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alberi_selvazzanoHa preso piede nei nostri comuni la tendenza ad abbattere gli alberi che ombreggiano le strade, al primo sospetto che siano ammalati. L’ultimo esempio è quello di via Padova a Tencarola, dove molte piante della specie Celtis (Bagolaro) sono state abbattute nei giorni scorsi. Ora, dopo questa “cura”, al posto di una strada alberata c’è una distesa di asfalto e cemento. Il motivo è sempre lo stesso: gli alberi sono deboli e potrebbero cadere sui passanti e sulle automobili, con grave rischio per la sicurezza. Il tutto suffragato da perizie che ne consigliano l’abbattimento.

Molti cittadini si sono rivolti a noi per segnalare il loro dissenso e per chiedere la nostra opinione al riguardo. Queste le loro domande:
● era veramente necessario abbattere tutti questi alberi?
● non c’erano altre soluzioni possibili?
● gli alberi abbattuti saranno sostituiti e quando?

Domande che giriamo alla nostra Amministrazione Comunale confidando in una sollecita risposta.
Per quanto ci riguarda, in attesa di poter prendere visione delle motivazioni della perizia che giustifica gli abbattimenti, riteniamo che la scelta adottata dall’Amministrazione avrebbe dovuto tenere in maggior conto gli aspetti ambientali e valutare tutte le alternative possibili, privilegiando quelle meno invasive e radicali.

La presenza di alberi nelle nostre strade è necessaria.
Essi svolgono l’indispensabile funzione di difendere la nostra salute assorbendo l’anidride carbonica emessa dalle auto e dagli impianti di riscaldamento, proteggono le abitazioni dal rumore, contribuiscono a fermare le polveri emesse dai veicoli. Abbelliscono la città, come si nota dalla differenza fra le due foto a fianco.

Da che mondo è mondo, venti di notevole intensità hanno provocato la caduta di alberi. Si obbietterà che di questi tempi la violenza delle perturbazioni si è accentuata. E’ vero, ma seguendo questo principio si dovrebbero eliminare, oltre agli alberi, anche le pensiline in plexiglas, le antenne televisive, le tegole, i camini, le coperture in lamiera dei capannoni e tutto quello che in caso di forte vento potrebbe nuocere all’incolumità delle persone. In questi casi si ricorre ad interventi di rinforzo ed irrobustimento delle strutture, perchè non può essere così anche per gli alberi?

Quando un albero si ammala, perde le foglie, non rifiorisce e alla fine si secca e muore. Se viene abbattuto quando è ancora vivo, ci devono essere buone e molto importanti ragioni per fare tale scelta, considerati i costi ambientali che essa comporta in termini di salute e vivibilità.

Chiediamo alla Amministrazione di Selvazzano di rispondere a queste domande:

● gli alberi erano tutti ammalati o solo qualcuno?
● il tronco degli esemplari abbattuti sembrava ancora integro: il rischio di caduta era immediato?
● non esistono altri sistemi di messa in sicurezza degli alberi pericolanti (tiranti, palificazioni, eccetera?)
● gli alberi tagliati saranno sostituiti?
● con quali altri tipi e in che tempi?
● nella stessa posizione dei precedenti?
Il verde urbano appartiene ai cittadini, è stato pagato dai cittadini, viene usufruito dai cittadini. E i cittadini vogliono risposte.

