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porta_bici_padova_inclusioneSilenziosa ma travolgente: è forza della bicicletta, che ha permesso la riuscita di PortaBici, il progetto di Legambiente pensato per combattere il senso di impotenza di molti di fronte a una società che cambia rapidamente, stimolando cooperazione e solidarietà tra persone in situazione di marginalità e la comunità.

Tutto ha avuto inizio da alcune vecchie bici inutilizzate, che i proprietari hanno recuperato da polverosi garages e messo a disposizione di chi poteva averne bisogno. Sono state riparate anche in occasione dei corsi di ciclo-meccanica, cui hanno partecipato richiedenti asilo, (guarda qui il video sui corsi) e sono state poi distribuite a persone in difficoltà economica grazie all’intermediazione di associazioni e cooperative sociali del territorio. Così da vecchi rottami sono nate nuove relazioni e inaspettate opportunità, come quella di far conoscere e di raccontare storie diverse da quelle che generano paura e chiusura e che attirano più facilmente l’attenzione dei media.

Ad esempio, il corso di ciclofficina realizzato con PortaBici ha suscitato tra i partecipanti, ospiti dello SPRAR, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati  gestito dalla cooperativa Città So.La.Re, un vero e proprio interesse alla ciclo-meccanica. Tra questi c’è Ousman, un ragazzo senegalese di 19 anni, cui è stata riconosciuta la protezione internazionale. Ousman ha dimostrato subito un grande interesse e ha sviluppato un’ottima capacità manuale, a tal punto che la Cooperativa ha deciso di affiancarlo a Matteo, un socio dell’Accademia Ciclosofica che ripara bici usate nei locali di Qui Padova, in via del Commissario.  Matteo e Ousman formano ormai una vera e propria coppia di professionisti. Ousman è sempre più curioso e interessato. Siamo davvero contenti che abbia potuto esprimere questa sua passione che lo aiuterà sicuramente ad integrarsi più facilmente.

Anche la storia di Bruno è molto particolare. “Quando uno esce dal carcere è spoglio di tutto“, ci racconta, “e la cosa più importante è recuperare prima possibile una sistemazione, una posizione sociale, una nuova identità“. E in questo una bicicletta può aiutare moltissimo. La possibilità di spostarsi rapidamente su due ruote permette di risolvere piccoli problemi quotidiani, di imparare a conoscere il territorio e di ricostruire contatti sociali. Ecco perché, attraverso il progetto PortaBici,  sono state donate alcune bici all’associazione Granello di Senape, impegnata nel supporto degli ex detenuti: saranno utilizzate per gli spostamenti di servizio oppure date in affido a persone come Bruno o in prestito a chi, venendo da un’altra città, desidera far visita ad un proprio familiare detenuto.

La bicicletta, oltre a essere un semplice ed ecologico mezzo di trasporto, può diventare un importante e talvolta utilissimo veicolo di solidarietà e inclusione.

Il progetto Portabici, è stato realizzato da Legambiente Padova con sostegno dai fondi 8×1000 della Tavola Valdese, la collaborazione di ReFuture, La Mente Comune, Città SoLaRe, Populus, Il Sestante, Accademia Ciclosofica, il coinvolgimento dei Beati Costruttori di Pace, Parrocchia di S. Camillo, Percorso Vita, Scout Neruda, la Mimosa, il Granello di Senape e – fuori provincia – il supporto dei circoli di Legambiente di Vicenza, Rovigo e Veneto Orientale.

Se sarà possibile, proseguiremo le attività anche nel corso del 2018 grazie al sostegno dell’Assessorato al Sociale del Comune di Padova. Chi fosse interessato a donare biciclette o a partecipare a future iniziative  può restare aggiornato consultando la pagina.

Elena Talarico e Sandro Ginestri, Legambiente – progetto PortaBici

Daria Fallido – Cooperativa Città So.La.Re.

sintesi a cura di Silvia Ramapazzo

 

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