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cemento2Edifici esistenti da recuperare al posto della costruzione di nuove palazzine.

È la proposta del Comune di Padova, illustrata dal Vicesindaco Arturo Lorenzoni a fine gennaio e rivolta ai proprietari dei terreni verdi in zona parco Iris, sui quali è attualmente prevista la costruzione di 25.000 metri cubi dal primo stralcio del Piano Forcellini-Canestrini, approvato nel giugno del 2016 dall’Amministrazione Bitonci.

Riteniamo che lo scambio della cubatura con edifici esistenti sia un’ottima soluzione per salvare uno degli ultimi cunei verdi del piano regolatore Piccinato. Proprio per questo invitiamo il Comune a non sottoscrivere la convenzione di attuazione del piano del 2016 che sancisce, al contrario, la possibilità di procedere con l’edificazione.

 

Con una recente delibera della Giunta comunale, il testo della convenzione è stato integrato con la previsione di uno stop di sei mesi alle nuove costruzioni, nell’arco dei quali i proprietari si impegnano a valutare le soluzioni alternative per lo spostamento della cubatura. Ma se tra sei mesi rifiutassero le soluzioni proposte dal Comune, potranno dare il via alla cementificazione del cuneo verde senza che l’Amministrazione possa opporsi.

Perchè firmare un atto che permette di costruire, se l’obbiettivo è spostare la cubatura?La decisione finale sulla salvaguardia del cuneo verde non può essere lasciata a totale discrezionalità dei costruttori. Il Comune porti avanti la trattativa con i proprietari per cercare alternative che soddisfino entrambi, ma rimandi la decisione sulla firma della convenzione o l’avvio di un contenzioso in caso di mancato accordo. In questo modo, se la trattativa dovesse fallire, il Comune se lo vorrà potrà ancora rivedere le previsioni edificatorie, come indicato nelle linee programmatiche di governo del Sindaco Sergio Giordani per i piani le cui convenzioni attuative non siano ancora state sottoscritte. Secondo la legge regionale infatti un Piano non convenzionato può essere rimesso in discussione da una Variante al Piano degli Interventi comunale mentre ciò non accade per un piano con convenzione già sottoscritta ed efficace.

Nelle scorse settimane decine di sigle cittadine hanno lanciato all’Amministrazione comunale un Appello per la Riconversione ecologica della città di Padova, chiedendo con urgenza una Variante al Piano degli Interventi per il contenimento del consumo di suolo.

Per capire la gravità della situazione, basta restare in zona dando uno sguardo alle attuali previsioni urbanistiche. La distanza tra via Canestrini e via Bordignon, situata sotto l’ansa del Roncajette a S. Gregorio, misura in linea d’aria poco più di un chilometro e in questo breve spazio l’attuale piano regolatore prevede ben quattro grandi piani di nuova edilizia residenziale in aree precedentemente destinate a verde pubblico (sono i piani Forcellini-Canestrini ad est del parco Iris, l’accordo A021 ad ovest , il piano Forcellini-Colleoni a nord e ancora più a nord il piano Margherita) per un totale di 100.000 metri cubi, a scapito delle ultime aree libere rimaste in una zona a conclamato rischio di allagamenti. Una nuova pianificazione comunale, oltre a fermare questa distruttiva corsa alla cementificazione, può essere un’occasione per rileggere e ripensare la città in chiave sostenibile.

Sandro Ginestri – vice-presidente Legambiente Padova

 

4 Responses to “Cemento all’Iris: il Comune non si leghi le mani firmando la convenzione”

  1. G. scrive:

    Dai, ancora il giochetto “abbiam le mani legate” ad un passo da saltar fuori di nuovo………..Fantastico! Dopo il neo liberismo proprivatistico in salsa (vagamente) “verde”( e nuovi ospedali, e nuovi campus universitari,…-sempre con i soldi dei contribuenti) vediam se si trova una formuletta anche per far fuori il parco Iris.E proprio da una giunta che aveva richiesto il consenso proprio contro tutte ste cose.

    G.

  2. Luca Luciani scrive:

    … che la città faccia la città e che la campagna faccia la campagna: basta, non se ne può più con la politica urbanistica anni ’80/’90 del Comune di Padova di costante sgambetto, impossibilità, rallentamento e ostruzionismo che hanno finito con il facilitare enormemente l’espansione abitativa dei comuni contermini a Padova -e pure forse la corruzione- (e questa è una grossa responsabilità politica, ambientale e culturale!!! … non ancora bene messa in luce) finendo inoltre così con l’appesantire per certi aspetti/ambiti in modo insostenibile le potenzialità economiche del bilancio del Comune di Padova: che la città si completi nel suo sviluppo, che faccia la città e che la smetta di favorire la costante ‘losangelesizzazione’ attraverso l’espansione edilizia dei comuni contermini. L’attuale ‘cuneo verde’ non è fruibile da nessuno e il comune non avrà mai le risorse per acquisire quei terreni: la perequazione almeno consentirà lo sviluppo/espansione dell’attuale parco e in questo modo, anche realizzando un parco fruibile più grande di quello attuale, la città finalmente avrà fatto la città.

  3. Maurizio Ulliana scrive:

    Ecco a cosa serve il tram sulla ciclopedonale….
    Le nuove edificazioni hanno bisogno di essere servite da mezzi pubblici.
    Per salvare l’area “Iris” da nuova cementificazione bisogna impedire che passi il tram sulla ciclopedonale.
    https://salvaciclopedonale.wordpress.com/

  4. Lorenzo Cabrelle scrive:

    Devo obiettare a Luca Luciani. Cosa vuol dire che la città faccia la città? Se vuol dire continuare ad aggredire gli spazi verdi interni all’area urbanizzata, per attuare una perequazione che non è più necessaria a fronte delle quasi 10.000 unità abitative invendute e dei Piani attuativi già convenzionati e non ancora attuati, siamo completamente fuori strada. Secondo i dati ISPRA 2017, Padova ha un indice di consumo di suolo del 49,2%, il più alto del Veneto ed uno dei maggiori d’Italia. Le aree di perequazione sono computate in questo 49,2% per cui è interesse primario sottrarle ove possibile all’edificazione al fine di poter in parte compensare l’eccessiva impronta ecologica della città. Bene quindi l’iniziativa del vice sindaco Lorenzoni di permutare l’edificabilità dell’area con edifici dismessi di proprietà comunale, ottenendo comunque la cessione delle aree. Lo invitiamo solamente a non firmare la convenzione per non condurre la trattativa da una posizione di debolezza.

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