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Pellet_aielComincia l’autunno, inizia la stagionedel PM10. Per fermare l’inquinamento fuorilegge della nostra città bisogna ripartire dagli stili di vita sostenibili.

L’Accordo padano, realtà in Veneto da giugno scorso (deliberato dalla Giunta il 6 giugno 2017), si muove in questa direzione: ne abbiamo parlato con l’Associazione Italiana Energie agroforestali (AIEL) che da tempo si pone la questione di un uso responsabile della bio-masse.

L’accordo di programma nel bacino padano è stato elaborato dal Ministero dell’Ambiente e dalle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto per ridurre nei limiti di legge la presenza di PM10 e di azoto nell’aria.

Vari i divieti che entreranno in vigore tra un anno nei comuni con più di 30mila abitanti: insieme al veto alla circolazione di auto ad alto impatto ambientale e a misure per un’agricoltura a basso impatto ambientale, ci sono anche specifici divieti a tema biomasse.

Dal 20 dicembre prossimo non sarà più possibile installare caldaie a biomassa di classe inferiore alle “3 stelle” e utilizzare quelli a “2 stelle”: un divieto che dal 1° gennaio 2020 passerà alla classe superiore. Altro aspetto importante dell’accordo, l’obbligo di certificazione di classe A1 per il pellet utilizzato nei generatori di calore di potenza inferiore ai 35kW.

Sono scelte politiche accolte con favore da AIEL: “È un’accordo importante perché affronta il problema in maniera qualitativa”, dichiara ad ecopolis Marino Berton, direttore generale dell’associazione, “premiando con l’assegnazione di stelle crescenti gli apparecchi efficienti e a basse emissioni: una pratica già portata avanti dalla nostra associazione con la certificazione Aria Pulita”.

“E anche sul pellet si va nella direzione giusta”, conclude Berton, “perché si predilige l’elevata qualità certificata del biocombustibile legnoso, riuscendo così a contenere le emissioni e tutelare la salubrità dell’aria”.

L’AIEL insiste da tempo sulla necessaria riduzione delle emissioni prodotte dalle biomasse; nel 2016 ha stilatoun decalogo in 10 punti che, se applicati, dimezzerebbero le emissioni di PM10 causate dai generatori di calore.

Nel decalogo si richiede innanzitutto di limitare l’utilizzo, come già si fa con le auto, dei generatori di classe peggiore: è quello che prevede l’articolo 290 della decreto legislativo del 2006, di cui l’associazione chiede anche urgente pubblicazione, perché contiene i requisiti di certificazione per gli incentivi dei generatori domestici.

Un decreto, prosegue l’AIEL, che andrà in ogni caso riformato, aggiornando i limiti delle emissioni e aggiungendo i riferimenti alle norme della norma internazionale del 2014 sui biocobustibili solidi.

Sarà necessario, poi, per favorire le industrie che investono in ricerca e sviluppo per produrre generatori con elevate prestazioni, avere migliori test di omologazione dei prodotti, promuovendo a livello europeo le norme relative agli impianti domestici, su cui andranno anche aumentati i controlli.

Infine, bisognerà abbassare al 10% l’IVA sul pellet certificato e promuovere significative campagne di comunicazione su tutto il territorio nazionale, sia sul tema degli incentivi per sostituire i generatori obsoleti sia per aumentare consapevolezza dei cittadini sul corretto uso delle biomasse.

Una transizione che non solo conviene – come mostra il caso dell’Hotel sudtirolese raccontato da Agriforenergy del febbraio 2016 – ma che diviene anche sempre più urgente.

Sono della settimana scorsa i dati del Report sulla qualità dell’aria – realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione Enea e Ferrovie dello Stato Italiane – secondo cui l’Italia ha il triste primato di maggior numero di morti da inquinamento ogni milione di abitanti. Una delle cause principali è, insieme al traffico, il riscaldamento, in particolare quello ottenuto da impianti vecchi e non efficienti. Insomma, «le polveri sottili siamo noi»: sta dunque a ognuno muoversi nella giusta direzione, per abbattere le proprie emissioni inquinanti.

Luca Cirese – redazione di ecopolis

One Response to “PM10 e Accordo Padano: è tempo di scelte individuali responsabili”

  1. Eugenio Mario scrive:

    Bene queste iniziative, ma mi chiedo come mai i media fingono di ignorare un fatto molto importante: Il parco circolante di veicoli diesel è formato nella maggior parte di veicoli che sono EURO 0. Sappiamo in molti che i meccanici invece di sostituire i filtri antiparticolato delle vetture, gli “svuotano” e forano con il trapano una o più sezioni interne, a questo segue l’azzeramento della centralina per evitare che essa indichi che il filtro non funziona. In questo modo i veicoli che dovrebbero essere EURO 5, 4, 3 o 2 in realtà sono Euro 0. Questo viene fatto in modo sistematico sulle vetture diesel che percorrono più chilometri (quindi quelle che inquinano di più), viene prospettato ai proprietari dei veicoli un risparmio consistente, invece dei 1500 euro per la sostituzione periodica del filtro antiparticolato i meccanici chiedono circa 300 euro. Non indico nomi e cognomi, in quanto è un “operazione” generalizzata, sicuramente non sfuggita anche da parte di un qualsiasi giornalista che possieda un’auto diesel. Le revisioni? Non sono un problema, ci sono facili “trucchi”. Ci sarebbe una facile soluzione, un controllo stradale dei Vigili Urbani a campione direttamente sugli scarichi delle vetture fermate, tramite un economico opacimentro, Se l’auto circolante dovesse superare i parametri verrebbe inviata alla revisione presso la Motorizzazione Civile. fa più comodo fingere di non sapere? Non importa se il PM10 uccide migliaia di persone in Italia ogni anno ( oer inquinamento oltre 80.000 datil 2015), molto più degli incidenti stradali (3.283 nel 2016), più della media annuale della guerra in Siria, è qualcun altro che nuore, basta fingere con se stessi di non esserne responsabili. Chi potrebbe scrivere e non lo fa è corresponsabile.

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