Leggere, scoprire, prendersi cura: l’ambiente in un libro per ragazzi

piante senza nomeLibri per ragazzi e ambiente: un binomio vincente ma non scontato. Non solo raccolta differenziata, acqua e animali, ma anche relazioni e intercultura.

Il protagonismo dei ragazzi e delle ragazze è al centro dei sei libri selezionati per la votazione finale (tutti i titoli e i dettagli si trovano su La Nuova Ecologia) del premio “Un libro per l’ambiente”, alla sua diciannovesima edizione. Il voto di oltre duemila ragazzi lettori designerà due vincitori, uno per la narrativa e uno per la divulgazione.

In attesa di conoscerne gli esiti, vi raccontiamo un libro per l’ambiente che non è in questa selezione, ma che è nato a partire da un luogo simbolo della città di Padova: l’Orto Botanico. A farlo è Chiara Sallemi, che ha curato la presentazione del libro a Padova.

L’orto è il più antico d’Europa, nasce a Padova nel 1545 ed è un “giardino di biodiversità”. Al suo interno, infatti, trovano dimora più di 7.000 piante: chissà quando è arrivata ciascuna di queste piante, chissà da quanto lontano e chissà che nome portava prima di essere accolta qui. 

Sono le domande che suscita Le piante senza nome, il libro che la casa editrice Carthusia ha voluto dedicare all’Orto Botanico di Padova affidando il racconto alla penna di Beatrice Masini e le illustrazioni al pennello di Sonia Maria Luce Possentini.

In questo libro, originale anche nel formato a fisarmonica, scienza e fantasia si intrecciano nel viaggio di un bambino che trasporta un fagotto “caldo, e un po’ umido”. Al suo interno c’è un pane di terra che avvolge due semi da consegnare al giardiniere dell’orto, insieme ad una lettera che racchiude la storia di questo bambino. Lui è Rico, ma è anche Sami, come lo chiamavano nella sua “terra che scotta”. Quei due semi li ha portati con sé perché gli ricordano gli occhi della sua mamma.

Non solo botanica, dunque, ma anche intercultura e un’identità che diventa più ricca e più bella ogni volta che incontriamo qualcuno che si prende “cura” di noi. Una storia che commuove, che tocca corde profonde, che si muove dall’esterno all’interno e che, parlando di semi e di natura, parla in realtà di bisogni dell’animo umano.

Il libro è stato presentato lo scorso 6 maggio presso la libreria Pel di Carota. Beatrice Masini ha raccontato che il primo passo è stato esplorare la natura, il meraviglioso Orto Botanico di Padova, e poi è arrivato il momento “intimo”, segreto, privato in cui dall’osservazione di un ambiente si passa all’introspezione e alla creazione di un racconto.

Sonia Maria Luce Possentini ha raccontato delle emozioni provate nel leggere una scrittura poetica ed evocativa come quella di Beatrice Masini, e al contempo della complessità di dover selezionare le tante immagini catturate in visita all’Orto. La conversazione è stata un continuo andirivieni tra tematiche legate all’umano e alla natura, in un intreccio in cui è emersa come parola chiave “cura”.

Ogni seme per diventare pianta ha bisogno di cure, le stesse che dobbiamo riservare alla nostra storia e ai nostri ricordi.

A conclusione dell’incontro abbiamo ragionato anche di numeri. Se è vero che il due sembrerebbe il numero chiave del racconto (2 nomi, 2 case, 2 vite, 2 semi, 2 piante, 2 gli occhi della mamma), forse il numero che rende possibile la crescita sia di una pianta che di una persona è il numero tre: nell’andirivieni tra un seme e il suo giardiniere, tra una persona e chi si prende cura di lei, si innesca quella terza realtà che è il noi, una realtà fatta di continui scambi, una realtà interculturale, ricca e bella.

Di questa realtà hanno fatto parte anche due genitori, che alla fine dell’incontro ci hanno mostrato la foto del loro figlio adottivo. Sembrava Rico Sami, ma ci siamo chiesti: chi di noi non lo è? A un certo punto della nostra vita tutti noi veniamo adottati da un nuovo ambiente. E, con chi ci accoglie, diventa reciproco il prendersi cura.

Chiara Sallemi