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OratorioSMargheritaLungo via San Francesco, poco prima della chiesa omonima, sul lato opposto della strada rispetto al Museo della Storia della Medicina o MUSME, si staglia elegante nella sua sobrietà la candida facciata dell’oratorio di Santa Margherita, primo esempio di neoclassicismo nella Padova del XVIII secolo.

Tuttavia,  dopo averne ammirato l’esterno, è proprio un peccato non entrare. Qui, dinnanzi agli occhi del visitatore, si rivela un interno ricco, armonioso ed equilibrato nei suoi elementi architettonici, pittorici e scultorei, modellato su schemi compositivi del tardo barocco veneziano. L’attuale aspetto dell’oratorio è il frutto di una ristrutturazione settecentesca voluta dalla nobile famiglia dei Gradenigo, detentori dell’edificio sacro sino alla caduta della Repubblica Veneta.

Le origini di questo suggestivo oratorio sono molto antiche. Il 9 giugno 1198 il vescovo di Padova Gerardo concesse al priore del monastero di San Cipriano di Murano la prima pietra di una chiesa da costruire in onore della vergine e martire Santa Margherita di Antiochia su un terreno precedentemente occupato da orti e vigneti, di proprietà del monastero stesso. La chiesetta inizialmente nacque come domus ospitaliera o dépendance di un importante ente religioso che peraltro possedeva molti beni nel Padovano, a Codevigo e a Vigonza, per esempio.

Santa Margherita rivestì anche un ruolo significativo nella storia di Padova. Tra XII e XIII secolo la città conobbe un intenso sviluppo demografico e urbanistico che permise la creazione dei burgi, nuovi nuclei abitati ai confini della ristretto centro altomedioevale. In queste aree, in risposta alle esigenze dei fedeli, sorsero le cappelle cittadine –parrocchie in formazione – dove si celebravano funzioni religiose e si amministravano i sacramenti (ad eccezione del battesimo). Di fatto le cappelle ebbero un importante funzione civica poiché costituirono centri di aggregazione e di organizzazione della collettività.

Anche Santa Margherita fu coinvolta in questo processo. Le celebrazioni liturgiche erano frequentate dagli abitanti dell’area circostante, circa 150 persone secondo le testimonianze dell’epoca. Erano artigiani, commercianti e professionisti, anche di recente immigrazione. Questa comunità numerosa e vivace diede vita a  due confraternite o fraglie, una femminile, l’altra maschile, dedicate rispettivamente a Santa Margherita e a San Cipriano.

Santa Margherita divenne un punto di riferimento importante a tal punto da dare il nome a una piccola porzione della città, citata nei documenti appunto come “contrada di Santa Margherita”. Tuttavia non divenne mai una cappella. Prevalse la volontà di non intaccare le prerogative dell’antica parrocchia di San Lorenzo. Tuttavia nei secoli tornò a essere ancora realtà significativa per la vita religiosa cittadina, oltre a diventare un piccolo e squisito scrigno di opere d’arte. Anche oggi è possibile ammirarlo nella sua bellezza grazie ai volontari di Salvalarte.

Silvia Rampazzo – redazione ecopolis

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