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“Italiani, brava gente?” di Angelo Del Boca (ed. Neri Pozza)

E’ questo uno di quei libri che amici e/o parenti ti regalano in qualche occasione e che essendo di carattere storico, riponi nell’angolo della tua libreria in attesa che si creino le condizioni per la lettura. Il periodo estivo a volte regala più tempo e allora nella borsa di viaggio infili il romanzo del tuo autore preferito, qualche saggio di attualità e il libro di “storia”. Avevo già letto qualcosa di Angelo Del Boca, giornalista e partigiano, studioso del colonialismo italiano e ricordavo il suo rigore nel denunciare le atrocità compiute dalle truppe italiane in Libia e in Etiopia, per questo la curiosità di verificare gli sviluppi del suo lavoro di ricerca, hanno prevalso sulle altre letture.

E’ un libro controcorrente che nei vari capitoli affronta i massacri d’intere popolazioni del meridione d’Italia durante la cosiddetta “guerra al brigantaggio”, le rapine e gli eccidi compiuti in Cina nel corso della lotta ai boxer, i mostruosi sistemi carcerari e lo schiavismo attuati in Africa nel periodo delle guerre coloniali, accompagnati da deportazioni e dall’uso di armi chimiche proibite per piegare le armate indigene. Il tutto passando per le carneficine d’intere generazioni, mandate al massacro nel primo conflitto mondiale e arrivando alle atrocità della seconda guerra mondiale, con la consegna ai nazisti di migliaia di ebrei, votati a morte sicura.

Questa è una ricerca “di parte”, della quale non troviamo traccia nei manuali scolastici, quindi utile da conoscere per allargare il nostro cono visivo e lo spirito critico nella lettura della nostra storia. Il mito degli “Italiani, brava gente” ne esce pesantemente incrinato e consegna a noi le riflessioni di estrema attualità, sulle nostre “missioni umanitarie” fatte di bombardamenti nell’ex Jugoslavia o di presenze militari consistenti in Iraq e Afganistan, per citare le principali.

Quanta retorica e quante argomentazioni che anche oggi, come allora, giustificano i nostri interventi militari sullo scacchiere mondiale, circondando il tutto di un’aurea di falso buonismo! E la mente corre verso la scelta di spendere 12 miliardi di euro per acquistare dalla Lockheed 90 Caccia F-35 e ai recentissimi bombardamenti aerei effettuati dai “nostri” cacciabombardieri AMX Acol nella provincia di Farah, in Afganistan. Cosi ti rendi conto che ancora una volta le spese militari trovano giustificazione dall’uso della forza e gli interessi dell’industria bellica sono sempre collegati alle scelte della politica.

Il libro è stato definito da Sergio Romano, sulle colonne del Corriere della Sera, come “uno straordinario bucato della coscienza nazionale”. E’ un bucato che potrebbe aiutare a liberarci di tanti falsi miti, dando gambe e respiro ai quei principi della cooperazione, della solidarietà, della protezione dell’ecosistema incarnata in Italia e nel mondo dalle migliaia di organizzazioni no-profit, associazioni e comitati. Ecco, quella si “E’ brava gente”!

Francesco Miazzi

2 Responses to “Italiani brava gente?”

  1. Davide ha detto:

    Grazie per la segnalazione, lo leggerò sicuramente. Sull’argomento segnalo due link:

    http://www.criminidiguerra.it/ Un sito ottimo e attendibile che raccoglie documenti e fotografie originali, inediti e non, sui crimini di guerra italiani durante le guerre coloniali e la seconda guerra;

    http://www.umanitanova.org/n-15-anno-92/italiani-brutta-gente Un articolo dal titolo e argomento simili, che sottolinea come sia stata la mancanza di una “Norimberga Italiana” ad aver perpetuato il falsissimo mito degli “italiani brava gente”.

  2. Davide Gobbo ha detto:

    Ritengo che libri come questo siano un utile stimolo per liberarsi di alcuni luoghi comuni sulla “naturale bontà” dell ‘italiano.
    Dopo l’ 8 settembre 1943 le autorità italiane, nel tentativo di riconquistare al paese una posizione onorovele nella comunità degli stati, hanno adottato alcune strategie al fine di minimizzare le responsabilità dell’ Italia per la (e nella) guerra.
    Prima di tutto si cercò di sostenere che il regime fascista non fosse rappresentativo del popolo italiano, perciò le colpe ed i crimini italiani erano definiti come “fascisti” e non come “italiani” (posizione questa condivisa da tutto l’ arco dei partiti del CLN e da intellettuali del calibro di Benedetto Croce, nonostante fosse chiaro a tutti che il regime fascista aveva goduto di un largo, anche se effimero, consenso in alcuni importanti settori del paese).
    In secondo luogo si cercò di incolpare di tutto il governo nazista ed il popolo tedesco.
    Ci si mise poi anche la “fortuna”, nel senso che la rottura tra Stalin e Tito fece mancare il supporto sovietico alla Jugoslavia (principale accusatrice degli italiani) e permise così all’ Italia di evitare i processi ai propri criminali di guerra.
    Si può dire che la volontà di chiudere al più presto il capitolo dell’ era fascista e della ricerca di uno status di potenza mondiale (che aveva accumunato Italia liberale e fascismo) non abbia permesso di elaborare una coscienza dei motivi per cui queste politiche fossero state errate.
    Altro mito della “bontà italiana” che andrebbe profondamente rivisto è quello che riguarda la solidarietà con i paesi in via di sviluppo: si dice spesso che l’ italiano sarebbe naturalmente portato ad essere solidale, ma se si vanno a scorrere le statistiche si può notare come l’ Italia sia sempre in fondo alle classifiche dei paesi donatori (per molti anni l’ Italia ha accorpato nelle stesse leggi cooperazione allo sviluppo e sostegno all’ export delle proprie imprese, quindi anche la solidarietà è stata vista in maniera strumentale).

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