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Viaggiare in Calabria è un’esperienza che da quarant’anni fa parte della mia vita e che non finisce  di emozionarmi, in positivo e in negativo. Le contraddizioni di questa terra splendida e ”amara” lasciano il segno.

La Costa degli Aranci con Copanello, Stalettì, le perle dello Ionio, gli scogli sul mare cristallino, le baie, sono belle da togliere il respiro, così come lascia senza respiro vedere gli incendi da cui si viene circondati. Ettari di boschi vengono divorati lasciando spazio alla morte, per l’ingordigia di chi intende utilizzare il suolo per costruire.

L’abusivismo edilizio è praticamente un’abitudine che spinge a sterminare una vegetazione  rigogliosa; come dimenticare gli eucalipti, i fiori di cactus che nella loro bellezza fioriscono solo per una notte, i fichi d’india, i giganteschi oleandri, la bellissima bounganville? Una terra con le potenzialità di un paradiso terrestre, diventa purtroppo un inferno. Il caldo africano e il fuoco devastante da cui ci si sente circondati, provocano un insopportabile senso di angoscia e desolazione.

Nella città di Catanzaro, in cui ho trascorso quest’ultima vacanza, la morte è di casa. È dei giorni in cui ho sostato là l’assassinio di un abitante che non ha voluto pagare il “pizzo”; ciò che lascia sconvolti è la normalità che per la gente del luogo questi fatti costituiscono: paghi la quota e taci o sai che dovrai pagare con la vita.

Ho respirato nella casa in collina in cui abitavo l’odore acre del fumo, ho temuto che le fiamme arrivassero fino a noi, ma soprattutto ho provato l’angoscia dell’impotenza di fronte a chi è abituato al sopruso e alla violenza. Qualsiasi argomentazione si porti per fare comprendere che solo il coraggio e la lotta possono salvare questa splendida terra, cade nel vuoto. Sappiamo bene quanto la mafia incida sulla nostra economia e com’è ben radicata nella nostra società.

Nella terra e delle arance e dei limoni tardivi, del lauro di cui parla Goethe, non si riesce a far comprendere quale sia la ricchezza che è nelle mani di questo splendido Sud. Il cammino è impervio e faticoso. Per troppo tempo l’ambiente è stato solo il testimone di violenze inaudite; questa natura che io trovo di una bellezza struggente non viene quasi vista. Viene sfruttata e distrutta senza che si riesca a capire l’enormità del crimine commesso che si ritorcerà poi contro gli abitanti stessi.

Mi sono chiesta più volte che cosa si possa fare, e la sola risposta che ho trovato è che occorre spingere la gente a combattere, a non mollare, parlare anche di fronte all’omertà e alla negazione dei problemi che affliggono questa parte del nostro Paese. Ricordando il Procuratore Gratteri, Falcone e Borsellino, forse possiamo augurarci che il coraggio sia contagioso quanto la paura.

Grazia Rizzato – redazione ecopolis

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