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lamincana-10Il ragionamento del Sindaco è questo: abbiamo ereditato dall’Amministrazione precedente una situazione che ci vincola, per cui, dato che il centro commerciale prima o poi si farà, è meglio governarne l’iter imponendo alla società interventi di mitigazione ambientale e altri benefit a favore dei cittadini e dei commercianti.

Se la seconda parte del ragionamento può essere condivisibile, certamente non lo è la premessa: non è vero che la situazione ereditata dalla Giunta precedente obblighi il Sindaco ad accettare le odierne richieste della Deda.

La Deda ha firmato con il Comune un Accordo di Programma del 2010, che prevede tra l’altro l’aumento dell’altezza da 9 a 12 mt e lo stralcio degli impianti sportivi a favore di altri parcheggi (che si traduce in ulteriore superficie commerciale).

Il Comune ha recepito tale accordo nel vigente Piano degli Interventi, mantenendo però i rimanenti vincoli tra cui quello relativo alla tipologia edilizia, che deve essere ad edifici isolati o in blocchi articolati (anche se connessi) in modo da diminuire l’impatto visivo dell’entità volumetrica complessiva”e “in armonia con quelle della realtà locale del territorio”. Risulta evidente che un blocco unico di 433.000 mc, come prevede l’attuale proposta Deda, risulta incompatibile con la norma e non può essere quindi realizzato. Per questo Deda ne chiede lo stralcio.

Va detto inoltre che, mentre il Comune ha ottemperato agli obblighi previsti a suo carico dall’Accordo di Programma citato, così non ha fatto la Deda che, non solo non ha realizzato le opere previste a suo carico, ma non ha nemmeno prodotto la polizza fidejussoria chiesta dal Comune per l’importo corrispondente a tali opere, quantificato in 2,8 milioni di euro.

A fronte di tali inadempienze il Comune avrebbe titolo di recedere dall’Accordo del 2010 e rimettere tutto in discussione. Invece si dimostra accomodante e sembra disposto, non solo ad ammorbidire gli oneri finanziari a carico della Deda, ma addirittura a eliminare l’unico vincolo che in questo momento costituisce un baluardo contro la realizzazione di ecomostri e cioè la tipologia edilizia.

C’è della schizofrenia politica in tutto ciò. In realtà pare di capire che, nonostante le dichiarazioni di principio, la grande struttura di vendita sia vista come un’opportunità per il territorio. Si continua cioè in quel perverso atteggiamento che ha contraddistinto la politica urbanistica del Veneto nel dopoguerra, dove il territorio è stato sacrificato per favorire lo sviluppo economico, come dimostra la diffusa dispersione di capannoni nelle campagne.

Ci sono invece altre modalità per favorire lo sviluppo nel rispetto dell’ambiente. Esistono protocolli internazionali (ultimo quello di Parigi) che impongono limiti all’urbanizzazione come fattore inquinante. La stessa legislazione nazionale e regionale sul contenimento del consumo di suolo, anche se timidamente, va nella stessa direzione. Il regolamento di attuazione della L.R. 50/2012 sul commercio prevede, inoltre, che l’insediamento di grandi strutture di vendita nei centri urbani avvenga preferibilmente attraverso la riqualificazione di aree dismesse o degradate (e nelle vicinanze dell’area in questione ne esiste una).

Una valida alternativa può essere anche l’aggregazione di Due Carrare al costituendo Parco Agro Paesaggistico Metropolitano (per capire il progetto Parco e l’impatto positivo su Due Carrare guarda il video), che prevede, oltre alla produzione a Km zero dei prodotti alimentari per una comunità di 400.000 abitanti, anche attività ludiche, ricreative e turistiche. Ed è proprio il turismo termale, con le esistenti bellezze storiche e paesaggistiche e l’agricoltura di qualità, il punto di forza che può creare sviluppo sostenibile e occupazione per i giovani di Due Carrare.

Il Governatore Luca Zaia, da parte sua, potrebbe imitare il Trentino che ha messo al bando per incompatibilità ambientale le grandi strutture di vendita. Sarebbe finalmente un segno fattivo del suo dichiarato impegno di tutela del territorio regionale.

Lorenzo Cabrelle, Legambiente Padova

One Response to “Due Carrare: il centro commerciale, la bellezza e la schizofrenia politica”

  1. Luca Luciani scrive:

    1) se il catajo non esistesse e qualcuno oggi lo volesse costruire, scommetto che voi provereste ad impedirlo;
    2) “Ci sono invece altre modalità per favorire lo sviluppo nel rispetto dell’ambiente.”: quali??? Diventiamo tutti contadini? Voi no però, perché voi siete gli illuminati assoluti che nella vita hanno fatto tutt’altro. (vedi video)
    3) una struttura architettonica “anche avveniristica, ma di una banalità totale” (vedi/ascolta video): perché é così banale? Non è il progetto di un grande ed importante studio internazionale di architettura?

    … prima di scrivere utopisticamente di lavoro, bisogna almeno una volta nella vita avere provato di persona a creare occasioni di lavoro continuativo ed essere riusciti a darlo realmente: l’enorme difficoltà di questa cosa va prima personalmente toccata con mano (specie in Italia).

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