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ecomafiaCi sono le solite (tante) ombre, ma anche un po’ di luci nel rapporto Ecomafia 2017 di Legambiente, il dossier sulla criminalità ambientale che il suo estensore, Antonio Pergolizzi,presenterà a Padova il 1 Marzo 2018 (vedi l’evento e tutti gli ospiti qui).

Nel 2016 sono stati quasi 26mila i reati ambientali accertati, 71 al giorno, circa 3 ogni ora. Tantissimi. Si intravedono però dei miglioramenti, un segnale del buon funzionamento della Legge 68 del 2015 che ha introdotto nel nostro codice penale idelitti ambientali, contribuendo a renderci un paese normale, dove chi inquina finalmente paga.

Da allora sono aumentate le persone denunciate, i sequestri e soprattutto gli arresti (da 168 a 225). Più della metà di questi ultimi riguardano il settore dei rifiuti (118), a fronte di quasi 6mila reati, sensibilmente minori (tra 10 e 15) negli altri settori, a parità di illeciti.

Dal rapporto (leggi tutte le storie e i dati qui) emerge che circa il 45% dei reati (in calo rispetto al passato) sono concentrati nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Sicilia, PugIia e Calabria). Vengono poi Lazio, Toscana e Liguria, che insieme rappresentano oltre il 20% del totale degli illeciti. Il Veneto conta circa il 3,3% dei reati nazionali, in linea con l’Emilia-Romagna e un po’ meno che la Lombardia.

Nel 2016 il business dell’ecomafia ha avuto un valore di 13 miliardi di euro, contro i 18 del 2015: la riduzione della spesa pubblica per le opere infrastrutturali e il lento ridimensionamento del mercato illegale probabilmente sono stati funzionali al calo di valore. In ogni caso la corruzione resta al cuore del problema. Sono 76 le inchieste in cui reati ambientali si sono intrecciati con fenomeni di corruzione e hanno portato a 320 arresti e 820 denunce. Succede un po’ dappertutto: 14 le regioni italiane coinvolte, con in testa il Lazio.

Qualche dato, poi, su alcune situazioni specifiche. Sono quasi 100mila gli oggetti recuperati nel settore dell’archeomafia. Nell’agroalimentare 40mila illeciti (soprattutto prodotti ittici) e oltre 1000 le strutture chiuse. Circa il 50% dei sacchetti venduti sono illegali: questo significa 40mila tonnellate di plastica immessa illegalmente nell’ambiente.

Anche se in leggero calo rispetto al 2015 gli immobili fuorilegge nel 2016 sono stati ben 17.000, concentrati prevalentemente sulle coste pugliesi, siciliane e calabresi. Infine Il traffico dei rifiuti ha visto chiudere 346 inchieste, con 48 tonnellate di rifiuti sequestrati e 914 aziende coinvolte. Per dare un’idea dell’estensione globale del fenomeno, sono 37 gli stati esteri coinvolti nei traffici illegali di rifiuti scoperti, di cui circa un terzo sono in Africa.

Molto resta ancora da fare. Innanzitutto bisogna garantire un’efficace implementazione della stessa Legge 68, che ha consentito di sanzionare 574 reati ambientali (più di uno al giorno) e sequestrare beni per circa 15 milioni di euro; investire sulla formazione degli operatori preposti ai controlli e dare gambe forti alle Agenzie Regionali di protezione ambientale.

Per questo, Legambiente chiede che al più presto siano definite le linee guida per l’applicazione uniforme della Legge 68, siano approvati i decreti attuativi per la riforma del sistema delle Agenzie e sia avviato il Piano di Formazione per tutti gli operatori del settore.

Inoltre, è fondamentale approvare norme ancora mancanti come quella per semplificare il procedimento per l’abbattimento delle costruzioni abusive, istituire i delitti contro la flora e la fauna protette, promuovere pene più severe contro le archeomafie e garantire l’accesso gratuito alla giustizia alle associazioni.

Combattere la criminalità ambientale significa dimostrare con fatti concreti che l’Italia intende davvero percorrere un sentiero di un’economia sostenibile e innovativa, fondata sulla legalità, la solidarietà e la salvaguardia del suo ricco patrimonio naturale e culturale.

redazione ecopolis

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