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cataio okATTENZIONE: per leggere l’articolo di questa settimana “La nuova Giunta rompe con il passato. Ora serve una Variante generale” CLICCA QUI

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Da Roma a Venezia, dal Governo alla Regione: è su questo doppio binario che si muove l’azione del Comitato “La Nostra Terra”, organismo nato dal basso come forma di mobilitazione spontanea e affrancata da ogni logica partitica, sorto per contrastare l’ipotizzato insediamento del nuovo mega centro commerciale di Due Carrare.

“Ne va della tutela di un territorio di grande valore ambientale e culturale. Su questo siamo in piena sinergia con i sindaci della zona che si sono dichiarati contro l’opera”, dichiarano i responsabili del gruppo che hanno chiamato in causa sia il ministro ai beni culturali Dario Franceschini che il governatore del Veneto Luca Zaia.

A quest’ultimo, in particolare, è stata indirizzata una lettera con la richiesta di un incontro per discutere del problema.

Diversi sono i motivi del NO ad un tale centro sottoposti al ministro e al presidente. Prima di tutto i danni irreversibili causati al paesaggio naturale dei Colli Euganei e, in particolare, al proprio patrimonio artistico rappresentato in questo caso dal bellissimo Castello del Catajo, collocato immediatamente a ridosso dell’area sulla quale sorgerebbe l’insediamento commerciale.

Vi sono anche una serie di obiezioni importanti di ordine economico. In particolare le negative ricadute sul piccolo commercio locale, rappresentato dai “negozi di vicinato” e quindi la conseguente riduzione occupazionale, nel tessuto commerciale e produttivo locale, che va ad aggiungersi a quella perdurante nella grande distribuzione.

Una sottolineatura particolare deve essere riservata ai rischi per la salute dovuti all’inquinamento atmosferico causa nuova viabilità nell’intera zona. Si prevede un ipotetico afflusso di 8 milioni di visitatori l’anno con una media di 10-12 mila auto al giorno.

Infine si fanno presenti i forti rischi idrogeologici legati alla cementificazione di una superficie pari a 120 mila metri quadrati su 150 mila di suolo complessivo. Da evidenziare che l’area risulterebbe già essere ad elevata fragilità idraulica.

La lettera inoltrata al presidente Zaia chiede inoltre di pronunciarsi riguardo la proposta di modifica della legge 50/2012, promossa dal consigliere Pietro Ruzzante, che prevede il negato consenso all’insediamento di grandi strutture di vendita a meno di 2,5 km da qualunque sito culturale.

Il Comitato “La Nostra Terra”, in poco tempo, ha già raccolto numerose adesioni trasversali di varia natura. La battaglia pertanto continua.

Comitato La Nostra Terra

One Response to “Contro l’outlet di Due Carrare tiriamo per la giacchetta Zaia e Franceschini”

