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villa gradenigo_piove sacco_legambienteA Piove di Sacco la monumentale Villa Gradenigo, già abbandonata a se stessa, ha subito l’ultima deturpazione: il  taglio di una trentina di alberi ad alto fusto e diverse capitozzature selvagge nel giardino e nel brolo.

Il tutto in un’area con vincolo paesaggistico e per di più a spese dei cittadini.

Abbiamo chiesto maggiori dettagli a Stefano Tuzzato, attivista del circolo Arca di Noè di Piove di Sacco. Legambiente e Amici del Gradenigo hanno su questo presentato un esposto ai Carabinieri e alla  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici.

Cos’è Villa Gradenigo?

È la villa veneta di maggiore importanza per storia e monumentalità di Piove di Sacco, situata all’interno del “vallo”, quindi in centro storico. 

È abitata?

Da tempo l’edificio è disabitato e abbandonato a se stesso;  gli eredi vivono altrove e non curano la manutenzione. Per salvarla dal degrado è sorta un’associazione ad hoc, Amici del Gradenigo (http://www.amicigradenigo.org),  che promuove attività per la sua valorizzazione. Dobbiamo però dire che i proprietari non collaborano né con Legambiente né con i volontari dell’associazione.

Qual è il pregio del sito?

Oltre all’edificio, di notevole importanza sono il giardino e il brolo, un tempo coltivati e, ancor prima, allestiti a giardino all’italiana. Nel contesto del centro storico di Piove di Sacco quest’area verde rappresenta un appezzamento considerevole per dimensioni. Inoltre  è a ridosso di una strada molto trafficata e contribuisce senz’altro all’abbattimento degli inquinanti. Da ultimo, trovandosi dirimpetto all’ospedale cittadino, crea un contesto gradevole per i degenti.

Esiste una “questione Gradenigo”?

Esiste l’annosa questione dell’utilizzo della  villa da parte della collettività, dal momento che il vecchio proprietario ha accettato negli anni novanta un finanziamento pubblico di un miliardo e duecento milioni di vecchie lire, con le quali è stata ristrutturata radicalmente la facciata, il tetto, i solai e altre parti dell’edificio;  di contro, la collettività avrebbe dovuto avere parte alla fruizione della villa, ma questo non è mai avvenuto per opposizione dei proprietari. Qualche responsabilità bisogna attribuirla anche alle amministrazioni che si sono succedute, che non hanno fatto rispettare i patti.  I cittadini invece, in più occasioni,  si sono interessati alle sorti della villa, ad esempio quando sono intervenuti per chiedere che la forometria non protetta venisse chiusa per impedire che la pioggia e i volatili entrassero e deturpassero gli affreschi.

Cos’è successo all’area  verde?

All’inizio dello scorso novembre c’è stato uno “strano” intervento da parte del Consorzio di bonifica Bacchiglione che, basandosi sul Regio Decreto 368 del 1904, ha effettuato una cosiddetta potatura che in realtà si è trasformata nell’abbattimento di una trentina di alberi ad alto fusto,  fra i quali una dozzina di gelsi molto vecchi che rappresentavano la continuità della tradizione storica della bachicoltura nel nostro territorio. A questo si è aggiunta la capitozzatura, criminale sotto l’aspetto botanico, di molti altri alberi di alto fusto all’interno del giardino-brolo.

Trattandosi di sito di rilevanza storica, è sottoposto a vincoli?

Ovviamente sì,  ed è proprio questa l’incongruenza con un intervento così  radicale e deturpante come quello effettuato, un intervento che di fatto condanna a morte la bellezza del sito.

Cosa è avvenuto dopo l’intervento del Consorzio?

Legambiente Piove di Sacco  e l’associazione Amici del Gradenigo si sono subito attivati segnalando il fatto alla  Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici della Provincia VE-BL-PD-TV e al  Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Quindi è partita  un’indagine, riportata anche dai giornali locali, con un sopralluogo sia  da  parte della  Soprintendenza che dei Carabinieri.

Cosa ha rilevato il sopralluogo?

Durante il sopralluogo i Carabinieri, di fronte a rappresentanti del Comune di Piove di Sacco, del Consorzio Bacchiglione, dei proprietari della villa e dei rappresentanti delle associazioni, hanno affermato senza dubbio che il vincolo vale sia per la struttura edilizia che per le sue pertinenze. Ne consegue che nessuno sarebbe dovuto entrare senza l’autorizzazione della  Soprintendenza e che ogni anche minimo intervento doveva essere concordato con la stessa, cosa che non è avvenuta.

Allora che cosa non ha funzionato?

Aspettiamo le indagini. Restano parecchi dubbi su tutta la procedura svolta, compreso  l’intervento a spese della collettività su quella che rimane una proprietà privata. Ci auguriamo che la Soprintendenza sanzioni chi ha sbagliato.

intervista a Stefano Tuzzato

raccolta da Annachiara  Capuzzo, redazione di ecopolis

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