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raccolta rifiutiAnche nel 2017 Legambiente ha presentato Beach litter: un accurato studio sulla presenza di rifiuti sulle spiagge italiane. L’indagine, giunta alla sua quarta edizione, è stata realizzata nell’ambito della campagna Spiagge e Fondali puliti – Clean- up the Med 2017.

L’obiettivo è indagare quantità e tipologia di rifiuti presenti sulle nostre spiagge: i dati emersi non sono certo confortanti ed evidenziano una situazione critica per molti arenili.

Su 62 spiagge monitorate, sono stati trovati una media di 670 rifiuti ogni 100 metri. La plastica è ancora una volta il materiale più presente (84% degli oggetti rinvenuti), seguita da vetro/ceramica (4,4%), metallo (4%), carta e cartoni (3%). 

Tra gli oggetti raccolti più frequentemente ci sono: reti per la coltivazione dei mitili, tappi e coperchi, frammenti di oggetti in plastica, mozziconi di sigaretta, bottiglie e contenitori di plastica, cotton fioc, stoviglie usa e getta, polistirolo e sacchetti di plastica. Da considerare che i rifiuti rinvenuti sono solo una piccola parte di quelli dispersi, perché il 70% affonda e si diffonde ovunque nei nostri mari, spesso entrando in contatto con la fauna, intrappolando e ferendo numerose specie animali che vivono nell’ecosistema marino.

Il problema maggiore è che con il passare del tempo i rifiuti non scompaiono, ma si frammentano in pezzi sempre più piccoli: in questo modo le microplastiche entrano nella catena alimentare e la contaminano esponendo a gravi pericoli per la salute l’uomo, gli animali ed i pesci che le ingeriscono.

Ma Beach Litter non si esaurisce con la raccolta dei rifiuti: nel 2017 l’indagine è diventata un vero e proprio studio sulla riciclabilità, presentato a Ecomondo, realizzato grazie alla collaborazione tra Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo, Legambiente ed ENEA.

Ma come possiamo far fronte a questa drammatica proliferazione di materiali inquinanti?

Anche sulla base dei risultati dello studio, è necessario in primo luogo correggere le errate abitudini di consumatori e imprese educando le persone ad una maggiore attenzione nella gestione quotidiana dei rifiuti. Basta oggetti gettati nel wc o materiali abbandonati lungo fiumi e arenili. Allo stesso tempo è indispensabile sviluppare un piano di raccolta e riciclo dei materiali, coinvolgendo privati e aziende specializzate.

Il 64% dei rifiuti spiaggiati è stato concepito per essere usa e getta e l’84% degli oggetti rinvenuti è fatto di plastica. Ecco perché sono passi fondamentali quelli che, attraverso la collaborazione tra istituti di ricerca, associazioni e imprese e la legislazione europea e nazionale puntano alla progressiva riduzione dell’inquinamento ambientale da plastica, alla riduzione dei rifiuti e al massimo riciclo. Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per lo sviluppo sostenibile, ha dichiarato: “Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci. Dobbiamo impedire che la plastica continui a raggiungere le nostre acque, il nostro cibo e anche il nostro organismo. L’unica soluzione a lungo termine è ridurre i rifiuti di plastica riciclando e riutilizzando di più.”

Quindi, ricordando che i materiali plastici rimangono nell’ambiente per decenni, è importante non dimenticare le parole chiave per affrontare la questione: prevenzione, sensibilizzazione e innovazione dei processi.

Andrea Cappellari e Annalisa Scarpa – redazione ecopolis 

2 Responses to “Le spiagge italiane invocano aiuto: 670 rifiuti ogni 100 metri”

  1. emilio montana ha detto:

    Buongiorno.
    DENUNCIO che responsabili in primis dell’inquinamento ambientale con medio piccoli frammenti di alluminio – carta – plastica -vetro ecc. sono le attivita’ di sfalcio dell’erba su strade,dirupi,aiuole,prati ecc. Ignoranza,indolenza, incompetenza degli ENTI/DITTE preposte, che non prevedono la preliminare raccolta dei rifiuti abbandonati/ gettati per poi,successivamente fare lo sfalcio .Così da lasciare sul suolo solo erba tagliata .

    • emilio montana ha detto:

      La CAUSA PREVALENTE dell’inquinamento ambientale da Microparticelle e’ nella IRRESPONSABILITA’ degli ENTI ( Pubblici e Privati) coinvolti nello sfalcio dell’erba in aiuole,prati,argini,fossati,giardini,autostrade,ecc. !!!!!!! . NON PREVEDENDO la PREVENTIVA RACCOLTA dei Rifiuti Solidi gettati/ abbandonati da PERSONE CRIMINALI E STUPIDE , fa si che la risulta dello sfalcio sia una SCIA DEVASTANTE e INFINITA di piccole particelle di Alluminio.Plastica,Vetro,Carta ecc.

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