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basta pfas_marcia trissino_legambienteNuovi aggiornamenti sulla vicenda Pfas (ne abbiamo parlato qui).

In occasione del #BastaPfas Day in provincia di Vicenza si è svolta la seconda marcia dei Pfiori: domenica scorsa circa 2000 persone hanno manifestato in difesa dell’acqua e dei beni comuni

Non solo associazioni, comitati e movimenti, ma anche cittadini attivi, padri, madri e bambini si sono mobilitati per chiedere alla regione Veneto di trovare immediatamente soluzioni efficaci contro l’inquinamento delle acque che ha interessato l’ampio territorio tra le province di Vicenza, Verona e Padova.

Il corteo è partito in mattinata a Trissino dal piazzale di fronte alla ditta Miteni, ritenuta da più fonti, tra cui l’ARPAV, maggiore responsabile della contaminazione da sostanze perfluoro-alchimiche del corso d’acqua Fratta-Gorzone. Nel paese di Trissino, dove si è conclusa la manifestazione, Luigi Lazzaro presidente di Legambiente Veneto e Piergiorgio Boscagin portavoce del coordinamento Acque Libere da PFAS hanno parlato della necessità dell’applicazione immediata della legge sugli ecoreati di due anni fa e al principio per cui “chi inquina paga” che la norma contiene.

I partecipanti alla manifestazione chiedono fonti sicure di approvvigionamento per l’acqua potabile e irrigua e il sequestro della Miteni; tra le richieste ci sono anche la riduzione a zero dei limiti concessi per la concentrazione di Pfas nelle acque e al libero accesso alle analisi del sangue per tutti i cittadini dell’area contaminata. Infine, secondo il principio del “chi inquina paghi” chiedono che sia l’azienda a pagare l’intervento di bonifica del territorio contaminato, le spese sanitarie e i grandi costi passati, presenti e futuri dei filtri a carboni attivi contro l’inquinamento da Pfas.

Il 12 maggio si è anche svolta a Lonigo, in provincia di Vicenza, una serata molto partecipata per approfondire la recente relazione della Commissione ecomafie che, ad un anno di distanza dal Consiglio regionale Straordinario sulla contaminazione da PFAS, ha mostrato i problemi e le mancanze dell’azione di contrasto, affermando che sia sicuramente ipotizzabile il reato di inquinamento ambientale. Più di mille cittadini hanno partecipato all’iniziativa con vari ospiti, tra cui la senatrice PD Laura Puppato, tra gli estensori della relazione della commissione.

Intanto Greenpeace continua la sua campagna contro i Pfas: dopo aver svolto le sue analisi nelle scuole, martedì ha denunciato la presenza di acqua contaminata da Pfas anche nelle principali città venete: Vicenza, Verona, Padova e Rovigo, che in alcune loro scuole e fontane pubbliche hanno concentrazioni di sostanze perfluoro-alchimiche superiori ai valori consentiti negli Stati Uniti e Svezia: si arriva così a stimare un popolazione coinvolta di 800mila persone.

Al riguardo Andrea Ragona, presidente di Legambiente Padova ha espresso preoccupazione  per i valori riscontrati nell’acqua di una scuola della nostra città, sebbene molto inferiori a quelli rilevati nella zona rossa indicata dalla Regione Veneto ed ai limiti di legge e ha dichiarato: “Confidiamo che ARPAV e gli enti gestori degli acquedotti avviino al più presto un approfondimento sull’eventuale contaminazione da PFAS anche dei pozzi che alimentano la rete idrica padovana”; l’aspetto centrale per Legambiente è fare chiarezza sulle cause dell’inquinamento.

Prosegue nel frattempo la raccolta firme per la petizione #BASTAPFAS! di Legambiente e Coordinamento acque libere da PFAS, per chiedere alla Regione Veneto l’allaccio degli acquedotti inquinati a fonti non contaminate e al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente una legge che imponga valori restrittivi in uso ai limiti ai PFAS nelle falde e ai limiti allo scarico. É possibile firmare qui. 

Luca Cirese – redazione ecopolis

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