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S_Cateina internoLa chiesa di Santa Caterina sorge nella controansa dell’antico alveo del Brenta [via Cesare Battisti 245] dove sono stati identificati i tracciati di quattro strade di età romana, gravitanti attorno al porto fluviale e in accordo con le grandi vie di collegamento del territorio veneto.

I reperti archeologici rinvenuti in quest’area sono riferibili ad insediamenti urbani pluristratificati dall’età del Ferro ai giorni nostri (…): testimonianze dell’importanza dell’area che (…) nel basso Medioevo vedrà la nascita di un nuovo nucleo urbano, la “cittadella antoniana”, dove sorgerà la basilica di S. Antonio, in luogo della primitiva chiesetta di Santa Maria Mater domini (…).

Sull’origine (…) della chiesa di Santa Caterina possediamo solo qualche traccia.

Il primo scritto pervenutoci risale al 1239 e riguarda un oratoriumdedicato alla Santa, mentre in seguito la cappella dedicata alla vergine alessandrina compare in due documenti, uno del 1267 e l’altro del 1282. Nel 1308 la chiesa figura tra le parrocchie nelle quali risulta suddivisa la città. Da queste scarse notizie desumiamo che dovesse trattarsi di un edificio semplice e privo di un sacerdote stabile, almeno finché non si giunse all’istituzione della parrocchia. Nel tessuto urbano medievale queste cappelle (…)servivano come punto di riferimento per la popolazione del “vicinato”, cioè per gli abitanti delle vie vicine, e rimasero a lungo parrocchie incompiute perché non potevano somministrare il battesimo, funzione fino agli inizi del XVI secolo riservata alla cattedrale.

Una netta cesura nella storia della chiesa fu la decisione, del 14 giugno 1610, di sopprimere la parrocchia e assegnare l’edificio e i terreni adiacenti alle monache Illuminate Agostiniane, dette anche “Convertite” (…). Ciò portò al progetto di un monastero per dare asilo a donne con trascorsi travagliati (…), scelta che suscitò contrarietà nella comunità parrocchiale obbligata a dividersi per aggregarsi alle vicine chiese di S. Sofia e S. Lorenzo. Solo dopo un quindicennio di discussioni le autorità politiche confermarono l’erezione del monastero a condizione che fosse riattivata la parrocchia. Ma i problemi non finirono qui: le sorti erano sempre in bilico a causa di difficoltà economiche (…).

Poi il decreto napoleonico del 25 aprile 1810, che soppresse tutte le corporazioni religiose, spense questa comunità ma non lo spirito che l’aveva animata: nel 1837 gli edifici vennero acquisiti da mons. Jacopo de Foretti che ne fece la sede del Pio Conservatorio di S. Caterina, con il fine di accogliere ragazze moralmente in pericolo per l’estrema povertà in cui vivevano (…).

La chiesa è anche conosciuta per la sua relazione con l’Università. (…) Un legame che risale al XIII secolo anche se la documentazione parte soltanto dal 1377, quando la corporazione degli studenti stabilì (…) la tradizione di una processione il giorno della festa liturgica della santa, il 25 novembre (…).

La chiesa inizia quindi ad esercitare subito qualche forma di attrazione religiosa sul mondo studentesco, sia perché molti degli studenti erano clerici, sia perché nelle vie adiacenti erano situate le sedi delle scuole prima dell’accentramento al Bo della fine del XV secolo. (…) Durante l’età barocca assistiamo ad un ragguardevole aumento della presenza universitaria, (…) come dimostra l’inserimento del panegirico latino che dal 1638 si aggiunse alla processione (…).

Per tutto il Seicento l’Università si prende cura direttamente della chiesa, costruendo pure l’altare maggiore. Provvede inoltre alla sepoltura degli scolari deceduti lontano dalla propria patria (…). La tomba comune che vediamo ancora oggi fu voluta, nel 1652, dalla corporazione studentesca,in continuità con anteriori presenze di sepolture e monumenti di scolari stranieri defunti durante il loro soggiorno di studio (…). E’ così che santa Caterina da quel lontano XIII secolo, passa da semplice chiesa del vicinato a piccolo pantheon dell’Università. 

Qui furono sepolti anche il celebre violinista Giuseppe Tartini e il medico Luigi Calza, colui che eleva l’ostetricia a disciplina medica e fondatore del Museo ostetrico padovano.

Katiuska Cemin, Associazione culturale Enetikè

per informazioni sulle visite guidate si può contattare l’associazione Enetikè: enetike@gmail.com che ha preparato un scheda dettagliata di descrizione della chiesa che potete scaricare qui

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