fulcro di fruizione visiva” da est (innesto autostradale) e ciò significa il “divieto della costruzione o dell’ampliamento di edifici, manufatti, barriere vegetali od elementi di arredo urbano o stradale che possano intercettare o precludere” le relazioni visive con la villa. Norma che, come prescrive l’art. 17 al comma 6, deve essere applicata “anche nelle aree limitrofe” all’area Parco. Queste prescrizioni ci sono da vent’anni, ma sono state disattese se ancora oggi il mega centro commerciale minaccia proprio quell’area posta sotto tutela.

Vi è poi la deliberazione di Giunta della Regione Veneto n. 2374 che nel 1995, nell’approvare la variante  al Piano Regolatore di Carrara San Giorgio (prima dell’unione con Carrara Santo Stefano che ha dato origine al comune di Due Carrare) che introduceva una grande struttura di vendita (GSV) in quest’area prima agricola, ha bocciato tale ipotesi con la tranciante motivazione: “Francamente non dovrebbero spendersi molte parole per contestare tale scelta […]; i motivi di contrarietà sono comunque: di ordine urbanistico[…]; di ordine ambientale, in quanto si tratta di area tuttora agricola, in diretto rapporto con le storiche emergenze del “Catajo e della “Mincana”; di ordine viabilistico […]”. Bocciatura, questa della Regione, a sua volta “bocciata” dalla magistratura amministrativa, ma per un difetto di procedura e non di sostanza: in pratica la Regione non aveva interpellato il Comune prima dello stralcio della GSV dal Piano regolatore.

Il presente provvedimento di vincolo, che non fa altro che riportare la priorità sulla tutela dell’area, viene ovviamente pienamente condiviso dalle Associazioni, che auspicano, come detto, che il vincolo possa essere quanto prima approvato definitivamente e senza modifiche stravolgenti.

Nel documento qualche osservazione viene rivolta anche ad aree del Comune di Battaglia Terme. Il vincolo proposto comprende l’area di Via Squero ad esempio, tra la Statale 16 e il canale Battaglia che si trova in diretto rapporto con il Catajo. Qui si trovano capannoni in disuso, un vecchio distributore di benzina e altri edifici dall’edilizia eterogenea e fatiscente per i quali il provvedimento ammette, tra l’altro, la demolizione e ricostruzione “con tipologia edilizio-costruttiva analoga all’esistente”. Ebbene, almeno in riferimento agli indecorosi capannoni che si trovano in quell’area, per nulla in armonia con il contesto del Catajo, forse dovrebbero essere considerati alla stregua di elementi da eliminare.

Inoltre, il vincolo comprende ad ovest pressoché tutta l’area del “Ferro di Cavallo”, che fino ai primi anni ’90 faceva parte anche funzionale e produttiva del Catajo, ma lascia fuori i numerosi fabbricati ai  bordi della piana coltivata e che sono abbandonati e in stato di degrado.

Se fossero sottoposti anch’essi al vincolo, ciò andrebbe a garanzia che un loro futuro recupero sarebbe fatto nel rispetto del contesto, sia dal punto di vista architettonico che funzionale.

Annachiara Capuzzo – redazione ecopolis

 

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