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Nuovo ospedaleIl merito della proposta di Giordani, quando rilancia l’Ospedale nuovo sul vecchio, è essenzialmente quello di consentire delle riflessioni che fin qui – benché se ne discuta da 10 anni – a noi pare non siano mai state affrontate.

La scelta localizzativa (nuovo su vecchio o nuovo polo della sanità), oltre a dover assicurare condizioni ottimali per l’organizzazione funzionale dei servizi ospedalieri e per lo svolgimento degli interventi edilizi, non può che derivare da un preventivo studio (MasterPlan) di inquadramento urbano, da una attenta valutazione delle diverse forme di accessibilità per le diverse categorie di utenti, operatori e studenti, delle interconnessioni con le strutture sanitarie territoriali, con i servizi e le attività preesistenti o insediabili nelle aree limitrofe, dallo studio della morfologia e dei valori paesaggistici del contesto.

Di tutto ciò non troviamo traccia né nell’ampia documentazione regionale su come si è giunti a scegliere Padova Est (il 2 febbraio 2016) né tanto meno nello studio di fattibilità presentato a pochi giorni dalla conclusione della campagna elettorale.

La proposta di Giordani prevede di realizzare nell’area ad ovest di via Giustiniani l’ospedale per Acuti, composto da due torri collegate al “Policlinico” e divise da una Piastra Interventistica, nonché il Polo Direzionale-Amministrativo all’interno dell’ex Giustinianeo. Nell’area ad est di via Giustiniani troveranno invece luogo l’Ospedale per il Territorio, il Polo Materno Infantile, le centrali tecnologiche, una struttura per l’ospitalità ed il campus universitario.

Una nuova ipotesi di intervento “Nuovo su Vecchio” che, a detta del neo sindaco, risponde a tutti i requisiti chiesti dall’Università ed è realizzabile in dieci anni, senza necessità di project financing né di mutui, al costo di 200 milioni di euro in luogo degli 800 (poi scesi a 600) previsti per Padova est.

Ma dove eravamo rimasti fino a prima delle elezioni?

Da un lato Padova Est (dove quasi metà dei terreni sono di proprietà privata) alla quale si era arrivati dopo le giravolte di Bitonci (via Giustiniani prima, poi Brusegana passando per via Corrado), terminate a febbraio 2016 quando, spavaldamente, assicurava il Tavolo di Coordinamento Regionale di avere la disponibilità di tutti i terreni entro giugno di quell’anno, comprese tutte le varianti urbanistiche del caso. Tanto da indurre l’Azienda Ospedaliera a proporre un cronoprogramma in cui la firma dell’Accordo era previsto entro il 30 agosto 2016 (atto che ad oggi non è ancora stato siglato).

Ed una interessante posizione del PD, presentata dall’onorevole Alessandro Naccarato in un incontro pubblico a fine maggio 2017, basato sulla rigenerazione.

Un orientamento di recupero urbanistico dell’area esistente e di quella limitrofa del Portello per un Polo ospedaliero realizzato in orizzontale (in sintonia con le idee di Renzo Piano, ndr) rigenerando un tessuto edilizio oggi degradato, che riuscirebbe a soddisfare le esigenze della “Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi” espresse in un documento di inizio 2017 nel quale si argomentava che “il Polo della salute, quale centro complesso di valore internazionale, dovrebbe fondarsi sulla triade Università, Ospedale, Territorio, comprendendo tutta l’assistenza sanitaria, anche quella espletata dai servizi di base”.

Indubbiamente la nuova proposta di Giordani pone alcuni interrogativi importanti. Il primo riguarda l’accessibilità: viene mantenuta la percorribilità di via Giustiniani, un’arteria che non è assolutamente adeguata come strada di attraversamento della città e lo sarà ancora di meno in presenza di un attrattore di traffico come il nuovo ospedale, che sarà dotato di 2.000 nuovi parcheggi. Per risolvere tale problema viene prospettata la realizzazione di una piastra sopraelevata tra le due aree ospedaliere, a cavallo della via, nonché l’incremento dei mezzi pubblici di servizio. Soluzioni che dovranno essere verificate con un appropriato studio di impatto viabilistico (cosa per altro necessaria anche per l’ipotesi di Padova Est).

Sotto il profilo ambientale, tralasciando l’aspetto impattante delle nuove torri sul profilo della città, resta irrisolto il recupero della cinta muraria cinquecentesca e la riapertura del canale di S. Gregorio come parti integranti del costituendo Parco delle mura. Dallo schema di distribuzione dei Poli funzionali del nuovo ospedale, sembra che la struttura edificata sul bastione Cornaro venga confermata per essere destinata all’ospitalità. Una scelta, questa, che se confermata risulterebbe non accettabile.

Prendiamo atto di quanto detto da Giordani in occasione dell’insediamento, cioè che si tratta di “una proposta su cui avviare un confronto e che la decisione finale verrà presa d’accordo con gli enti interessati“. Ben venga tale percorso, laddove è in linea con quanto denunciato da Lorenzoni a fine maggio: il processo decisionale su Padova est “è avvenuto senza il minimo coinvolgimento dei cittadini, degli utenti, dei sanitari e di quanti lavorano nella struttura”.

Ultima annotazione, non di secondaria importanza. Legambiente da tempo sostiene che il progetto delle nuove strutture ospedaliere non può essere delegato a società finanziarie o imprese (project financing o appalto concorso), ma deve essere elaborato attraverso i meccanismi del concorso pubblico di progettazione, sulla base di precise prescrizioni non solo di carattere tecnico-funzionale, bensì anche di carattere urbanistico, paesaggistico, ambientale ed architettonico.

Inoltre tutte le fasi di definizione delle prescrizioni concorsuali, della selezione del vincitore e della progettazione definitiva devono assicurare forme di consultazione e partecipazione attiva da parte degli operatori sanitari, dei rappresentanti dell’utenza, dei medici di base e dell’amministrazione cittadina.

Se le affermazioni di Giordani (e Lorenzoni) sulla mancata necessità della finanza di progetto significano anche abbracciare l’ipotesi del concorso pubblico, questo è un ulteriore passo avanti sul metodo (aldilà della localizzazione).

Andrea Nicolello e Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

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