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sobon_padovaSociale, biologico, buono, sano. C’è tanto – di passato presente e futuro – in Sobon. Aprire un’impresa in anni ancora segnati dalla crisi e in un Nord-Est senza identità è già una notizia, ma farlo nei modi scelti da Sobon diventa una storia da raccontare.

Padova festeggia una nuova nascita: un’impresa sociale fondata nel 2016 che ha avviato un Forno biologico in Via Prima Strada, 11, nel cuore della Zona Industriale, alcuni mesi fa.

Sobon è una storia di storie, una storia di incontri e di idee incubate con pazienza nel tempo, un impasto fortunato tra il mestiere antico del fornaio e le giovani energie di chi ne ha raccolto l’eredità. I protagonisti sono Maurizio, fornaio di Pozzonovo, mani e braccia sapienti: dopo 40 anni di attività, colpito dalla crisi di un intero settore, ha trovato in Sobon un’opportunità di rilancio; poi c’è Stefano, 30 anni, pasticciere di talento, che ha deciso di abbandonare un lavoro sicuro per imparare e innovare le tecniche della produzione di panificati.

C’è anche Gloria, biologa trentenne, con un dottorato di ricerca in tasca, che ha lasciato le aule universitarie per diventare imprenditrice del cibo; giorno dopo giorno, ha curato la crescita del lievito madre. Vive la dimensione sociale con Roberto, il nuovo collega arrivato a Sobon grazie al primo percorso di inserimento lavorativo: oggi si occupa del confezionamento e del packaging dei prodotti; infine ci sono Mariangela e Lucio, una coppia di biotecnologi nutrizionisti, ex ricercatori in oncologia presso l’Università di Padova, con una missione in testa: prendersi cura della salute e del benessere delle persone attraverso una nutrizione sana e gustosa.

Tra i soci fondatori ci sono altri 7 under 35 impegnati in alcune imprese sociali (tra cui Riesco e L’Iride) appartenenti alla rete del CCS (Consorzio Cooperativa Sociali) di Selvazzano.  Sobon, anche se giovane, ha una grande ambizione: coniugare l’eccellenza del prodotto con obiettivi di inclusione sociale.

La qualità dei prodotti di Sobon deriva da alcune scelte di fondo, quella di optare per le farine macinate a pietra, ad esempio, cioè mediante una tecnica molitoria che garantisce la presenza di tutte le parti del chicco all’interno della farina integrale. In sintesi, il prodotto finale, la farina, è uguale al chicco iniziale. Contiene anche il germe di grano, una parte piccola ma molto nutritiva che spesso non troviamo nelle farine integrali. Molti mulini industriali, infatti, rimuovono il germe perché è una parte “viva e instabile” che rischia di irrancidire, data l’alta temperatura cui è sottoposta la farina durante il processo di lavorazione.

Un’altra scelta determinante è stata quella di usare il lievito madre che arricchisce il pane di batteri lattici utili alla flora intestinale, abbassa l’indice glicemico, e consente la degradazione dei fitati, sostanze naturalmente presenti nelle farine integrali che possono impedire il completo assorbimento di nutrienti provenienti dall’alimentazione.

Per il prossimo futuro Sobon ha in serbo molte sorprese, come un progetto di sviluppo sui grani antichi e l’apertura dei primi due punti vendita. Non resta che seguire e partecipare a questa avventura collettiva attraverso la pagina facebook (SOBON Forno Bio) e direttamente sul sito www.sobon.it. So-bon, nel nome sta tutto.  Buono, ma anche capace. E’ insieme una certezza, un impegno, una sfida.

Stefano Turcato e Paolo Tognon, due dei soci fondatori di Sobon

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