Paolo Cestaro – Legambiente Selvazzano

10 Responses to “Quando gli alberi non muoiono da soli”

  1. Marco ha detto:

    vorrei segnalare qualche appunto all’articolo, ribadendo che sono d’accordo sulla capacità delle alberature di intervenire in modo importante sul rumore stradale e sull’abbattimento delle polveri (più grossolane che sottili) prodotte dai motori a scoppio e dalle caldaie, oltre all’immenso valore estetico e senza dimenticare gli effetti psicologici, di vitalità sociale ed economici legati (esistono innumerevoli lavori scientifici). Ma, rispetto a quanto scritto: “Essi svolgono l’indispensabile funzione di difendere la nostra salute assorbendo l’anidride carbonica emessa dalle auto e dagli impianti di riscaldamento”…è vero solo in piccola parte…se si deve dire che le alberature hanno effetti positivi sulle emissioni, è più giusto parlare dei risparmi di Co2 dati dal minor consumo diretto di combustile fossile per il condizionamento (effetto ombreggiante), quantitivamente molto superiori. Inoltre, la scienza circa la stabilità meccanica degli alberi è tutto che esatta, ad oggi; ad appuntare: 1)ciò che si vede del tronco (la sua parte esterna) è sì indizio di punti deboli, ma non esaurisce le vulnerabilità e il conseguente pericolo di caduta, 2) per l’abbattimento, si usa il principio di precauzione: se non sai esattamente cosa succederà, fai in modo oggi di fare tutto ciò che è possibile per evitare gli scenari peggiori…questo comporta abbattimento e immediato messa a dimora di nuove piante, di alta qualità, sulle quali avviare buone pratiche di allevamento (la perdita di valore estetico c’è, è inevitabile, ma compensabile mantenendo meglio i nuovi alberi)….tutto quanto detto affinchè l’informazione sia il più corretta possibile: più essa lo è, più si può spiegare ai cittadini

  2. Michele Lollo ha detto:

    Salve, non penso che il collocamento di nuovi alberi potrà mai ricompensare quelli tagliati. Quale albero si può sviluppare in dimensioni su un terreno completamente cementificato? Se c’erano dei rischi di sicurezza si potevano avviare interventi di generosa potatura (ho visto bagolari capitozzati ricrescere benissimo, anche se fortemente ridimensionati). Come sempre ha prevalso invece la scelta più pratica, di certo la più dannosa per l’ambiente.

    • Cosetta Bernini ha detto:

      Ove non sussista lo spazio per ripiantare grandi alberi, penserei, in alternativa, si proponesse alle amministrazioni di compensare comunque in situ gli abbattimenti, piantando delle specie rampicanti, in guisa di alte siepi (anche in sequenza con piccoli alberi), in funzione di “barriera” di mitigazione degli impatti negativi dovuti al traffico, su paesaggio ed ambiente urbano.

    • Marco ha detto:

      capitozzare è una procedura ancora in auge, ma sbagliata. Senza addentrarsi nel dettagli botanici, la conseguenza è avere sì una veloce ripartenza, ma l’albero diventa ancora più vulnerabile ai funghi (le ferite lasciate dal taglio sono di grandi dimensioni e punti di facile accesso per i funghi) e perde di stabilità meccanica (aumentando ancora di più il rischio di crollo); rispetto ad “quale albero si può sviluppare in dimensioni su un terreno completamente cemetificato?”, direi che 1) un po’ di spazio esiste, dato che prima gli alberi c’erano, 2) esistono delle soluzioni tecniche per ovviare a questo (dato che ad esempio non si può eliminare troppo marciapiede o strada), e anche delle specie più adatte rispetto ad altre; rispetto al valore (che è denominato “valore ornamentale”), ovvio che un albero di grandi dimensioni non vale un nuovo albero, ma 1) morto il grande albero, comunque sarebbe sostituito da uno nuovo più piccolo, 2) non bisogna limitarsi a un singolo albero, ma al complesso dell’infrastruttura verde di una strada, o meglio, di un paese/città: il mantenimento costante del valore medio dell’infrastruttura verde è il fine della corretta pratica selvicolturale urbana

      • Paolo Cestaro ha detto:

        Segnalo per chi non l’avesse letto (prima non l’avevo notato) il bell’articolo di Paesaggio Veneto sull’abbattimento degli alberi a Padova.
        Lo potete trovare al link: http://www.paesaggioveneto.it/index.php?option=com_content&view=article&id=154:dopo-il-tragico-incidente-di-via-d%E2%80%99avanzo,-a-padova-vita-dura-per-le-alberature-stradali&catid=84&Itemid=435
        Io lo condivido.

        • Chiara Maroso ha detto:

          Sui tanti benefici che i grandi alberi ci regalano nei centri urbani, aggiungo la meraviglia di stare sotto la loro fresca ombra.
          Abbiamo tutti provato a girare in bicicletta o a piedi nella calura estiva, tra muri caldi di case e asfalto bollente di strade e marciapiedi … che magnifica differenza fa correre o camminare sotto un viale alberato, anzichè in una desolata, torrida e senza scampo strada assolata !!!
          Nello specifico del Comune di Selvazzano, vedendo con quanta cura e fantasia addobbava le proprie aiule, mi ero fatta l’idea di un comune sensibile al bello e al verde.
          Mi sbagliavo.
          Che tristezza vedere il viale mutilato, senza alberi, anch e le belle aiuole di fiori hanno un senso di inutilità in un contesto di tale desolazione.

