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idrovia_pd_veNella mia qualità di presidente dell’Associazione “Salvaguardia Idraulica del territorio padovano e veneziano”   non posso che  rallegrarmi e complimentarmi con il prof. Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale veneziana,  per il suo pezzo apparso sul Mattino sabato 16 scorso.  Sono principi che sosteniamo da almeno 7 anni, quando intravedevamo già nel Terminal off shore di Porto Levante le medesime potenzialità che lui oggi ben delinea.

Vorrei però attirare l’attenzione dei lettori sull’incomprensibile e per noi inaccettabile comportamento della Giunta Regionale che ha da almeno 6 mesi nei cassetti del Genio Civile Regionale lo studio di fattibilità del canale tra Padova e l’Adriatico. L’ing. Pinato, direttore del Genio Civile Regionale, ci replica dicendo che ancora non se ne sono occupati. Incredibile che una decisione su uno studio ingegneristico richieda più tempo di quanto ne occorra per l’elaborazione e la stesura dello stesso.

Forse che il rischio idraulico è solo una nostra fantasia e non una realtà quotidiana? Non è così che si risponde a cittadini e imprenditori che si allarmano ad ogni piovasco primaverile e autunnale e tanto meno ad un’Autorità portuale che sostiene la convenienza logistica del canale navigabile. Stiamo pensando di mandare  un esposto alla Corte dei Conti su questi punti, poiché a nostro avviso esistono gli estremi per configurare l’ipotesi di consistenti danni a carico dell’Erario. Al di là del fatto che quello “studio” è costato alla Regione 162.000 €, sono state depositate presso la Prefettura di Padova nel corso degli anni diverse centinaia di promemoria, ai sensi del dlgs 152/2006, da parte di cittadini che vivono nelle aree a rischio alluvione.  In caso di disastro lo Stato dovrebbe pagare somme molto considerevoli ad ognuno di loro, poiché hanno saputo evidenziare tecnicamente – con l’apporto del prof. L. D’Alpaos –  i territori più esposti.  Il Prefetto Lepri Gallerani ancora nel luglio 2009 ne aveva dato regolare informativa a tutti gli Organi competenti: a Roma come agli Enti Locali.  Noi conserviamo copia di quelle lettere prefettizie e naturalmente sappiamo a chi furono indirizzate.

Siamo anche convinti del fatto che invertire l’ordine delle priorità infrastrutturali, ovvero fare strade e ferrovie prima del Terminal off shore (TOS) veneziano e della rete navale interna, sia una logica strategicamente perdente. Cambiare l’ordine dei fattori in questo caso dà risultati ben diversi. A che serve una strada che porta a Marghera se dal mare non arrivano-partono  le merci?

Se anche l’Autorità portuale si associasse pubblicamente alla richiesta già fatta nei mesi scorsi  da parte di una decina di Consigli Comunali delle aree più esposte al rischio idraulico al presidente Zaia, affinché convochi una Conferenza Servizi sul tema del completamento del canale,  a partire dal testo dello studio di fattibilità, non potremmo che rallegrarci con il presidente Costa. E’ nostro dovere  informare i lettori che tra quei volenterosi Municipi spicca quello di Padova, mentre quello di Venezia nicchia. La cosa un po’ ci meraviglia, poiché la Conferenza Servizi sarebbe uno dei luoghi istituzionali più opportuni per affrontare, assieme ai Comuni minori compresi tra le due città, il più vasto tema della città metropolitana, che per nascere e sopravvivere non può fare a meno di assicurare le condizioni per il successo del TOS e quindi anche la realizzazione al suo contorno di tutte le infrastrutture più efficaci. Nessuna esclusa.

Quello che noi in sostanza proponiamo a tutti i gruppi consiliari regionali  è una rivisitazione radicale del PTRC (la pianificazione progettuale a lunga scadenza della Regione)  finora adottato dalla Giunta Regionale.  La sua cancellazione e una nuova elaborazione è il solo  atto politico-amministrativo che possa permettere di riconsiderare nel loro insieme tutte le opere infrastrutturali finora sostenute dalla maggioranza che da anni guida il Veneto.  Noi suggeriamo, specie all’opposizione, di privilegiare quelle fluvio-navali rispetto a quelle stradali.  (Una camionabile non ha senso se c’è l’idrovia e lo stesso dicasi per il Fissero Tartaro e la Nogara-Mare.  Idem per la N. Romea, se i battelli possono fare lo stesso percorso lungo la costa….)

Il presidente Costa pare averlo capito; la classe dirigente veneta, compresa l’opposizione, invece no!

Carlo Crotti, presidente ass. Salvaguardia Idraulica del territorio padovano e veneziano

sintesi a cura della redazione di Ecopolis

In una recente dichiarazione il presidente di Interporto Padova, Sergio Giordani, ha parlato di 1,7 mld di euro per completare il canale idroviario. Ci sfugge come abbia fatto a saperlo, dal momento che l’ing. Tiziano Pinato afferma di non aver ancora esaminato il progetto. Ci meraviglia inoltre il fatto che l’Interporto di Padova possieda – senza renderlo pubblico –  il report stilato dal prof. Senn (trasportista alla Università Bocconi di Milano) che nel settembre 2003 stabilì che il completamento del canale in V cl. sarebbe costato 141,3 mln di euro. Com’è possibile che il costo sia passato ad una cifra 11 volte maggiore? N.d.R.

4 Responses to “Idrovia, fuori dai cassetti”

  1. Lucio Passi ha detto:

    Il presidente di Interporto Padova, Sergio Giordani, ha rilanciato l’attenzione sulla necessità di un potenziamento dell’Inerporto di Padova per diminuire il congestionamento. «Serve un piano che preveda di dare mezzi di sostentamento alle ferrovie” dice Giordani. “E soprattutto bisogna favorire l’intermodalità, all’interno della città diminuendo così l’a valanga di camion e furgoncini- sostiene Legambiente- principali produttori di smog e PM10.
    Ma l’interporto non può realmente decollare senza che la metropolitana ferroviaria (che aspettiamo dagli anno ’90, non divenga realtà, e soprattutto senza la realizzazione della della via ferroviaria denominata Gronda SUD che parte proprio dall’interposto. RFI ha da tempo prodotto un primo progetto, criticabile per alcuni impatti nel territorio, ma che è un’occasione per spostare molta mobilità dalla gomma la ferro e che significherebbe un vantaggio economico ed ambientale per tutti noi. Purtroppo in questi anni, Regione, Provincia e Comune hanno affossata la gronda sud, a favore del GRA (che aumenterà cemento e smog).
    Ma ora tira un’aria nuova, e Legambiente chiede a tutti gli enti locali coinvolti a ripensarci. Come per l’idrovia, del resto, per non parlare dell’istituzione dell’ area C a padova, che sarà un elemento discriminante delle prossime elezioni del Sindaco.
    Lucio Passi

  2. renzo ha detto:

    Avremmo l’Idrovia da anni se non fosse stata osteggiata in tutti i modi alla sua nascita, mi pare soprattutto dalla sinistra perché creatura democristiana, o ricordo male.

  3. LUIGI ha detto:

    Questa è una delle troppe cattedrali nel deserto costruite in questa bella ma maldiretta
    Italia.
    A tutti i politici: perchè non la smettete di usarla come argomento da salotto, impegnadovi affinchè venga terminata, dato che una buona parte è
    già costruita?.

  4. spartaco vitiello ha detto:

    hem… ciao Lucio, che è “area C ” ????

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