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percorso vita_agricolturaArriviamo mezzoretta prima di cena e Stefano ci accoglie sorridente in un ambiente in cui fervono gli ultimi preparativi per essere pronti ad accogliere gli ospiti. Anche stasera c’è il tutto esaurito.

Siamo nei locali del ristorante Strada facendo, presso l’ex Casa del Popolo di Chiesanuova, completamente ristrutturati e arredati con semplicità e gusto. Alle pareti splendide fotografie che introducono al tema e che ti fanno compagnia per tutta la serata.

D – Stefano, come è iniziata questa avventura?

“Tutto nasce da Percorso Vita, la cooperativa sociale fondata da Don Luca Favarin che si occupa di migranti, di rifugiati e di contrasto alla prostituzione coatta e che oggi conta più di cento giovani, per lo più dai 20 ai 27 anni. L’idea è quella di creare un percorso, una possibilità per queste vittime per una completa autonomia professionale ed economica. Abbiamo iniziato con la gestione di un “orto certificato” nei terreni dell’ex seminario di Este in comodato d’uso dove si coltivano zucche (ne avevamo scritto qui 01/16). Ma abbiamo pensato anche ad un passo successivo, alla ristorazione, aprendo un primo ristorante vegetariano in via San Crispino in grado di assicurare un centinaio di coperti”.

D – Ma con quale criterio scegliete questi ragazzi fra i tanti di Percorso Vita?

“E’ un percorso di selezione che inizia nella cooperativa con un carattere meritocratico. E’ una possibilità che offriamo a tutti, ma che può essere colta solo da chi si impegna, studia, si applica e vuole assolutamente fare un salto di qualità. Chi ci riesce diventa un modello, un punto di riferimento, la dimostrazione che davvero si può cambiare il proprio destino. Chi si occupa di finanza direbbe un “bench mark”.”

D – Mi sembrano ottime iniziative, intelligenti e soprattutto lontane da una logica pietistica ed assistenziale. In questo senso, immagino che non abbiate trovato particolari resistenze anche da parte di chi non vede di buon occhio l’integrazione di questi nuove figure di cittadini.

“Al contrario, abbiamo subito minacce, atti di vandalismo e ritorsioni anche pesanti.”

D – Ma tutto questo non ha fermato il vostro progetto.

“Anzi, abbiamo più che raddoppiato. A giugno dell’anno scorso è partito questo ristorante con 70 coperti dove lavorano 13 ragazzi fra sala e cucina, sotto la guida di uno chef stellato. Si è fatta la scelta di una cucina multi regionale di altissima qualità (abbiamo anche un presidio slow food) riuscendo a contenere in maniera accettabile i prezzi. Se dobbiamo misurare il successo in termini di clienti, dobbiamo dire di aver superato anche le nostre più rosee aspettative, come potete vedere voi stessi.”

D – E per quanto riguarda l’agricoltura?

“Anche qui siamo molto soddisfatti. Stiamo intensificando la collaborazione con Agripolis per migliorare le tecniche di coltivazione e per crescere nei percorsi di formazione. Abbiamo ottenuto sempre in comodato d’uso un appezzamento di 7 campi (circa 23-24.000 mq) a Saccolongo (vedi TGPadova Telenuovo qui) dove abbiamo messo a dimora 500 alberi da frutta con tre anni di vita che assicureranno già da quest’anno una interessante produzione di ciliegie, albicocche e more di rovo impiegando 15 ragazzi riusciamo a garantire un monte di 1.500/1.600 ore lavoro, davvero un risultato straordinario se lo confrontiamo con le 100/200 ore lavoro prodotte precedentemente con la bio massa. Seguiranno 4 mila metri di fagioli nani e di Lamon, circa 10 mila a mais maranello per polenta, zucche e una decina di galline da uova, secondo un progetto di Guglielmo Donadello, responsabile della campagna per l’agricoltura di Legambiente.

D – E tutta questa frutta andrà nelle tavole?

“Non solo, stiamo studiando un nuovo marchio per le confetture, garantiremo qualità e genuinità anche nel prodotto finito.”

D – Un’ultima domanda: come sono i rapporti con gli agricoltori vostri confinanti?

“Devo dire molto buoni. Dopo un primo periodo di diffidenza, hanno iniziato a farci domande sulla nostra esperienza, tanto che ora stanno addirittura mostrando interesse per poter utilizzare anche loro queste nuove risorse.”

E Stefano deve scappare in sala perché stanno arrivando i primi ospiti ed anche il nostro appetito è stato risvegliato dai profumi provenienti dalla cucina.

La cena è stata ottima, il vino delizioso, perfetto il servizio assicurato dai due camerieri che hanno coadiuvato il lavoro di Stefano e Carolina, sobria padrona di casa, impeccabile nella presentazione dei piatti e perfetta nell’aggiungere quel tocco di classe che completa la sensazione di una serata davvero piacevole.

intervista a cura di Mauro Dal Santo, redazione di ecopolis

One Response to “Dal campo al piatto: l’integrazione vien mangiando”

  1. Lucio G. ha detto:

    Invio I miei complimenti e condivido tutto anche il fatto che oggi è sempre più difficile fare del bene attraverso cose giuste… senza pietismi ma per spirito di rispetto della dignità dell’uomo e del suo lavoro. Lucio

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