          Segnalo che una serie di platani sono inclinati verso i campi lungo la strada che da Padova porta ad Abano (la continuazione di Via Romana Aponense verso Abano) e in zona Treponti di Teolo.
          Si può prevenire un taglio dissennato almeno per questi grandi alberi?
          Cosa possiamo fare per far sentire il “fiato sul collo ” ad amministratori ignoranti e abbruttiti?
          Grazie a Lega ambiente e alle associazioni naturalistiche che s’impegnano per proteggere quel poco di paesaggio e di natura che ci è rimasta.
          Chiara

  3. Elena ha detto:

    Una lecita richiesta affinché i cittadini siano partecipi dell operato delle amministrazioni

  4. Andrea ha detto:

    Da tempo ho osservato quello che era in programma e a mia opinione le motivazioni legate al taglio dei bagolari di via Padova non sono certamente giustificate dal loro stato di salute o dal pericolo di caduta di rami o degli stessi. Non sono un botanico, ma un appassionato di botanica, molto esperto. Tutti coloro che conoscono le specie arboree ed hanno un po’ di esperienza nella materia sanno che il bagolaro è la specie che più di ogni altra è esente da malattie botaniche. E’ praticamente impossibile che quei bagolari (o almeno tutti) fossero affetti da qualsivoglia malattia che ne comportasse l’abbattimento. Quanto inoltre al pericolo di caduta degli stessi (per eventi atmosferici estremi), ricordo che sono proprio i bagolari gli alberi che più resistono alle sollecitazioni e sono ancorati da un apparato radicale che li rende praticamente ‘inabbattibili’. Sfido chiunque ad estirpare a mani nude un bagolaro alto 1,5 m., solo così ci si può rendere conto della resistenza inusuale di questa specie arborea. Stesso vale per la resistenza dei rami, è un evento praticamente unico il distacco di un ramo di bagolaro. Faccio inoltre notare che tutti i bagolari di via Padova sono stati drasticamente potati all’incirca 3 anni fa (sembravano poi degli alberi giapponesi quando le foglie sono rispuntate!), quindi anche questo rischio era stato completamente cancellato. Si parla di una “perizia”, ma la perizia c’è sempre, anche quando si vogliono tagliare alberi antichissimi e di grande pregio, magari in giardini privati ( vari casi nel centro storico di Padova) perché influenti costruttori vogliono costruire garage sotterranei interrati al loro posto! Io invece punterei l’attenzione più sull’interesse economico legato all’abbattimento degli alberi (e poi l’eventuale loro piantumazione sostitutiva). Oltre alla perizia, chiederei al Comune il costo per l’amministrazione per ogni “albero abbattuto” (quella poi dell’estirpazione dei tronchi e dell’eventuale piantumazione di nuovi), vi sarà poi chiaro quali interessi girino attorno a questo tipo di intervento.
    Lo stesso dicasi per il Comune di Padova e gli insensati abbattimenti “casuali” fatti a danno di ogni specie ad arbitrio delle ditte incaricate (anche qui alberi sanissimi, bagolari, tigli ecc.) appena compiuti da qualche settimana ( i tronchi mozzati sono ancora lì, via Fistomba, Piazzale Codalunga, via Falloppio….., andate a vederli e vedrete che la sezione del tronco è sempre sanissima!)
    Quegli alberi di via Padova, quei bagolari, erano bellissimi, sani, curati e avevano sicuramente più di 40 anni. Nel percorrere la trafficatissima via Padova era un piacere ammirarli e apprezzare la loro ombra, persino le brutture architettoniche di quella zona venivano mitigate!
    Ora rimane solo una strada orribile e al posto degli alberi solo un ricordo, e le tasche di qualcuno ben riempite a spese di quei poveri bagolari, e di tutti noi ovviamente!

  5. Luca Luciani ha detto:

    … in questo ultimi quattro anni non ho mai osservato così tante richieste e conseguenti abbattimenti da parte della amministrazione pubblica nell’ambito territoriale del cdq 4 sud-est … al contempo non ho più ascoltato quelle voci che puntualmente (e a volte giustamente) si alzavano nette durante la precedente amministrazione … chissà perchè.

    Luca Luciani

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