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arcella-padova-piano guida GregottiIl convegno di sabato 18 novembre, promosso dai comitati per Piazza San Carlo, nasce con un auspicio preciso: che si metta la parola fine a vent’anni di tentativi di prevaricazione del soggetto privato su quello pubblico; serve marcare la data di una svolta da parte dell’Amministrazione comunale contribuendo all’arresto del degrado di un’area altrimenti molto bella e vivibile.

Il quartiere Arcella – San Carlo – Pontevigodarzere ha assunto nel tempo una connotazione negativa, complici alcuni articoli di stampa che instillano l’equazione Arcella = criminalità e spaccio come se le altre zone di Padova ne fossero immuni.

In realtà l’Arcella paga lo scotto di alcuni vizi storici di tipo urbanistico ed edificatorio mentre sono presenti i servizi essenziali e i collegamenti con il centro città migliorati con l’introduzione del metrobus.

Per una riqualificazione del quartiere sembrano indispensabili: lo stop al consumo di suolo e a nuovi centri commerciali; il potenziamento del verde pubblico; un centro di riferimento che riesca a dare un volto e identità a questa “città nella città”.

Fin dal 1987 (vent’anni!!) si è individuata l’imperdibile opportunità di realizzare una grande piazza – verde nelle aree ex Sangati e adiacenti, complessivamente (allora) per 2/3 di proprietà pubblica e per 1/3 di proprietà privata, visto che il piano urbanistico “Piccinato” prevedeva la destinazione di quell’area a “servizi e verde pubblico”.

Venne invece varato dall’Amministrazione comunale di allora un Piano Guida che prevedeva oltre 150.000 m3 (contro i circa 50.000 m3 edificabili da un privato nella sola area Sangati). Il progetto, affidato all’archistar Gregotti, era oggetto di un “accordo di programma” con la società Valli ed era centrato su 4 torri residenziali e commerciali e una buona colata di asfalto per parcheggi.

Contro questo patto scellerato pubblico – privato si mosse la popolazione dell’Arcella, dando vita a una costellazione di iniziative di protesta dal basso basate su solide basi culturali e partecipative.

Nacque il Comitato contro le Torri che raccolse migliaia di firme e riuscì a bloccare 2/3 della volumetria. Il privato potè realizzare solo l’attuale torre con i due grandi parcheggi esterni (che dovevano in realtà essere spazi alberati con posti macchina e non il contrario).

Successivamente la Valli acquistò alcune porzioni di aree non di proprietà comunale (parte del parco Morassuti) e nel 2005 presentò un nuovo progetto che, pur riducendo le torri dalle previste quattro a due, distruggeva l’idea della Piazza–parco e servizi, proponendo una versione con altri 30.000 m3, che avrebbe interessato l’area a est di via Aspetti, e un’altra di 70.000 m3 che avrebbe occupato anche parte dell’area a ovest, offrendo in cambio alcune “elemosine” per il Comune.

La Giunta comunale scelse la prima soluzione ma il Comitato spontaneo San Carlo reagì e in pochi giorni riuscì a raccogliere migliaia di firme per un no a ulteriori edificazioni.

La Giunta indisse allora un referendum (il 18 giugno del 2006) che superò di gran lunga il quorum del 20% degli aventi diritto (oltre 25%) e vide l’affermazione di un secco no a ulteriori cementificazioni con oltre il 75% dei voti.

Il compianto assessore Mariani recepì la volontà dei cittadini, ma la Valli, che giudicava inammissibile il referendum, ricorse al TAR, il quale (nel 2009) le diede ragione. Coerentemente con l’espressione popolare, il Comune ricorse al Consiglio di Stato, il quale confermò le decisioni del TAR, ma, per la particolare situazione normativa allora vigente, la Valli non potè avviare il cantiere.

Da allora vari comitati non hanno mai smesso di sostenere la necessità di dare un centro e un volto al quartiere nord, stimolando, tra l’altro, giovani studenti universitari a dare libero campo all’immaginazione su come potrebbe configurarsi una piazza verde attrezzata al centro del quartiere, pur con la presenza dei condizionamenti creati da via Tiziano Aspetti e dal metrobus, che tuttavia non possono essere assunti a pretesto di  scelte minimaliste o rabberciate.

Lorenzo Fellin, comitato San Carlo

scarica qui il programmadel convegno di sabato 18 novembre 2017

One Response to “Una piazza verde all’Arcella. Dopo 20 anni, che sia la volta buona?”

  1. Francesca ha detto:

    Sono molto felice che si sia capito che gli alberi ci fanno respirare! Nonostante lo scriteriato progetto di degradare lArcella con un traffico insopportabile. Parlo di via Guicciardini

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