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profughi_formazione1Insegnare a differenziare i rifiuti e a leggere le bollette per favorire l’integrazione dei migranti: con questo intento Legambiente Padova ha aderito ad uno dei progetto di accoglienza diffusa.

E’ un piccolo esempio concreto che mostra come la riflessione e la pratica della sostenibilità ambientale riesca a favorire l’inclusione.

La collaborazione di Legambiente nasce dall’appello lanciato a tutto l’associazionismo padovano da Città So.la.re, capofila tra le cooperative coinvolte, a livello regionale, nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), piano del Ministero degli Interni che nasce nel 2002 per favorire l’integrazione sviluppando l’autonomia dei beneficiari anche grazie alla formazione e riqualificazione professionale.

Con il coinvolgimento di vari soggetti – hanno risposto varie associazioni come Arci solidarietà, l’AICS, la Comunità di Sant’Egidio o la Croce rossa, ma anche la CGIL e la CISL – la cooperativa di Salboro ha voluto creare una rete di collaborazione finalizzata all’accoglienza diffusa, un modello di riferimento che viene praticato da molti anni cercando di garantire percorsi di integrazione a livello locale. Significativo che questo SPRAR nasca grazie al protagonismo di quattro amministrazioni locali (Piove di Sacco, Rubano, Ponte San Nicolò e Montegrotto) che hanno accolto la sfida come scelta di responsabilità. “La volontà è di essere protagonisti per poter agire e non subire – hanno dichiarato tempo fa i Sindaci Gianella e Doni – riceviamo finanziamenti europei per sperimentare l’accoglienza di primo livello, quella legata all’emergenza, come un atto di maturità sociale».

In questo contesto  la formazione sui temi della sostenibilità ambientale si è sviluppata tra gennaio e febbraio all’interno delle piccole strutture di seconda accoglienza a Piove di Sacco, Ponte San Nicolò e Rubano. I quattro incontri di circa due ore ciascuno si sono svolti in italiano: a fare da mediatori culturali gli stessi beneficiari che avevano maggiori competenze nella lingua.

Attraverso proiezioni di video e giochi è stato insegnato a una decina di giovani migranti per struttura come differenziare i rifiuti e come leggere il contatore del gas e le bollette. Centrale negli incontri il tema dell’importanza di uno stile di vita sostenibile, per ridurre gli sprechi domestici e far notare l’impatto che hanno i nostri consumi quotidiani; l’attenzione è stata posta a non sprecare l’acqua e gas, con piccoli accorgimenti come chiudere il rubinetto e chiudere le finestre quando il riscaldamento è accesso.

L’iniziativa ha riscosso curiosità e partecipazione nei beneficiari, che in alcuni casi avevano anche alcune pre-conoscenze sulla raccolta differenziata: grande interesse sulla lettura della bolletta, un aspetto importante per essere autonomi in questo paese.

Ecopolis ne ha parlato con Luca Cirese, che, come volontario di Legambiente Padova, si è occupato della parte ambientale del progetto:  “Questa iniziativa conferma in concreto la grande forza della tematica ambientale: la sua trasversalità e la sua capacità di toccare i temi più diversi, arrivando così a interessare tutti senza distinzioni”. “La forza del progetto è essere riuscito”, prosegue Luca, “a tenere insieme due dei temi fondamentali oggi, quello della convivenza inter-etnica e dei cambiamenti climatici, temi che sono sempre più connessi anche all’origine, come mostra l’esistenza dei profughi ambientali”.

“Di questa esperienza” conclude Luca “mi rimangono le tante persone incontrate – gli attivisti, gli operatori, i beneficiari – di una Padova vera ma spesso nascosta, che forse non sarei riuscito a scoprire altrimenti: ricordo in particolare uno dei ragazzi afghani, di un’eleganza principesca nel suo vestito nero, che mi ha offerto un ottimo alla fine della lezione: adesso sta facendo uno stage in pizzeria perché nel suo paese d’origine aveva imparato fare il pane”.

Un bell’esempio di lavoro per la convivenza a Padova, dove c’è chi si impegna per un’integrazione diffusa che eviti la creazione di ghetti, favorendo invece l’incontro e la conoscenza reciproca.

A settembre il progetto verrà riproposto ai nuovi beneficiari delle stesse realtà e, visto il buon risultato ottenuto, probabilmente con le medesime modalità: può essere l’inizio di una  collaborazione più strutturata tra chi si occupa di ambiente e chi si occupa di integrazione.

Laura Fanasetto, redazione di ecopolis

2 Responses to “Fare educazione ambientale con i profughi: un contributo all’integrazione”

  1. lina ha detto:

    Credo che anche i giovani musulmani di seconda o terza generazione, in Francia come in altri paesi europei, sapessero in cosa consiste la raccolta differenziata e come leggere una bolletta. Questo non gli ha impedito di essere ostili a chi li aveva accolti, preferendo arruolarsi come foreingh fighters In Siria.
    Sarei quindi molto più prudente di Laura Fanasetto nel concludere che la manifestazione ha prodotto “integrazione diffusa”.
    Le suggerisco invece alla Signora un tema per il suo prossimo articolo : a 16 anni dal 11/9 quali a suo avviso i risultati del “dialogo” ? Quelli tangibili, ovviamente !

    • Andrea ha detto:

      Attenzione! L’ articolo parla di esempio d’ integrazione diffusa e non sostiene che l’ iniziativa sia risolutiva a livello globale .
      Per questo credo sia necessario apprezzare l’impegno di chi cerca di fare qualcosa di utile e concreto per la convivenza delle persone.
      Sarebbe meglio essere prudenti e non generalizzare.

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