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pendolaria_2017Dal Rapporto Pendolaria 2017 di Legambiente emerge che una grossa mano per abbattere i livelli di inquinamento presenti nella nostra regione (80 mila morti premature all’anno in Italia localizzate prevalentemente nell’area padana secondo l’EEA) potrebbe essere data dall’implementazione del trasporto pubblico, e ferroviario in particolare.

Ma bisognerebbe che la Giunta regionale prevedesse di investire almeno l’1% del bilancio regionale nel trasporto ferroviario locale, che oggi arriva invece ad un misero 0,22%.

Pochi investimenti portano irrimediabilmente alla diminuzione degli utenti, all’aumento dei disservizi, all’inadeguatezza del numero e della frequenza dei treni, ad attese estenuanti in stazioni abbandonate o non presidiate. Contrariamente al dato nazionale che segna un leggero aumento dei pendolari rispetto all’anno precedente, in Veneto invece si perdono quasi 15mila passeggeri al giorno, con una preoccupante contrazione degli abbonati.

Dopo oltre 15 anni si può proprio dire che il trasferimento dei poteri sul servizio ferroviario alle Regioni ha aumentato le differenze nel Paese, con luci ed ombre e situazioni molto diverse in termini di offerta di servizio e attenzione ai pendolari. Da questa situazione non si esce riportando i poteri al Ministero dei Trasporti ma piuttosto chiarendo bene responsabilità e controlli, lavorando sui capitoli di spesa per ridurre gli stanziamenti per strade ed autostrade e potenziare il servizio (ossia più treni in circolazione) e l’offerta di materiale rotabile (dunque i treni nuovi o riqualificati).

In Veneto ci si limita a girare a Trenitalia o agli altri concessionari quanto arriva dallo Stato per il trasporto ferroviario, ogni tanto si verifica il servizio e si infligge qualche penale, nulla di più. “Si eviti di accampare scuse legate ai vincoli di bilancio,perché altre Regioni sono intervenute con investimenti locali ed hanno ottenuto dei risultati positivi, mentre questo territorio continua a perdere passeggeri” avverte Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

I circa 153mila viaggiatori giornalieri della Regione lamentano costantemente disagi dovuti al sovraffollamento dei treni e delle linee, come testimoniano le proteste di una decina di comitati di pendolari nati in questi anni nel territorio veneto.

Anche l’orario 2018 non ha portato più treni nella nostra regione ma una ridistribuzione dell’esistente (soppressione su alcune linee e spostamento dei km su altre tratte). Si continua a tirare una coperta che oltre ad essere davvero troppo corta è in pessimo stato.

Dando uno sguardo locale, particolarmente critiche appaiono le situazioni della Treviso-Portogruaro, in cui si segnalano gravi e costanti ritardi che fanno saltare le coincidenze del Regionale Veloce Udine-Venezia; della Mantova-Monselice che lamenta soppressioni e sovraffollamenti; dell’area polesana e della Rovigo-Verona con treni risalenti agli anni ’70, tempi di percorrenza superiori a quelli di 15 anni fa, mancanza di bigliettazione unica e costi elevatissimi per la qualità di servizio; della Vicenza-Schio, una linea di 30 km a binario unico e non elettrificata, con treni nelle ore di punta notevolmente affollati, oltre a ritardi e soppressioni molto frequenti con conseguenza ancora più gravi per chi da Vicenza necessita di cambiare treno per prendere le coincidenze per Verona, Padova e Venezia; la Bassano del Grappa-Padova, linea a binario singolo fino a Camposampiero e con ben 14 passaggi a livello; la Padova-Treviso, che ha subito nuovamente un taglio delle corse.

Chiudiamo con una nota positiva, evidenziando qualche segnale favorevole, in particolare i miglioramenti sulla Verona Rovigo (però a partire dal 2019), sulla linea Bologna-Venezia, il raddoppio tra Bassano e Castelfranco Veneto e l’introduzione di 3 treni notturni da Venezia per Conegliano, Portogruaro e Verona.

Mauro dal Santo – redazione ecopolis

Per approfondire: qui il focus sulla situazione nel Veneto; qui il rapporto completo di Legambiente Nazionale.

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