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siamoarcella_riposo dei guerrieriCome raccontare un quartiere su Facebook? Andiamo a spiegarlo a quelli del centro”. E’ questo l’incipit, giustamente ambizioso, del post di Arcellatown che in questi giorni gira sui social per presentare la mostra che sia apre venerdì 16 febbraio allo spazio 35 di Progetto Giovani al San Gaetano (evento qui).

Quindici giorni di un’esposizione che fa dialogare fotografia, cinema, musica e innovazione per raccontare uno spazio urbano, l’Arcella, quartiere spesso stigmatizzato, sicuramente controverso.

Quelli del centro si troveranno di fronte a punti di vista poco esplorati, messi assieme da un collettivo nato a gennaio 2017 con due post che da subito ne hanno tracciato la poetica, quel voler raccontare attraverso una prospettiva differente ed ironica: “lasciate ogni speranza voi che entrate”, didascalia ad una foto ai piedi del cavalcavia Borgomagno, e in copertina una mongolfiera che vola sopra Sant’Antonino.

In 12 mesi di strada ne hanno fatta tanta, se Progetto Giovani lo segnala come “un esempio locale di buona pratica che si inserisce appieno nell’ambito dei progetti di rigenerazione urbana che utilizzano la creatività”.

La narrazione convenzionale dell’Arcella verte su parole come degrado, deliquenza, disagio, complici – spesso inconsapevoli – i media locali e i loro titoli a 4 colonne e una parte della politica che ha governato questa città. Come dimenticarsi l’ordinanza del Bit di chiusura anticipata dei negozi di prima Arcella che colpiva indiscriminatamente fruttivendoli, mini market e la libreria Limerick? Ordinanza che portò lungo i marciapiedi del rione centinaia e centinaia di residenti e giovani (da tutti i quartieri) indignati, un primo momento collettivo di rivendicazione di un’identità altra (#scusateildegrado).

Da un anno Arcellatown sui social unisce ironia e spirito critico per osservare un territorio che è pulsante ed in costante mutamento e “per cogliere fino in fondo le specificità, le relazioni, la quotidianità del quartiere e di chi ci vive. Lavorando dal basso e coinvolgendo i cittadini stessi, il collettivo ha dato luogo ad una piattaforma inedita, trasversale, inclusiva”.

Con Arcellatown dal 2017 si è come sollevato un coperchio: hanno cercato l’interattività, hanno promosso una rete e la creatività ha contaminato. Il programma culturale della mostra dà infatti spazio ai vari linguaggi espressivi e ai collettivi che hanno collaborato e dialogato con Arcellatown.

La fotografia ci sarà con SìAmoArcella, progetto fotografico nato nella primavera del 2017 dall’idea di Alberto Garavello, Alessandro Tegon, Fabio Boer e Marco Ferrandi. Quattro fotografi con approcci differenti nell’esplorare e svelare un quotidiano nascosto nelle pieghe del quartiere più popoloso e multietnico della città.

Un gruppo che intende la fotografia non solo come strumento di rappresentazione ma anche di incontro. Infatti SìAmo Arcella ha coinvolto il quartiere in camminate fotografiche per mostrarlo e possibilmente comprenderlo. Ha iniziato ad ottobre 2017 portando per la prima volta a Padova (ovviamente all’Arcella!) la WorldWide Photowalk (decima edizione), svolta contemporaneamente in migliaia di città in tutto il mondo!

Consapevoli di proporre una photowalk “difficile”perché le piazze e le vie che incontreremo non saranno quelle classiche di un centro storico ma quelle della periferia, quelle che ogni giorno vediamo e che consideriamo con sufficienza, dimenticandoci che hanno anche loro geometrie e “sentimenti”, hanno invitato i partecipanti ad essere “totalmente audaci!!!

Coinvolgimento riuscito se due giovani fotografe principianti scrivono su FB che “il quartetto di SìAmo Arcella sono sia bravi che alla mano. Forse è questo il segreto per riuscire a fare belle foto in un quartiere come Arcella e per far sì che tanta gente del quartiere, davvero eterogenea, si faccia fotografare così di buon grado”.

Al San Gaetano potremo vedere foto di backstage che raccontano le tre giornate dei photowalk; le foto scattate dai partecipanti; ed infine alcune foto dei 4 fotografi, progetti artistici diversi che ognuno sta sviluppando.

Poi ci sarà la musica con Sotterranei, un collettivo che dal 2014 promuove band, album, concerti, festival e tutti coloro che osano senza sapere di osare. Ed infine il Cinema con Appunti per un film sulla città di domani, realizzato all’interno del progetto Premio Città Futura e Enjoy the Light, cortometraggio vincitore del premio Next Station Movie+.

L’Arcella sta diventando tanto orgogliosa di se stessa che poche settimane fa è nato il portale Arcella Ground, che mette assieme negozi, esercenti, associazioni, tutti impegnati, in modi alquanto consueti, a proporre spettacoli, concerti, mostre, vernice. L’emblema di tutto ciò? Il Ruvido Barber, la barberia che in vetrina ha batteria e strumenti elettrici e ogni mese trasforma il marciapiedi di viale Arcella in un palco per concerti rock. All’Arcella, se no dove?

Andrea Nicolello Rossi, redazione di ecopolis (e residente dell’Arcella)

Ps: e quanti altri quartieri possono annoverare una Caccia al tesoro con Alice nell’Arcella delle meraviglie?

2 Responses to “Arcellatown. La percezione di un quartiere nell’epoca di Facebook”

  1. L’articolo più interessante, completo e scritto bene fino ad ora pubblicato su di noi.
    Grazie.

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