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Argini del fiume BrentaDopo molti allarmi inascoltati sullo stato degli argini del basso Brenta, gli amici del comitato Brenta Sicuro hanno promosso un’importante iniziativa di monitoraggio degli argini del fiume presso tutti comuni interessati, da Campolongo Maggiore a Cadoneghe, Vigonza, Noventa Padovana, Fossò e Codevigo.

L’azione di verifica è stata eseguita dalle Protezioni Civili locali che per alcuni tratti si sono anche spinte nei comuni di Padova, Vigodarzere e Piove di Sacco per un totale di 70 km di sponde controllate sia via acqua con apposite imbarcazioni dotate di strumentazioni satellitari che via terra con automezzi fuori strada.

Ne è uscita una mappatura geo-referenziata dei fenomeni erosivi che in sintesi ha documentato 107 frane sulla riva destra e 85 in quella sinistra, oltre a circa 65 alberi per sponda pericolanti o già crollati nell’alveo.

Il lavoro è stato presentato il 29 giugno durante una serata organizzata a Campolongo Maggiore a cui hanno partecipato tutti i Comuni coinvolti e molti cittadini; assenti ingiustificati invece i tecnici e i politici regionali per i quali evidentemente il problema non sembra assumere particolare gravità. Nel corso della relazione il Comitato Brenta Sicuro ha evidenziato che il problema del rapporto fra alberatura e sicurezza degli argini non si può risolvere con il diktat dell’Ufficio Suolo Regionale “nessuna vegetazione sugli argini”, ma che invece si debba prevedere una presenza controllata di alberature con le giuste essenze autoctone che contribuiscono a far vivere il fiume sia sotto il profilo ambientale che della fruizione. 

La serata si è conclusa con l’impegno a sottoscrivere la ricerca da parte di tutte le amministrazioni interessate e a coinvolgere la Città Metropolitana di Venezia, la Provincia di Padova, l’Assessorato Regionale all’Ambiente, il Ministero dell’Ambiente e l’Autorità di Bacino per studiare soluzioni concrete per monitorare e tutelare questo fragile ecosistema. Ma il Comitato si impegna anche ad organizzare momenti di informazione e di coinvolgimento dei cittadini, come la giornata dedicata alla pulizia degli argini.

Legambiente come si pone nei confronti del dibattito fra sicurezza idraulica e sviluppo naturale dei fiumi? Innanzitutto il contrasto al consumo di suolo, soprattutto in aree idrologicamente fragili, assieme al completamente dell’idrovia Padova-mare, possono ridurre il problema.

Ma bisogna anche cambiare prospettiva: i fiumi non possono più essere considerati meramente dei mezzi per trasferire le acque al mare, ma come elementi dotati di vita propria. E da qui discende l’importanza della vegetazione, di cui va assolutamente riconosciuta la funzione biologica e il suo ruolo nei processi di auto-depurazione e quindi preservata o in alcuni casi addirittura ripristinata. Anche sul fronte della sicurezza idraulica, il classico “tabula rasa” va rivisto perché in molti casi le specie arboree non riducono le capacità di invaso, ma anzi, rallentando la velocità delle correnti, favoriscono la difesa delle sponde.

Il nostro auspicio è quello di procedere con la salvaguardia selettiva della vegetazione, in particolare di quella che svolge un ruolo di consolidamento e ha funzioni di filtro per gli inquinanti di origine diffusa, con l’eliminazione delle piante morte o pericolanti e favorendo la piantumazione di vegetazione flessibile come gli ontani e i salici.

Circolo Legambiente di Saonara-Vigonovo “La Sarmazza” 

3 Responses to “Monitorati gli argini della Brenta. No agli abbattimenti indiscriminati degli alberi”

  1. spartaco vitiello scrive:

    la soluzione più ovvia sarebbe quella di aumentare la distanza tra gli argini, in modo da contenere le piene e laciare più spazio all’ecosistema fluviale, ma sarà difficile. Mi piace molto l’idea del lavoro collettivo di manutenzione degli argini, è un bell’esempio di prendersi cura assieme del bene comune. Bisognerebbe però andare con roncole e motoseghe (ovviamente guidati da personale esperto) non semplicemente con guanti e sacco.

    • Da geologo vi assicuro che all’interno degli alvei dei fiumi piu’ dell’erba non dovrebbe crescere: niente cespugli e tanto meno alberi, dunque, per favorire il deflusso delle acque.
      La sicurezza idraulica viene prima di tutto.
      Cordiali saluti.
      Lorenzo Raccagni

  2. Lorenzo Benetti scrive:

    Concordo in pieno con l’ affermazione del geologo, l’analisi forse frettolosa e superficiale andrebbe completata puntualizzando scientificamente l’aspetto tecnico della sicurezza idraulica che nulla toglierebbe alla visione ambientalista reale che contraddistingue Legambiente.

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