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Villa Mocenigo AbanoMolto si è discusso e manifestato, in provincia di Padova riguardo al paventato centro commerciale di Due Carrare, antistante il bellissimo Castello del Catajo, ma ci sarebbero analoghe situazioni edilizie sul territorio che abbisognerebbero di altrettanta attenzione.

Una, fra le molte, è l’edificazione della struttura commerciale che si prevede ad Abano Terme in prossimità della Villa Mocenigo-Mainardi.

Dobbiamo forse attenderci la medesima sospensione dell’iter da parte della Soprintendenza, come avvenuto a Due Carrare? Temiamo francamente di no.

La Giunta aponense, malgrado non abbia concesso l’autorizzazione a un ulteriore progetto edilizio-commerciale per la Piazza Mercato, ha voluto mantenere inalterato l’iter di costruzione del nuovo Centro Aliper prospiciente il complesso settecentesco. 

Paradossalmente, i lavori in corso per la struttura commerciale mostrarono una decisa accelerazione quando, prima delle elezioni, l’intervento del Commissario prefettizio autorizzò, discutibilmente a nostro parere, la modifica della convenzione urbanistica che consente alla ditta lottizzante di ottenere il permesso a costruire opere di urbanizzazione accessorie anche in assenza della necessaria autorizzazione commerciale. Che bizzarro Paese è il nostro.

Tantomeno è parsa servire la negata autorizzazione da parte della Conferenza dei Servizi che, nel settembre 2017, aveva recepito i rilievi mossi dalla Soprintendenza, assieme alle valutazioni critiche inerenti gli impatti di sostenibilità e viabilità.

Così, come nulla fosse, la ditta lottizzante ha potuto proseguire imperterrita nella realizzazione delle opere accessorie pur senza avere certezze sulla costruzione della struttura principale vera e propria. Curioso, vero?

È altrettanto sconcertante che il Comune abbia permesso ciò avviandosi, così, verso una dannosa trasformazione futura del proprio territorio. Ma chi glielo fa fare?

Al momento l’urbanizzazione accessoria ha fornito alla città solamente il completamento di un campo da calcio sintetico e ad una promessa di stenditura di una pista ciclabile a corredo della viabilità dell’area. Non molto, ma forse sufficiente a giungere all’autorizzazione commerciale, prima o poi logicamente inevitabile.

Abbiamo anche voluto ascoltare con molta curiosità la registrazione audio del Consiglio Comunale del 29 novembre. In quella seduta è stata discussa la specifica mozione presentata a riguardo dal gruppo consiliare “35ZERO31”. Al di là della comprensibile non perfetta competenza con cui è stata redatta, con essa si esprimeva una domanda forte: quella di una più cauta valutazione della documentazione in possesso dell’amministrazione.

Eppure quanto accaduto con la precedente avrebbe dovuto rappresentare un monito. La vicenda penale che ha coinvolto Luca Claudio e parte dei dirigenti sarebbe dovuta essere sufficiente ad indurre l’attuale Giunta Barbierato a sottoporre ad un più profondo esame l’intero iter amministrativo, al fine di valutare se vi possano essere i presupposti concreti per porvi i dovuti limiti, o un fermo, a tale opera in cantiere.

Dispiace, a nostro giudizio, che il sindaco abbia preferito liquidare, anche con una velatura di inappropriato sarcasmo, la totalità di quanto richiesto da una parte del fronte di minoranza, compresa l’aggiuntiva richiesta di un emendamento, in ripiego alla mozione, atto a trovare un auspicabile punto di convergenza nel merito per l’interesse di tutti.  

Ma il nuovo centro commerciale è purtroppo frutto di decisioni passate alle quali, si dice, non è possibile porre rimedio in alcun modo. Una rinuncia e rifiuto a priori, inderogabili e senza appello, che purtroppo temiamo verrà ancora una volta scontata dagli incolpevoli cittadini.

