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Yan YangNon è semplice la situazione della Cina di oggi, descritta dal nostro ospite, Yan Yang.

Si trova in Italia grazie a uno scambio Europa-Cina finanziato da una fondazione tedesca, nell’ambito di un programma di volontariato internazionale. In questi mesi ha visitato circoli e campi di volontariato che si occupano di cura delle acque interne e turismo fluviale.

Yan Yang ha 25 anni e si è avvicinato al volontariato ambientale, mentre studiava Pubblica Amministrazione all’Università a Chongqing, collaborando con la Green Volunteers League of Chongqing, uno dei numerosi club che nascono negli ambienti universitari, sulla spinta di vari interessi, spesso a supporto delle comunità locali.

Negli anni Ottanta e Novanta in Cina scarseggiavano i mezzi d’informazione, mentre l’industria si sviluppava rapidamente: molti  inquinavano totalmente inosservati. A poco a poco la gente si è resa conto dei problemi ambientali e ha realizzato iniziative semplici e poco costose, come la raccolta dei rifiuti, le lezioni a scuola, l’informazione sulla raccolta differenziata, l’impianto di nuovi alberi al posto di quelli abbattuti. Poi, grazie al riconoscimento del governo, obbligatorio per le ONG in Cina, la Green Volunteers League ha ampliato le proprie attività.

Per esempio, ha promosso una campagna di monitoraggio sullo stato di salute del Fiume Azzurro e del relativo ecosistema mediante la raccolta di campioni, foto e informazioni, rilevando casi di smaltimento illegale di rifiuti. La pronta denuncia sulla stampa ha provocato l’intervento del governo, dando così visibilità e autorevolezza all’Associazione. In Cina le organizzazioni locali, che ottengono l’appoggio del Governo, diventano molto influenti. Dal 2015  la legge consente loro di portare in tribunale, sulla base di prove documentate, chi inquina e minaccia la salute dei cittadini.  Inoltre, dal 2010, molte persone, più sensibili ai temi ambientali grazie alle informazioni diffuse da Internet, sono diventate nuovi potenziali alleati. 

Yang inizierà a breve un dottorato a Pechino; intende studiare standard di sostenibilità per le aziende che si occupano di logistica e di shopping online, settore in forte espansione in Cina oggi. Queste attività oggi non sono sostenibili, sia per gli eccessivi consumi energetici legati ai trasporti, sia perché nessuno provvede al recupero degli imballaggi: attualmente i pacchi vuoti vengono abbandonati dove capita. 

Yang, in partenza per la Cina, racconta ciò che dell’Italia ha apprezzato di più: la tranquillità, il verde diffuso e la bellezza delle architetture antiche. In Cina, invece, ovunque c’è un sovraffolamento cronico.  Ci sono molte persone, le risorse sono limitate e perciò c’è un’altissima competizione. I disoccupati sono pochi, ma gli stipendi, molto bassi, non assicurano l’accesso a cure sanitarie e all’istruzione. In compenso sta maturando la consapevolezza sui temi ambientali. La complessità della Cina di oggi richiede soluzioni innovative (come quelle che abbiamo raccontato qui). Nel coinvolgimento di persone, aziende e istituzioni è cruciale il ruolo delle ONG.

Annalisa Scarpa – redazione di Ecopolis

One Response to “La Cina di Yan Yang,  tra contraddizioni e ricchezze ambientali”

  1. renzo ha detto:

    Bene era ora, invece l’esercito cinese sbarcato a Gibuti non mi piace per niente!

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