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Caserma_Piave_PadovaIn merito alla proposta di classificare l’area dell’ex Caserma Piave come “zona di degrado” da sottoporre a Piano di recupero, la Sezione Padovana di Italia Nostra rivolge all’Amministrazione alcune osservazioni.

Come altri analoghi insediamenti monastici e conventuali padovani (Santa Giustina, San Benedetto Vecchio e Novello, San Giovanni di Verdara, Santi Filippo e Giacomo degli Eremitani, San Prosdocimo, Santa Maria del Carmine ecc.) anche l’ex complesso domenicano di Sant’Agostino, poi diventato Caserma Piave, era caratterizzato dalla presenza di ampi broli che si estendevano fino alle mura, garantendo una cintura verde lungo tutto il perimetro urbano.

Gli interventi edilizi realizzati dopo la trasformazione (leggi qui) in caserma hanno intaccato solo in parte questo contesto, che conserva a tutt’oggi vaste zone inedificate, inframezzate per lo più da edifici di forme semplici e di altezza modesta che non prevaricano l’intorno.

Le trasformazioni legate alla nuova destinazione universitaria di quest’area urbana, molto delicata anche per la sua vicinanza al Castello Carrarese e alle mura cinquecentesche e per l’affaccio sulla riviera Paleocapa, in un tratto tra i meglio conservati e più pittoreschi, dovrebbero a nostro avviso proporsi come migliorative, escludendo aumenti di cubatura e di superficie edificata.

Pertanto la proposta di Variante urbanistica che prevede di classificare l’area come “zona di degrado” da sottoporre a “piano di recupero”, con conseguente assegnazione di 5 mc/mq, è a nostro parere in contrasto con la primaria esigenza di restituire una più corretta lettura della storia di questo lembo di città mediante la salvaguardia degli spazi aperti (memoria degli antichi broli conventuali)  conservando, oltre alle strutture dell’originario convento, anche gli edifici, semplici ma di dignitoso aspetto, che delimitano l’area a sud e a ovest.

Crediamo che compito dell’Amministrazione comunale sia quello di consentire un uso dell’area e degli immobili coerente con la tutela del sito storico prima ancora che con “le necessità di utilizzo da parte dell’Università di Padova”, la quale, a nostro avviso, dovrà calibrare i numeri e i modi del suo insediamento in base all’attuale disponibilità di spazi e cubature, evitando lo sfruttamento intensivo di una porzione preziosa della città medievale che esige viceversa il massimo rispetto.

 Renzo Fontana – Italia Nostra – Sezione di Padova

 

Il testo delle osservazioni è disponibile anche sul sito di Italia Nostra – Sezione di Padova a questa pagina (clicca qui)

One Response to “Ex caserma Piave: all’Università un invito alla salvaguardia”

  1. Luca Luciani scrive:

    Quindi l’Università e il Comune si sarebbero battuti per ottenere la disponibilità degli spazi dell’ex caserma Piave semplicemente per insediarsi nello stato di fatto delle costruzioni esistenti? Sarebbe questo il modo di corrispondere alle esigenze di spazi innovativi e funzionali di tipo universitario?

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