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intendenza finanza_san biagio_padovaUn parcheggio interrato di tre piani, che raggiungerà la profondità di 11 metri nel cuore di Padova, sta togliendo il sonno agli abitanti dell’isolato delimitato dalle vie Zabarella, Altinate e S. Biagio.

Il parcheggio, già autorizzato dal comune il 1 febbraio 2017, fa parte del Piano di Recupero di via Zabarella – via S. Biagio, approvato nel 2014, che prevede la riqualificazione dell’area dell’ex Intendenza di Finanza, là dove sorgeva il convento di San Bernardino che la gentildonna Dorotea Chieregati di Camponsampiero, fattasi monaca, ha fondato nel 1439.

Il progetto che riguarda l’ex convento è apprezzabile in quanto ne recupera la morfologia originaria ricostruendo l’ala est, in parte crollata negli anni 1969-70, riapre tre lati del chiostro, il loggiato sul lato est e mette in evidenza i ruderi dell’ex chiesa di San Bernardino. Anche la destinazione d’uso che prevede 65 unità diversamente articolate sui vari piani, di cui 12 ad uso direzionale a piano terra e le rimanenti ad uso residenziale, è condivisibile, anche se con qualche riserva per quanto riguarda l’utilizzo dei sottotetti.

Quello che non va per niente bene è invece il parcheggio interrato. L’indagine geognostica ha evidenziato la presenza di una falda a circa 6 metri di profondità, ma i residenti, riunitisi nel comitato “No park a rischio”, riferiscono di un piezometro presente nel sito che ne individua una più superficiale a circa 3 metri. Lo scavo andrà quindi ad interessare un sistema multifalde, con il rischio che si creino effetti di sifonamento a seguito delle azioni di pompaggio durante l’esecuzione dei lavori (ma non escluse anche successivamente qualora si verificassero infiltrazioni) tali da compromettere la staticità degli edifici circostanti.

È quello che è avvenuto nel noto caso di via IV Novembre, che ha avuto penose conseguenze per molte persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni, accettando di svenderle alla società promotrice dell’intervento o ad imbarcarsi in un contenzioso che a distanza di 16 anni non si è ancora concluso.

Analizzando la questione sotto il profilo della corretta gestione del territorio da parte dell’ente pubblico, non possiamo non rilevare alcune gravi negligenze. La prima riguarda la carenza normativa per quanto riguarda gli interrati nel centro storico. Nonostante il triste precedente, appena accennato, di via IV Novembre, nessun limite di profondità degli interrati è stato introdotto nelle norme comunali. Eppure sarebbe sufficiente imporre il limite di due piani per abbattere drasticamente il rischio di danni, considerando che l’acquifero più importante è quello che attraversa lo strato di sabbia media e medio fine che va da -6 a -16 metri.

Ma c’è anche un altro aspetto che va censurato. Il numero dei garage previsti è di 137, più del doppio delle unità immobiliari da realizzare. Il surplus di posti auto è prevalentemente destinato alla vendita, essendo extra standard, e configura pertanto una speculazione edilizia. Una speculazione che favorirà il flusso di traffico nella zona, aggravando i problemi di inquinamento che già condannano Padova ad essere una delle peggiori città d’Italia. La rigenerazione urbana, che costituisce il futuro asse portante delle trasformazioni urbanistiche delle città, deve affidare la mobilità interna ai centri storici ad un capillare servizio pubblico, mentre i parcheggi sia pubblici che privati vanno spostati all’esterno. Il PUA Zabarella – S. Biagio con i suoi aspetti speculativi che aggravano il traffico nella zona si pone quindi come cattivo esempio di rigenerazione.

Non fosse stato per l’attivismo del comitato, che ha interessato a più riprese gli organi di informazione pubblica e ha convinto il commissario prefettizio a convocare le parti per un confronto in cui la società  Beni Immobili ha assunto precisi impegni di monitoraggio del cantiere e degli immobili confinanti, i lavori avrebbero potuto iniziare senza alcun intoppo. Il comitato tuttavia non è soddisfatto degli impegni verbali della società immobiliare, ma chiede che l’interrato sia ridotto a non più di due piani.

Spetta ora al futuro sindaco il compito di trovare una soluzione soddisfacente per tutti. Certo sarebbe immorale che, come avvenuto in via IV Novembre, il tutto fosse lasciato ad un contenzioso civilistico tra le parti. Non è così che si difendono i cittadini dall’affarismo dei costruttori.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

2 Responses to “3 piani sotto: speculazione con il park sotterraneo all’ex Intendenza di Finanza”

  1. Luca Luciani ha detto:

    Il fatto che il numero dei garage in costruzione sia più del doppio del numero degli appartamenti previsti è una normalissima azione imprenditoriale. L’edilizia, come ogni altro settore imprenditoriale, prevede un ‘tentativo di speculazione’ (per riprendere parole che tendono a voler mettere in cattiva luce la normale e regolamentata azione imprenditoriale): perché qualcuno dovrebbe intraprendere senza ipotizzare il massimo guadagno possibile? In ogni caso, in edilizia come in qualunque altra impresa, ogni azione che mira a realizzare un guadagno, ha una ricaduta, più o meno consistente e ampia, sul lavoro: cioè produce opportunità lavorative. Detto questo il numero doppio dei garage è molto facilmente spiegabile con il fatto che, al di là delle utopistiche affermazioni di qualcuno che le auto tra dieci anni non esisteranno più 😀 😀 :-D, ogni nucleo familiare possiede in media proprio due auto. Inoltre sono molti i residenti del centro storico che ancora ad oggi non posseggono un garage. Certo, questi garage saranno venduti a prezzi molto alti, ma se qualcuno dovesse infine acquistarli significa che hanno un mercato: quindi perché non offrire la possibilità di acquisto di un garage a chi, risiedendo o lavorando in centro storico, ancora non ce l’ha?

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