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OspedaleDal confronto istituzionale per decidere dove realizzare il nuovo ospedale di Padova è emerso che l’accordo si può concludere su due poli ospedalieri, uno a Padova est per l’alta specializzazione, la ricerca e la didattica, e l’altro, ospedale territoriale, nell’area di via Giustiniani.

La prospettiva è però condizionata dal braccio di ferro tra Comune e Regione sulle aree di Padova est.

Il governatore Luca Zaia ha infatti detto che la Regione è disposta a realizzare i due poli ospedalieri solo nel caso di cessione gratuita da parte del Comune, altrimenti si farà un unico ospedale a Padova est, ricorrendo a una permuta o all’esproprio.

Un braccio di ferro vagamente ricattatorio per un importo assai modesto rispetto al valore complessivo dell’intero intervento. La richiesta del Comune di far pagare le aree alla Regione è stata forse maldestra, ma le ragioni del sindaco sono di buon senso laddove pongono come problema irrisolto “il buco nero” che ci sarà nelle aree dismesse dal trasferimento dell’ospedale. Preoccupazione condivisibile che va raccolta, spostando il confronto tra le parti dall’aspetto contabile a quello urbanistico di ben diverso spessore.

Proprio l’aspetto urbanistico è stato trascurato nel dibattito istituzionale. La realizzazione di un ospedale cittadino, e tanto più il suo trasferimento da una parte all’altra del territorio, non si risolve con la semplice individuazione dell’area necessaria. L’ospedale è un corpo vivo all’interno della città. Genera con questa tutta una serie di relazioni di carattere economico e sociale che vanno valutate quando si interviene in modo così radicale.

Sarebbe stato corretto fin dall’inizio considerare la variante urbanistica, con un tavolo tecnico che vedesse, accanto ai rappresentanti dell’azienda ospedaliera e dell’università,urbanisti, architetti, paesaggisti, esperti di mobilità, economisti, manager territoriali, sociologi, in grado di valutare, per le varie soluzioni non solo gli aspetti ospedalieri, didattici e della ricerca, ma anche gli effetti sulla vita sociale ed economica della città e sul suo sviluppo armonico, con le eventuali soluzioni ed i relativi costi.

Anche un concorso internazionale sulla base di precisi quesiti circa i temi sopra esposti, sarebbe stato adeguato per un quadro di valutazione ben più esauriente di quello fornito dalla commissione istituita da Zaia. Sarebbe inoltre utile dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulle proposte, garantendo quel diritto alla partecipazione che invece è mancato.

L’ultimo incontro fra le parti interessate lascia irrisolti molti punti.

Sia nel caso dei due poli, che nel caso dell’unico intervento a Padova est, come si ricucirà il territorio strappato? Il Parco delle mura e delle acque, da sviluppare all’interno del complesso di via Giustiniani, non è sufficiente a dare una risposta, in quanto risolve aspetti ambientali e culturali di una parte dell’area e lascia scoperti quelli socio-economici.

Ed il Sant’Antonio, ospedale perfettamente funzionante e di recente ampliato, merita forse di essere alienato con un’innegabile perdita economica -a fronte degli investimenti fatti- e di servizi? E che ne sarà delle aree dell’ex ospedale ai Colli e dello IOV che verranno dismesse?

Su questi punti l’accordo tra Comune, Regione e Provincia dovrebbe concretizzarsi e la richiesta del pagamento delle aree di Padova est potrebbe venir meno in cambio di un impegno comune a dare soluzione razionale e sostenibile alla trasformazione.

I poli ospedalieri da spostare o da confermare avrebbero il ruolo di motore propulsivo del territorio circostante ricucendo gli aspetti urbani, sociali ed economici delle aree dismesse.  

Un elemento da valutare è il consumo di suolo a Padova est, che si eviterebbe collocando l’ospedale dell’eccellenza e delle acuzie in area Giustiniani (in prossimità delle strutture universitarie) e destinando il Sant’Antonio o l’ex ospedale ai Colli ad ospedale territoriale. Un’ipotesi suggestiva finora non avanzata ma che potrebbe anche essere presa in considerazione se si guarda al bene della città, superando le prove di forza dell’una e dell’altra parte.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

2 Responses to “Nuovo ospedale, braccio di ferro tra Regione e Comune. Spunti per un accordo”

  1. Francesca scrive:

    Penso che invece di consumare suolo a Padova est sarebbe meglio piantare tanti alberi fare un parco per aiutare l’aria a purificare dai veleni
    Francesca Compagnone

  2. daniela scrive:

    credo che la proposta fatta nelle ultime righe sia la più sensata. io ritengo che comunque il problema più serio, qualunque fosse l’ area destinata al nuovo ospedale, sia cosa fare della attuale sede in via giustinian. E’ un complesso enorme, sono statii spesi svariati milioni di euro per ristrutturare e mettere a norma…come si puo riconvertire un’area così strutturata? resterebbe una vuota cattedrale..e non nel deserto..ma in centro città…

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