  1. Pietro Casetta scrive:

    Questa la mia lettera aperta all’ing. Rodolfo Cetera. Che non ha avuto però nessun successo “mediatico”. Strano. (O no?)
    Gentile ing. Cetera,
    mi permetto di intervenire nel dibattito relativo al Suo progetto di centro Commerciale a Due Carrare, più precisamente in relazione allo strascico che sta avendo la Sua lettera in cui spiega, dal Suo punto di vista e con cinque motivi, l’idoneità del progetto.
    Intervengo in virtù delle mie competenze, poche o tante che siano, maturate come giornalista e grazie alla mia formazione di geografo, oltre che con una lunga esperienza sul territorio sfociata nella convinzione che siano altri gli interventi economicamente remunerativi rispetto all’insistenza edificatoria. Fra questi, e in primo piano, lo sfruttamento del turismo.
    Come giornalista resto positivamente colpito dal Suo intervento. Mi sono molto spesso occupato di uffici stampa per conto di aziende e imprenditori, e Le posso assicurare che la fatica maggiore è sempre stata quella di convincerli ad intervenire sulla Stampa anche quando i loro progetti si trovavano coinvolti in situazioni mediaticamente sfavorevoli, come nel Suo caso.
    Come geografo rispondo alle sue osservazioni punto per punto.
    1) “Un’opera a misura d’uomo e di territorio”. Gli interventi sul territorio sono sempre e solo di due tipi: quelli che partono dal territorio, e quelli che partono da agenti esterno ad esso. E il Suo progetto non mi risulta partire dal territorio, non mi risulta in alcun modo che il territorio lo abbia richiesto, né che ne senta e ne abbia la necessità.Trovo però importante la disponibilità da Lei manifestata di “ascoltare ogni intervento costruttivo”, sebbene si tratti di un confronto su un progetto Suo e già definito e non su un progetto del territorio, quindi di un confronto difficile se non addirittura impossibile.
    2) “Propone un concetto nuovo per il Veneto e forse, con modestia, per l’Italia: il ‘Lifestyle Centre’”. Ritengo anch’io che si tratti di un concetto di centro commerciale nuovo per il Veneto e per l’Italia, ma è un concetto già superato o comunque tutt’altro che adatto al nostro Paese. Chi visita l’Italia, a cominciare dagli italiani stessi, di centri commerciali per quanto di nuova generazione ne cerca sempre meno. Cerca piuttosto l’autenticità e la possibilità di vivere eventi che, tratti dal lessico turistico, vengono chiamati esperienziali. Ciò che Lei propone è certamente esperienziale (a cominciare dalle offerte ricreative e di intrattenimento), ma tutt’altro che autentico. Non credo potranno esservi ristoratori che si fanno aiutare dal pubblico a raccogliere la rucola dall’orto retrostante per preparare l’insalata, nè botteghe in cui anziani raccontano la loro storia mentre mostrano come si fa il pane o come si aggiuntano le scarpe.
    3) Il Centro Commerciale “avrà i colori della terra e della vegetazione circostante”. Mi fa piacere questa sensibilità Sua e dello Studio L35 nei confronti del paesaggio, purché l’intervento non proponga una “copia” del paesaggio stesso. Infatti, per non essere impattante un intervento dev’essere realizzato “con” la terra e “con” la vegetazione del territorio, ovvero con la stessa terra e la stessa vegetazione che circondano le ville e le vecchie case del nostro ambiente.
    4) “Questo interesse” con riferimento al Castello del Catajo “è tutelato dal Cono Visuale”. Purtroppo non frequento gli architetti, preferendo gli ingegneri. Per la precisione gli ingegneri idraulici, i quali parlano molto poco di coni visuali e moltissimo di “tempi di corrivazione”. Ad ognuno il proprio lessico. Per spiegare nel modo più semplice, quindi a tutti, cos’è il tempo di corrivazione dirò che è il tempo medio impiegato da una goccia di pioggia per raggiungere il corso d’acqua che, per ragioni naturali, le è destinato. Più tempo ci impiega e maggiore sarà la capacità del corso d’acqua di smaltire un’eventuale piena e quindi scongiurare un’alluvione. Ma se questo tempo dovesse subire una drastica diminuzione a causa dell’intervenuta presenza di superfici impermeabili (asfalto e cemento innanzitutto), il rischio di piena e di alluvione aumenterebbe altrettanto drasticamente, e lo si è visto bene nel 2010.
    5) “Crea occupazione.” Vero, ma con una piccola correzione a questa espressione. Non credo si tratterà di occupazione ma di “rioccupazione”, ovvero di trasferimenti interni di occupati che, per mero spirito di sopravvivenza, dovranno spostare la loro attività dal loro territorio al nuovo Centro.
    A conclusione Le auguro che il proprietario del Castello del Catajo signor Sergio Cervellin, come pure tutti gli altri attori del territorio, accettino di discutere con Lei, ma ritengo che ciò possa avvenire solo sulla base di un progetto che col territorio sia condiviso, cosa che il Suo progetto di Centro Commerciale non mi risulta essere come lo è il progetto del signor Cervellin.
    La ringrazio comunque per avermi letto e La saluto cordialmente, auspicando che lo sviluppo su base turistica di questo territorio possa trovare il Suo favore, oltre che il mio e quello del signor Cervellin.
    Pietro Casetta
    http://www.padovaoriginale.it
    http://www.pietrocasetta.it

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