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PM10_smogPadanaSi vedono spesso immagini raffiguranti la pianura padana osservata dallo spazio e velata da una perdurante “nebbia fuori stagione”. Cosa davvero respiriamo quotidianamente? 

La pianura padana, con le sue particolari condizioni meteoclimatiche, l’orografia del territorio, la scarsità di venti “ripulenti”, favorisce l’accumulo e la stagnazione di pericolosi inquinanti nell’aria e, in particolare, delle famigerate polveri sottili.

I frequenti superamenti dei valori limite di polveri sottili sul territorio nazionale sono già stati oggetto di due procedure d’infrazione, da parte della Commissione Europea, per non corretta applicazione della Direttiva 2008/50/CE

Per quanto concerne il Veneto, la procedura d’infrazione riguarda gli “agglomerati, ovvero tutte le provincie, la bassa pianura e i Colli.

Per porre rimedio ad una tale situazione d’inadempimento,  in data 19 dicembre 2013, è stato sottoscritto tra le quattro regioni interessate e le amministrazioni statali, un accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano (vedi qui maggiori dettagli)

In provincia di Padova è stato avviato un Tavolo Tecnico Zonale (TTZ) con il compito di coordinare interventi finalizzati a ridurre e contenere i superamenti delle soglie di allarme e dei valori limite delle sostanze inquinanti. L’obiettivo è di adottare un concreto pacchetto di azioni strutturali per la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Il TTZ provinciale è composto dal Presidente della Provincia, dal Sindaco del Comune capoluogo e dall’insieme dei Sindaci dei Comuni superiori ai 15000 abitanti.

L’Accordo di programma, recepito dalla Regione Veneto con DGRV n. 836 del 6 giugno 2017, è stato  successivamente adottato dal TTZ in data 28 settembre 2017.

Il meccanismo di attivazione delle misure di contenimento dell’accumulo degli inquinanti prevede un sistema di allarme a tre livelli del tipo ‘a semaforo’. I rilievi delle emissioni sono a cura di ARPAV (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) e il valore limite di PM10, oltre il quale scatta l’allarme, è pari a 50 microgr/mc.

Tali misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico sono in vigore dal 6 novembre 2017 e si protrarranno fino al 13 aprile 2018

Purtroppo, sembra che non tutti i Comuni che compongono il TTZ abbiano adottato la disposizione emanata dallo stesso il 28 settembre. Consultando il sito della Provincia si evince che, tra i pochi comuni che non hanno formalmente adottato la disposizione, risulta ancora non ottemperante proprio il Comune di Selvazzano Dentro della cui amministrazione cittadina è tenutario il Presidente della Provincia di Padova in carica (vedi qui per maggiori informazioni)

Ci troviamo forse di fronte all’abituale malcostume italico dell’ “armiamoci e partite”? Davvero difficile per noi comprendere e dare un senso logico a quanto così banalmente rilevato.

Noi crediamo che Selvazzano meriti un’attenzione davvero particolare per quanto riguarda l’emissione di polveri sottili nel proprio territorio. La principale arteria viaria, che collega Padova con i colli, presenta una concentrazione di traffico ormai talmente insostenibile da necessitare un monitoraggio puntuale e costante.

Curioso che la Provincia, in quanto Ente, si doti di appropriati strumenti e protocolli d’intervento, concordati e coordinati tra i componenti di un tavolo di lavoro, salvo disattenderli proprio quando è primo responsabile e garante di quanto recepisce e dispone. Ma siamo certi che questo sia solo una momentanea, fortuita, disattenzione.

Flavio Boscatto, Legambiente Selvazzano

One Response to “Emergenza PM10: la provincia coordina e dispone, ma Selvazzano non aderisce”

  1. Michela Basso scrive:

    Quindi se hai la giacca da Presidente della Provincia fai il figo e decidi i divieti. Poi indossi quella da Sindaco e dici “non servono, non li adottiamo”. Chiamale se vuoi CONTRADDIZIONI FURBETTE di Enoch Soranzo

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