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acqueIn Italia abbiamo una storia di fiumi guerrieri, che oggi però agonizzano a causa delle tante infrastrutture che li costringono. E queste piccole cause, in un ecosistema iper-connesso come quello naturale, hanno grandi effetti, come le sempre più frequenti inondazioni e l’aumento dell’erosione costiera (ne abbiamo parlato qui e qui).

Elisa Cozzarini, collaboratrice de “La nuova ecologia”, ci racconta il suo bel progetto Acque guerriere, in cui descriverà le nostre bellezze naturalistiche  e chi cerca di devastarle.

Per fermare lo scempio di questa ricchezza naturale potete firmare qui il Manifesto per la tutela della Piave dei circoli di Legambiente e di altre realtà che operano lungo il fiume.

In montagna, dopo la costruzione delle grandi dighe nella metà del Novecento, è in corso oggi l’ultimo assalto per sfruttare i torrenti in alta quota, approfittando degli incentivi per le fonti rinnovabili. I numeri mostrano però che è una grande truffa ai contribuenti che danneggia l”ambiente: il dossier del Comitato Acqua Bene Comune del Bellunese evidenzia infatti che il piccolo contributo di questi impianti non risolve certo l’esigenza di riconversione del nostro sistema energetico.

Il contributo complessivo degli oltre duemila impianti di potenza inferiore a 1 MegaWatt  è infatti di 0,19 di milione di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) su un consumo totale di energia elettrica nazionale che, secondo il Gestore dei Servizi Energetici, nel 2014 è stato di 26,80 Mtep, di cui 3,94 da fonte idraulica. Si capisce quindi che l’apporto di energia verde dato dall’idroelettrico dipende soprattutto dai grandi impianti e non da queste nuove mini-centrali che, con il falso motivo della sostenibilità ambientale, portano via gli ultimi tratti naturali e selvaggi delle nostre montagne.

“Al 30 novembre 2015, gli incentivi all’idroelettrico sono circa 1.200 milioni di euro l’anno, per vent’anni, una cifra che ricade interamente, come oneri si sistema, sulle nostre bollette”, spiega Lucia Ruffato, che da anni si occupa di difesa dei fiumi ed è ora portavoce del Free rivers Italia.

Una delle ultime bandiere nere assegnata da Legambiente per le pratiche distruttive nelle Alpi è andata a Rassa in Piemonte: il Comune della Valsesia vuole realizzare una mini-centrale idroelettrica lungo il Sorba, uno dei pochi torrenti alpini ancora naturali. Ma sarebbero moltissime le bandiere nere da assegnare per lo stesso motivo, dalle Alpi agli Appennini, a partire dal bacino montano della Piave, da dove è partita, cinque anni fa, la mia ricerca sui problemi ambientali dei nostri corsi d’acqua.

Il sistema della Piave è infatti tra i più artificializzati d’Europa: la parte montana è già interessata da 12 serbatoi artificiali, 2 laghi naturali ampliati, 200 km di condotte e gallerie, 80 prese che afferiscono a 17 grandi centrali Enel e ad altri 87 impianti.

Dal 2008 in provincia di Belluno si sono moltiplicate le domande per realizzare 200 nuove centraline, di cui 50 sono già state autorizzate e 150 sono in istruttoria. Uno di questi progetti è sul torrente Grisol, che scorre tra Zoldo e Longarone, una concessione che il Tribunale Superiore delle Acque pubbliche, lo scorso autunno, ha giudicato illegittima per l’elevata qualità ambientale del luogo.

La ditta ha però presentato ricorso: non basta una sentenza per salvare questo fiume meraviglioso da una mini-centrale che nelle vallate alpine ha l’impatto di una grande opera. E mettendo insieme i tanti “piccoli” progetti sulle Alpi e gli Appennini, si vede come la battaglia non sia per un singolo torrente, ma per la tutela degli angoli liberi e naturali che ci rimangono.

Da qui ho avuto l’idea di Acque guerriere, un libro-inchiesta per raccontare l’assalto agli ultimi torrenti di montagna integri delle Alpi, facendo immergere il lettore nella storia e nelle storie delle vallate, nelle loro leggende e ricchezze naturali. Un progetto che è partito quest’autunno grazie al successo del crowdfunding, con il sostegno di tante realtà e singoli: dalla Commissione Ambiente a Club alpino italiano sia nazionale che del Friuli-Venezia Giulia e dell’Emilia-Romagna, dai circoli di Legambiente del Vittoriese e della Valle D’Aosta ai tanti comitati e persone soprattutto delle nostre regioni alpine.

Mettendomi in viaggio per questo reportage narrativo ho trovato ospitalità nei tanti posti attraversati: insieme alla campagna Basta incentivi, che si occupa dello stesso tema, mi fa sentire parte di un progetto più ampio e condiviso.

Elisa Cozzarini – autrice di Acqua Guerriera

a cura di Luca Cirese – redazione ecopolis

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