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basso isonzo_seme_siepi_ca sana2Svanisce, almeno per il momento, la possibilità di far nascere al Basso Isonzo una fattoria urbana all’interno di un più ampio parco agricolo che utilizzando pratiche agricole biologiche potesse diventare un luogo di ristorazione, di iniziative culturali e di incontro tra cittadini ed agricoltori, un punto di pubblicizzazione e commercializzazione dei prodotti tipici locali e del parco in particolare.

E’ successo infatti che nei giorni scorsi erano stati posti in asta giudiziaria 5,4 ettari di terreno ed alcune cooperative erano pronte ad acquistarlo per il progetto di un parco agricolo in grado di avviare un processo di riqualificazione produttiva e ambientale, coniugando esigenze pubbliche e private. Purtroppo all’asta si è presentata anche una società immobiliare che, disponendo di maggiori risorse finanziarie, si è aggiudicata il bene. E questo è stato possibile a causa di una sciagurata Variante al Piano Regolatore approvata nel 2004 che ha cancellato dalle planimetrie di piano i confini di un grande parco urbano progettato anni prima trasformando la destinazione d’uso delle aree da verde pubblico a zona di perequazione. In altri termini sono state previste nuove volumetrie edificabili a vantaggio dei proprietari delle aree per ottenerne in cambio la cessione gratuita di una quota parte.

Davvero un peccato questo stop, speriamo solo momentaneo, al processo già avviato di graduale riconversione delle attuali coltivazioni verso una agricoltura multifunzionale, più sostenibile e nel contempo più redditizia. Perché è ormai da qualche anno che associazioni ambientaliste e di quartiere, ma anche cooperative sociali operanti in zona, singoli proprietari di terreni agricoli ed aziende che praticano l’agricoltura biologica, docenti del vicino Istituto d’Agraria e qualche volenteroso tecnico del Settore Verde (prima dello scioglimento del Settore operato dalla Giunta Bitonci) hanno provato ad immaginare una diversa destinazione di tutta l’area, salvaguardandone tradizioni, identità e valori ancora presenti.

Si osserva, senza voler entrare troppo negli ambiti tecnici, che la prassi urbanistica adottata negli ultimi anni va purtroppo verso una sempre maggior frammentazione delle aree d’intervento con evidente danno dell’interesse collettivo, in quanto sempre più difficile diviene ricomporre in forma unitaria a fini pubblici le aree residuali che i privati dovranno cedere al Comune.

Siamo ormai nel pieno della campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco di Padova. Crediamo che l’impegno ad impedire ogni ulteriore consumo di suolo, rimettendo in discussione le previsioni espansive del Piano regolatore, debba essere uno dei temi fondamentali del dibattito politico, associato ad un altrettanto fondamentale impegno a promuovere l’agricoltura urbana.

Di domanda per questi prodotti ce n’è, va ascoltata e soddisfatta. E’ ora di cominciare a ragionare assieme relativamente a come convertire la produzione dei campi rimasti (ad oggi quasi interamente destinata all’alimentazione animale – si stimano poche decine di ore di lavoro per campo all’anno); se destinata alla produzione agricola biologica per la città, la stessa terra potrebbe generare lavoro (si stimano diverse centinaia di ore di lavoro per campo) salute, cultura e legame con il territorio.

Proprio la formazione del parco agricolo e della fattoria urbana del Basso Isonzo potrebbero divenire un significativo e concreto segnale della volontà di perseguire questi obiettivi.

Sergio Lironi, Legambiente Padova

One Response to “Agricoltura di qualità contro speculazione edilizia”

  1. diana ragazzo ha detto:

    La zona del Basso Isonzo sta progressivamente mutando. Costruzioni, costruzioni, costruzioni; eh sì che nel comune di Padova i mq invenduti – da anni – non sono pochi! C’è uno spirito devastatorio del verde – il nostro polmone e soprattutto quello di figli e nipoti -. Sembra non ci si renda conto delle leggi di natura. E tutto in nome del dio denaro. Soldi elevati a divinità, come se ci portasse qualcosa nell’altro mondo. E non è neanche che si lasci “vero patrimonio” agli eredi. Si lascia una colata di cemento, magari colorato, un’aria sempre più irrespirabile, oasi di verde sempre più sbocconcellate.

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