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bici_Padova_ciclabili_invaseAuto parcheggiate sulle ciclabili; rotatorie insicure per bici e pedoni; mancato rispetto dei limiti di velocità; svolte a destra senza guardare; ciclabili che finisce all’improvviso … il repertorio sarebbe ancora più lungo. Sono alcune delle cose che accadono quotidianamente in città dove chi guida l’auto ritiene di essere il padrone della strada.

Per migliorare la ciclabilità Legambiente ha una visione strategica, innovativa, che si articola in due idee forti ed una serie di interventi, necessari, urgenti e propedeutici per trasformare Padova in città amica della bici.

Perché occorre uscire da un empasse, o peggio, da un tunnel, dimostrato dai dati: primo, da 10 anni il numero dei ciclisti a Padova cresce di pochissimi decimali. Secondo, gli incidenti fra auto e bici diminuiscono, di poco, ma aumentano il numero dei feriti. Quando c’è uno scontro, il ciclista si fa sempre male; cosa che non succedeva fino a 8-10 anni fa. La causa? L’aumentata velocità delle auto, complice i sistemi di sicurezza passiva nei veicoli che aumentano la percezione di incolumità e la distrazione causata dai cellulari.

Tutto ciò nonostante nel quinquennio 2009/2014 siano state realizzate opere infrastrutturali importanti, dopo le prime piste ciclabili pionieristiche degli anni ’90. Ma il risultato è che Padova rimane una città in cui gli spostamenti in auto sono la stragrande maggioranza, il 65%, molto lontano dalla ripartizione del 1/3 per ciascuno dei principali vettori: automobile; bicicletta; mezzo collettivo. L’effetto sono la congestione e l’elevato livello di inquinamento (PM10 ed ozono).

Quali gli interventi che chiediamo? Il primo, innovativo e spiazzante, è la BiciPolitana.

Il modello è la città di Pesaro, il cui esempio ora viene seguito anche da Bolzano: significa adottare un sistema di segnaletica stradale orizzontale e verticale molto impattante, evidente ed omogeneo.

L’ispirazione è il modello comunicativo delle metropolitane dove, grazie all’attribuzione di colori differenti per ciascuna linea, anche chi non conosce la città non si perde. Così deve succedere anche in superficie: individuati percorsi lunghi e continuativi (a Pesaro ne hanno 14), a ciascuno viene attribuito un numero ed un colore. Il percorso sarà disseminato di segnaletica orizzontale che ripropone il colore della linea, e di quella verticale che comunica distanze, tempi, svincoli, incroci con altre “linee”.

In questo modo chi va in bici diventa consapevole di essere un utente della strada a tutti gli effetti, portatore di diritti, meritevole di sicurezza in uno spazio pubblico che gli viene restituito. Chi guida le quattro ruote comprende che non è lui il solo utilizzatore dello spazio stradale.

Ma la BiciPolitana, nello specifico padovano, richiede alcuni interventi urgenti e propedeutici.

Primo, la ricucitura dei tratti monchi per consentire la continuità di percorsi lunghi, soprattutto lungo le radiali di ingresso in città. Alcuni esempi: corso Milano, naturale prosecuzione di via Vicenza; via Pontevigodarzere; via Beato Pellegrino; via Maroncelli; via Buonarroti …. Secondo, la messa in sicurezza di alcuni punti particolarmente pericolosi tra cui spiccano le rotatorie, sicuramente quelle progettate o realizzate nel periodo di Bitonci. Terzo, la protezione tramite segnaletica orizzontale riflettente (come gli occhi di gatto o chiodi spartitraffico catarinfrangenti) o, se serve, tramite archetti, di gran parte dei percorsi in circonvallazione e di alcune vie ad alto percorrenza veicolare (anche pesante) come via Goito. Strade in cui oggi sono solo segnate timidamente a terra delle corsie. Spesso invase da auto parcheggiate.

Il secondo grande intervento strategico che chiediamo è la moderazione del traffico. Nei quartieri e rioni non servono le ciclabili, devono essere create le zone 30 km/h. Non basta un cartello, ma servono tutti quegli interventi che qualsiasi manuale di progettazione stradale consiglia: ad esempio gli assi stradali disassati, attraversamenti pedonali a penisola o con isola, piastre rialzate, chicane … tutti accorgimenti che consentono la coabitazione in sicurezza di utenti deboli (bambini, anziani, persone con ridotta capacità motoria), o in generale i pedoni, e le auto costrette, volenti o nolenti, a percorre queste strade a velocità molto ridotte.

Così nei rioni, a partire dalla ZTL potrà essere applicata la ciclabilità diffusa; strade a senso unico per le auto che diventano percorribili nei due sensi dalle bici. Parigi è l’esempio migliore cui ispirarsi (non nei boulevard, ma nelle vie strette ai piedi di Montmartre o al Marais). Il codice della strada italiano lo consente, purchè la larghezza della strada sia pari ad almeno 4,25 m.

I ciclisti oggi già scelgono i percorsi più brevi e diretti, come l’acqua in piena. Non servono divieti, serve regolamentare un comportamento diffuso e metterlo in sicurezza.

L’ultima richiesta corredata, che sta trovando parziale risposta dall’amministrazione, è una cospicua dotazione di rastrelliere ad aggancio alto sparse nei rioni. Tante più saranno presenti davanti a luoghi pubblici, parchi, poli di negozi, tanto più verrà favorita la socialità e la vivibilità a partire dalla periferie.

Andrea Nicolello-Rossi, Legambiente Padova

ps: non trovate fra le richieste il bike sharing; perchè sappiamo che a giorni uscirà il bando per quello innovativo, a rilascio libero (free floating) per scelta e volontà del ViceSindaco Arturo Lorenzoni. Bene, ottima scelta!

3 Responses to “BiciPolitana e zone 30: ecco la vera rivoluzione per le bici. La chiediamo alla nuova amministrazione”

  1. Luca Luciani ha detto:

    “In questo modo chi va in bici diventa consapevole di essere un utente della strada a tutti gli effetti, portatore di diritti …”: di obblighi ovviamente neanche l’ombra … per esempio in bicicletta si può raggiungere anche una notevole velocità e quando la pista ciclabile è, per necessità, sullo stesso sedime del marciapiede per i pedoni sono guai veri.

  2. Luca Luciani ha detto:

    “I ciclisti oggi già scelgono i percorsi più brevi e diretti, come l’acqua in piena. Non servono divieti, serve regolamentare un comportamento diffuso e metterlo in sicurezza.”: traduzione: i ciclisti, in quanto ciclisti, possono fare quello che vogliono.

    • Giorgio Scarpa ha detto:

      La proposta mi sembra innovativa ed efficace perché, proprio come da tradizione socialista (vero Luciani), mira a far crescere il popolo accompagnandolo verso diritti che si basano su comportamenti che convengono a tutti (egualitari). Ben se ne accorsero i due Sindaci socialisti di Parigi (Delanoe ed Hidalgo) che vollero “regolamentare il flusso” delle bici in città. Se stanno bene i deboli, ne traggono beneficio tutti.

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