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energia_rinnovabileCome tutti gli Stati membri, anche l’Italia entro il 2018 dovrà presentare un piano nazionale clima-energia che riporti obbiettivi per il 2030 coerenti con quelli sulla decarbonizzazione previsti dall’Unione Europea. Al momento, il programma del Governo è contenuto nella Strategia energetica nazionale (SEN 2017).

Tuttavia, secondo un recente studio presentato da Legambiente al X Forum Qualenergia lo scorso novembre, le soglie e le politiche proposte dalla SEN 2017 potrebbero non essere sufficienti a raggiungere questi obiettivi per il 2030.

Al contrario, lo studio proposto da Legambiente e realizzato da Elemens, punta a obiettivi coerenti con l’Accordo di Parigi, con un calo del 55% delle emissioni di CO2, contro quello del 40% previsto dalla SEN. Questo programma coincide inoltre con altre azioni ambiziose, che coinvolgono sia un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili disponibili che un aumento dell’efficienza energetica a livello nazionale.

Ad esempio, in Italia le maggiori potenzialità di sviluppo sono rappresentate al momento soprattutto dal solare e dall’eolico, non solo in termini di nuovi siti produttivi ma anche di revampingdei siti esistenti. Il problema è che per raggiungere il target previsto dalla SEN al 2030 l’eolico deve raddoppiare la potenza installata, mentre il solare fotovoltaico è chiamato ad aumentare la potenza di almeno 3 volte rispetto a quella attuale. Senza un’accelerazione delle politiche (con nuovi sistemi incentivanti, contratti a lungo termine e l’apertura ai prosumer) questi numeri rimarranno impossibili da raggiungere.

Nel settore trasporti occorre recuperare il gap nella dotazione di Metro e Tram, con sistemi efficienti di trasporto pubblico locale e servizi innovativi di sharing economy orientati alla mobilità elettrica. Per il trasporto delle merci occorre invece investire nelle soluzioni a minor impatto ambientale, con la promozione del bio-metano e del gas liquefatto anche per  trasporto pesante e navale.

Il settore industriale dovrà rappresentare il fulcro della domanda di decarbonizzazione, con un equilibrato sviluppo di efficienza nell’uso e nell’approvvigionamento delle fonti rinnovabili.

Nel settore civile gli interventi dovranno coinvolgere in particolare gli edifici esistenti privati e pubblici, dove spingere una significativa riduzione dei consumi termici e promuovere l’autoproduzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili.

In definitiva, la decarbonizzazione proposta dallo studio di Legambiente porta con sé principalmente una diminuzione nel consumo dei combustibili fossili, ipotizzato per il 2030 a circa 49 Mtep/anno.

Il beneficio di minor spesa per il sistema energetico nazionaleè pari a 20,4 Mld€/anno, mentre il costo di minor gettito fiscale è pari a 14,9 Mld€/anno. Il risultato netto equivale ad un risparmio pari a 5,5 Mld€/anno.

L’adozionestessa delle policy individuate nello Studio potrebbe innescare, nel lungo termine, un significativo ciclo di investimenti nel settore energetico (le stime per il 2030 prevedono la possibilità di investimenti fino a 233 miliardi di Euro).

In termini di impatto occupazionale diretto, invece, si parla di oltre 2,7 Milioni di unità lavorative permanenti e temporanee.

Ma per riuscire a cogliere questi vantaggi occorrono scelte coerenti e lungimiranti. Il 2018 può essere un ottimo punto di partenza.

Da un articolo di La Nuova Ecologia (leggi il testo completo qui)
Sintesi a cura della redazione di ecopolis

 

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