 

Flavio Boscatto – Legambiente Selvazzano

3 Responses to “Ancora centri commerciali nella zona termale: quale futuro per Abano?”

  1. G. scrive:

    E’ cosa triste questo ennesimo Aliper di un gruppo che (anche a PD, e ovunque) ha costruito cose analoghe (l’ultimo davanti all’Archivio di Stato di PD).E passa per un gruppo che fa il benefattore-per cui immagino la sensibilità, cosi’ alta da non pensare di fermarsi finalmente innanzi almeno a questa specifica cosa. Evidentemente il mercato locale deve esser molto ricco (pur essendoci,anche attorno alla zona, supermercati ovunque e nel raggio di un Km, e in ogni direzione)-e credo che se non si convincono i CONSUMATORI (reali e potenziali)a farsi sentire contro la cosa….non si fermerà.
    G.

  2. Cosetta Bernini scrive:

    Purtroppo penso che le Soprintendenze debbano “naturalmente” avere un ruolo centrale in tema di tutela dell’intorno paesaggistico di emergenze storico-architettoniche, molto diffuse sul territorio nazionale.

    In particolare per il territorio padovano, uno sforzo fu fatto tramite la pianificazione territoriale di area vasta (P.T.C.P. e P.A.T.I.) – e quindi nei P.A.T. – individuando una serie di “Contesti figurativi” di Ville Venete e Complessi monumentali”.

    Il punto è che per alcuni di questi beni questo ambito di tutela “indiretta” appare insufficiente; per esempio:

    - il Contesto figurativo coincide semplicemente con l’ “Area di pertinenza” del bene, cioè le aree strettamente legate ad esso (di solito un giardino o corte rurale entro confini ben definiti fisicamente), anche se esso non si trova all’interno di un centro storico o comunque già sostanzialmente urbanizzato all’intorno.

    E’ il caso ad es. di Villa Mocenigo-Mainardi, ad Abano Terme (vedere nel P.A.T. adottato), per la quale al di fuori del muro di cinta non fu individuato un Contesto figurativo di relazione visiva con l’intorno, probabilmente perché lì il P.R.G. prevedeva future urbanizzazioni (ora oggetto di dibattito sulla previsione di un nuovo Aliper).

    - Il Contesto figurativo viene individuato, ma limitatamente ad alcune parti dell’intorno del bene.

    E’ il caso del Castello del Catajo, il cui Contesto figurativo è piuttosto ampio, ma “sbilanciato” dalla parte ad ovest del canale Battaglia, mentre non esiste ad est di quest’ultimo, in zona agricola (ora oggetto di dibattito sul nuovo centro commerciale Deda).

    – Per alcune Ville venete non fu individuato il Contesto figurativo, poiché trovasi in zona agricola:

    Più in generale, in questi ed altri casi sembra che il concetto di “paesaggio” come un tutto, non sia stato pienamente applicato (basti vedere le stesse Ville del Palladio, sito UNESCO, che progressivamente hanno visto ridursi irrimediabilmente le proprie relazioni visive col paesaggio rurale storico).

    Un timore ulteriore, forse collegabile a quanto sopra, è lo stato di abbandono in cui versano diversi beni (Ville venete in particolare), inducendo una minore attenzione e la mancanza di una strategia complessiva di recupero e valorizzazione, che ancora rimane a livello di mere intenzioni (all’interno di un P.T.R.C. non approvato a distanza di anni!, né di un Piano Paesaggistico d’ambito – Colli Euganei e Berici, nemmeno adottato).

    A tutt’oggi quindi non ci resta che sollecitare le Soprintendenze, caso per caso, a meno che, in fase di redazione dei P.A.T./P.I., i Comuni in prima persona non propongano ulteriori forme di tutela, inviduando/ampliando i Contesti figurativi.

    Saluti Cosetta Bernini

    • Flavio Boscatto scrive:

      Interessante intervento. Oltre all’indispensabile vigilanza delle Soprintendenze sarebbe quanto mai auspicabile un’attenzione adeguata, fattiva e convinta, delle amministrazioni cittadine per quanto riguarda le progettualità dei vari Piani e i vincoli da porre riferiti ai contesti paesaggisti come ha benissimo spiegato. Grazie

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