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mattinopadova.gelocal.it_AcciaierieTrasferire il laminatoio di proprietà di Acciaierie Venete spa, da Mortise in riviera Francia, dove già insistono gli stabilimenti della più grande acciaieria padovana?

Come qualcuno ricorderà (ne abbiamo parlato qui, ndr), alla fine dello scorso anno i Comuni interessati (Padova, Saonara, Ponte San Nicolò) e le associazioni ambientaliste locali avevano già inviato alcune precise osservazioni e richieste di chiarimenti in merito al progetto.

La società di consulenza incaricata dall’azienda ha risposto

con un nuovo studio sul rumore (misure e simulazioni con più ricettori) molto tecnico, di difficile comprensione. La palla ora passa alla Provincia che dovrà esprimersi sulla assoggettabilità del progetto alla Valutazione di Impatto Ambientale, scelta auspicata da tutti coloro che hanno inoltrato le osservazioni.

Ma fin d’ora possiamo affermare la mancanza nella risposta di una sintesi non tecnica con linguaggio accessibile su quali saranno gli impatti complessivi, su un’area già gravata da un elevato livello di inquinamento, del nuovo laminatoio combinato con fusione/affinazione e laminatoio esistente. In altri termini, l’impressione è che l’azienda voglia rifugiarsi dietro al compitino stiracchiato per arrivare alla sufficienza senza capire la vera posta in palio e trincerandosi dietro ad un pur legale interesse privatistico.

Da sempre l’Acciaieria è oggetto di lamentele per cattivi odori e rumori, è stata in passato al centro di studi che hanno evidenziato il suo pesante impatto sulla qualità dell’aria e più volte ha dovuto rivedere i suoi processi di filtraggio e controllo fumi. Negli anni sono sorti comitati di cittadini a Granze, a Ponte San Nicolò e a Saonara che hanno protestato e combattuto questa politica industriale liberista.

Ora chiude un laminatoio a Mortise: bene per quella parte di città, ma se ne aggiunge uno in una zona già molto inquinata. Quello che vogliamo ribadire è che le nostre aspettative non possono limitarsi ad un mero rispetto da parte delle Acciaierie delle regole e normative vigenti, aspetto di legalità che diamo per scontato stante le dimensioni e la rilevanza dell’azienda padovana.

Quello che chiediamo è una reale apertura del sito industriale improntato ad un atteggiamento di trasparenza e condivisione dei dati, perché le emissioni non sono solo un valore tecnico da misurare a norma di legge, ma potenziali pericoli per la popolazione che è già sottoposta ad un carico pesante sotto questo profilo. Quindi non basta che sia salvaguardata la norma, vogliamo che siano adottate le più moderne e performanti tecniche di abbattimento dei fumi.

Dobbiamo prendere esempio dai Paesi del nord Europa dove da decenni concetti come partecipazione, condivisione e progettazione comune vedono assieme industriali, lavoratori, amministratori locali e cittadinanza per un processo di crescita economica che metta insieme produttività, diritti dei lavoratori, salute nelle fabbriche e nel territorio. È un processo che, riducendo al minimo gli elementi di conflittualità che inevitabilmente sorgono in caso di scontro frontale fra le parti, individua un percorso partecipativo che punta ad un benessere collettivo con la più larga base possibile.

E qualcosa di più ci aspettiamo anche dalle amministrazioni locali, in primis dal capoluogo dove, ricordiamo, si trovano gli stabilimenti, sia sotto l’aspetto della pressione da esercitare sulla proprietà che attraverso l’istituzione di una Commissione Speciale che guidata da un perito tecnico valuti la reale portata del nuovo impianto e si ponga come controparte interessata a difendere la salute dei propri cittadini. Troppo spesso la politica ha mostrato un eccesso di timore reverenziale nei confronti della grandi imprese cadendo in una sorta di ricatto rispetto a logiche economiche ed occupazionali. È tempo di invertire la rotta: non barattiamo posti di lavoro con la salute.

Circolo Legambiente La Sarmazza Saonara Vigonovo

 

2 Responses to “Acciaierie Venete: chiediamo uno sforzo di trasparenza e qualità”

  1. Luca Luciani scrive:

    Avere un’industria in una specifica e adatta a questo scopo Zona Industriale equivarrebbe ad avvallare una “… politica industriale liberista”? Che una Zona Industriale faccia la Zona Industriale (sperando che non si diffondano ancora a macchia d’olio come nel recente passato), che la città residenziale e dei servizi alla persona faccia la CITTA’ e si espanda come tale, e che la campagna faccia la CAMPAGNA senza più alcuna espansione residenziale o industriale.

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