“Acqua guerriera”, un libro per raccontare storie degli “arditi dell’ambiente” in difesa del Piave

Copertina Acqua guerriera (part)“Il Piave mormorava calmo e placido” si cantava un tempo: ma oggi il corso d’acqua agonizza, sempre più incanalato, deviato e violato da infrastrutture apportatrici di “benessere”.

Parte dal calvario di questo fiume “caro alla Patria” il progetto di un interessante libro, Acqua guerriera, scritto dalla friulana Elisa Cozzarini, giornalista indipendente e collaboratrice de “La Nuova Ecologia”.

Suggestiva l’idea di voler considerare la Piave, come ancora oggi suole chiamarsi in terra veneta, un fiume “guerriero” che, nel corso dei decenni, ha smarrito la sua aura oltremodo mitizzata dal patriottismo bellico, riducendosi a un mesto corso d’acqua sempre più sterile e saccheggiato dalle opere dell’uomo. Pensiamo quanto avvenuto, ad esempio, ai tempi della Serenissima quando, per salvare la laguna dai depositi di detriti, venne traslato l’ultimo tratto più ad est.

Ogni capitolo del libro è la storia di un incontro con dei “veri arditi dell’ambiente”, come li definisce l’autrice stessa. Persone a loro modo “guerriere” che hanno deciso di prendere le difese del fiume, dedicandogli le migliori cure e attenzioni con le più diverse attività sinergiche.

Tante le storie raccolte in questo viaggio senza un preciso percorso o meta, tra la sorgente e la foce del Piave, spostandosi con l’auto, in canoa o a piedi zaino in spalla. C’è chi non si dà pace per i danni causati dall’asportazione della ghiaia dal fiume e chi combatte, con tutti i mezzi legali, le “vampiresche” centraline idroelettriche  disseminate lungo il suo corso; chi di notte accompagna gli anfibi a riprodursi nelle pozze d’acqua sempre più ridotte e chi desidera farti ammirare intorno panorami con filari di vite  “ottocenteschi”; chi fa dell’arte della pesca di fiume il senso vero della propria esistenza felice e chi ne solca le acque con proprie canoe, ripulendo le sponde dall’immondizia e proprio in canoa decide, in modo romantico, di sposarsi.

Oggi si usano le canoe, ieri erano zattere chiatte e burci a navigare il lungo corso del fiume che, nato dal monte Peralba, raggiunge la foce adriatica in prossimità di Cortellazzo con un viaggio di 222 km all’interno di un bacino di quattromila chilometri composto da centinaia di affluenti. Una modalità di navigazione durata secoli, quando i corsi d’acqua erano le principali direttrici del commercio fluviale e l’essenza della quotidianità e socialità di popolazioni stanziate sulle sponde dei fiumi. 

Si sa quanto un fiume come la Piave possa essere fonte di storie suggestive e affascinanti e, nel libro, l’autrice raccoglie alcune delle realtà più interessanti e curiose, che portano avanti una bella e vera forma di volontariato e associazionismo “on the river”, impegnata a salvaguardare e a far apprezzare e godere un ecosistema ambientale così specifico.

A noi lettori non rimane altro che abbandonarci al piacere della lettura di pagine scritte con cuore, curiosità e passione, nelle quali traspare in maniera evidente la voglia di cercare l’incontro e il confronto con l’altro. Pagine in cui persino il racconto della condivisione di un buon bicchiere di prosecco o di un pasto frugale, ci restituisce il sapore di un mondo nel quale l’ospitalità e l’accoglienza disinteressata mantiene ancora il suo valore inestimabile.

È un libro piccolo, ma emana una profonda saggezza del vivere: e leggere testi così, di questi tempi, è davvero qualcosa di prezioso che può farci sentire persino migliori.

Flavio Boscatto – redazione ecopolis

p.s.: i circoli Legmabiente che operano lungo l’asta del fiume Piave vi invitano a firmare, sostenere e diffondere il MANIFESTO PER LA PIAVE – FIUME SACRO ALLA PATRIAche nasce dall’iniziativa del circolo Legambiente Piavenire di Maserada sul Piave supportato dai circoli di Treviso, Trevignano, Sernaglia della Battaglia, Vittorio Veneto e Veneto orientale, oltre che da associazioni e gruppi locali che da anni si impegnano per la tutela del Piave (Luigi Lazzaro)

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