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dossier immigrazioneUn’emergenza immigrazione esiste, ed è il modo in cui se ne parla: un’immagine xenofoba e ingannevole da smentire recuperando il contesto globale del fenomeno, analizzando e presentando i dati con oggettività e impegnandosi a cambiare la narrazione corrente.

Questo è lo scopo del Dossier Statistico Immigrazione: realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in partenariato con il Centro Studi Confronti, con il sostegno della Chiesa valdese e la collaborazione dell’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali.

In tutta Europa come in Italia l’immigrazione è rappresentata sempre in termini allarmanti. Dalle metafore idrauliche – “flussi”, “pressione migratoria”, “ondate”, “marea” […], fino all’abbinamento ossessivamente ripetuto, a diventare quasi necessario, immigrazione-sicurezza” (p.74).

Eppure, quest’invasione percepita è smentita dai dati: nel 2016 sono arrivate in Italia via mare 181.436 persone, pari allo 0,3% della popolazione e, anche a livello europeo, gli stranieri sono circa il 7%, difficile definirla un’invasione.

Gli spostamenti, poi, tendono a compensarsi: il Dossier stima che nel 2016 siano espatriati dal Paese almeno 285.000 italiani. Per Ugo Melchionda, coordinatore dell’equipe di redazione del Dossier, questi numeri sono il sintomo di un problema strutturale che non riguarda solo l’accoglienza ma più in generale la valorizzazione delle competenze in Italia: gli stranieri che arrivano hanno titoli di studio paragonabili a quelli degli italiani che se ne vanno, ma sono sovra istruiti rispetto alle mansioni che accettano di svolgere. E anche loro, spesso, alla fine se ne vanno (un approfondimento del sociologo Stefano Allievi è disponibile qui).

Altri miti da sfatare sono le immagini dell’immigrato terrorista, criminale, eterno assistito e usurpatore del welfare. In Italia non c’è alcun ingresso massiccio di mussulmani (potenzialmente terroristi o no): più della metà degli stranieri residenti è cristiano. Le denunce verso stranieri non sono cresciute più di quelle verso italiani, e se gli stranieri in carcere sono più degli italiani, sono spesso in custodia cautelare, hanno minore accesso alle misure alternative e scontano meno crimini violenti.

Infine, non sono certo tutti parassiti: il 16,8% delle nuove imprese italiane è gestito da immigrati, un’incredibile risorsa di cooperazione allo sviluppo; l’8,8% (nel 2015) del PIL italiano è prodotto da immigrati; ben 5,6 miliardi di euro sono inviati dagli occupati stranieri in Italia alle loro famiglie. A chi utilizza facili slogan si potrebbe rispondere che sono loro stessi che si aiutano a casa loro, con i propri risparmi. Oltre ad aiutare noi, con un beneficio finanziario ai conti pubblici stimato di oltre 2 miliardi di euro.

L’immaginario negativo connesso allo straniero, ricorda il Prof. Giuseppe Mosconi durante la presentazione padovana, è la conseguenza di un’etichetta, un tentativo di metabolizzare e ridimensionare l’altro, che altera la realtà: impossibile costruire relazioni sociali equilibrate basate una percezione così distorta eparziale.

Le cause delle migrazioni agiscono a livello globale, sono le stesse in entrata e in uscita, e sono queste che in futuro potrebbero determinare vere situazioni di emergenza: accresciuta distanza tra zone ricche e zone povere del pianeta, guerre, carestie, alterazioni climatiche, disastri ambientali, desertificazione, crisi idrica e alimentare.

Oggi il fenomeno migratorio non è drammatico è solo un riequilibrio dei processi demografici e l’allarmismo altro non è che un tentativo più o meno consapevole di spostare l’attenzione dai veri limiti: “l’inesistente o quasi organizzazione della ricezione da parte delle istituzioni statali e la mancanza di politiche mirate a costruire le premesse di una società accogliente e coesa”(p.75).

“Far prevalere l’oggettività sulle percezioni, ascoltare e valorizzare le “voci di confine”, presentare fedelmente un contesto in evoluzione per avvicinare le decisioni pubbliche e il sentire comune al mondo reale, nella costruzione di una convivenza fruttuosa”: questo l’impegno dell’IDOS per una narrazione diversa di tutto ciò che riguarda le migrazioni.

Annalisa Scarpa – redazione di ecopolis

 

One Response to “Emergenza immigrazione: una percezione distorta smentita dai dati”

  1. lina meneghetti scrive:

    Mi dispiace ma non siete convincenti e lo dico senza acrimonia.
    Il successo elettorale della Destra deriva anche dalla vostra incapacità a descrivere il fenomeno.
    Chi è favorevole all’immigrazione, senza se e senza ma, non considera mai quanto sia importante e discriminante il retaggio culturale di chi arriva.
    Eppure dovrebbe risultare anche a un cieco che a livello popolare non v’è la stessa simpatia nei riguardi di un sudamericano di cultura cristiana rispetto a quella verso un magrebino musulmano.
    Non sarebbe ora di piantarla con l’idea rousseauniana del “buon selvaggio” ? Affermare che “non sono tutti eguali” NON è razzismo, ma una constatazione. Patetico è invece pensare, che chi arriva sia identico ai giovani laureati italiani che se ne vanno e quindi tutto si riduca ad una partita di giro.

    Se Legambiente vuole diventare un partito e occuparsi di migrazioni, libera di farlo. Lo dichiari pubblicamente e si candidi alle elezioni.
    Troppo comodo nascondersi dietro una vestigia ambientalista, sempre pronta in altre occasioni a lamentare che a Padova il livello dei consumi è pari a 7 volte lo spazio realmente disponibile…. e poi a piangere per il crescente rifiuto ad accogliere nuove persone.

    PS Se gli stranieri hanno titoli di studio elevati, nessun problema. Togliamo l’obbligo di cittadinanza italiana per i concorsi pubblici e poi vediamo come reagiscono : gli insegnanti, i militari, i medici, gli Ordini Professionali….. Fateci sapere !

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