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orti urbaniGli orti urbani della Mandria e quelli di Montà sono gli esempi che Remo Ronchitelli ha illustrato nella relazione introduttiva, inquadrando l’argomento in un’ottica prevalentemente sociologica.

Le due esperienze hanno in comune un impianto funzionale per una gestione efficiente (sufficienti prese d’acqua e canale di scolo), ma hanno delle peculiarità che vanno analizzate. Gli orti della Mandria, 44 particelle di circa 40 mq, si trovano confinati dall’omonimo parco, da un complesso residenziale a bassa densità edilizia e da un insediamento di Sinti, che si sono bene integrati con la popolazione residente. Nelle vicinanze esiste anche un centro per anziani. Si tratta quindi di una realtà che si trova nella condizione, ancora inespressa, di svolgere un’importante funzione sociale e di aggregazione nei confronti della popolazione circostante.

Gli orti di Montà, vicino al Parco degli Alpini, si caratterizzano per alcune interessanti innovazioni, quali la presenza di una bacheca per la diffusione delle informazioni e l’auto istruzione, un esempio sperimentale di irrigazione a pioggia (sfrutta l’acqua piovana raccolta in apposite cisterne) e una vasca per il compost. Si tratta in sostanza di un esempio di auto sperimentazione, che denota la vocazione ad una gestione intelligente e sostenibile. Inoltre, la presenza di sedie e panchine, portate dagli orticoltori, conferma che a Montà si persegue esplicitamente la finalità di fare degli orti un luogo di aggregazione.

Partendo da questi esempi si coglie l’esigenza che la gestione degli orti in città non sia lasciata allo spontaneismo, ma vada realizzata una forma di coordinamento che diffonda le buone pratiche ed esalti le potenzialità, anche ai fini sociali, di queste esperienze.

Peraltro, lo sviluppo sistematico e coordinato degli orti urbani è, secondo Ronchitelli, ineludibile in quanto a Padova esistono tutte le risorse ed esperienze necessarie allo scopo. Tra queste: il più antico orto botanico del mondo (1545) come fonte di scienza e di esperienza; il Parco della Fenice (felice collaborazione tra il Consorzio della ZIP e lo scoutismo) dove, non potendo utilizzare l’acqua inquinata del Roncajette, si sta ricorrendo alla chimica inorganica per la depurazione; il Parco didattico dell’ex Macello (sorto nel 1973 con la prima crisi del petrolio) dove, nel laghetto realizzato al suo interno, si sperimenta la fitodepurazione; l’esistenza, a Padova ed in alcuni comuni limitrofi, di numerose esperienze di orti urbani sia pubblici che gestiti da associazioni; infine, tra le risorse, la crescente dotazione di parchi e aree verdi nella città e l’esistenza di una importante rete fluviale.

Il capo settore comunale al Verde, dott. Barbariol, ha voluto precisare che l’attenzione del comune al fenomeno degli orti è in atto da più di 25 anni. Dopo le prime esperienze di via Buzzaccarini, sorte per arginare lo spontaneismo nell’uso orticolo di aree pubbliche, si è passati agli orti sociali dedicati a particolari categorie di cittadini, per arrivare, con i recenti bandi, ad una offerta di circa 600 lotti rivolta ad associazioni e cittadini, senza limiti di età o di condizione sociale. Ciò a dimostrazione dell’importanza che il comune attribuisce agli orti urbani come fattore indispensabile per lo sviluppo sostenibile della città. Essi, infatti, danno una risposta all’utilizzazione delle aree libere non attrezzate e sono in grado di produrre un rapporto con la natura decisamente superiore a quello della semplice fruizione dei parchi e giardini, garantendo nel contempo la cura e la sorveglianza del territorio.

L’incontro si è concluso con l’illustrazione di due esperienze significative: il corso di Orticoltura organizzato da Legambiente Limena, per il recupero dei sapéri e delle tradizioni venete, impostato su un’attività didattica e pratica, che ha consentito anche di stipendiare, per la manutenzione dell’orto, alcune persone bisognose; la seconda esperienza è quella del Circolo Wigwam “Il presidio…sotto il portico” a Camin, che dal 2004 cerca di salvaguardare l’unico brano di territorio destinato a verde all’interno delle aree espropriate per realizzare la Zona Industriale di Padova. Nelle adiacenze di una casa rurale di impianto seicentesco, sede del circolo, sono stati recuperati 2000 m2 ad orti sociali, ma l’obiettivo principale è di creare un parco di 5 ettari. Ebbene, su quest’area, la ZIP ha di recente chiesto al comune il cambio di destinazione d’uso, da verde a impianti produttivi. Un progetto che va assolutamente contrastato.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

2 Responses to “Orti urbani per il Parco”

  1. Luca Luciani ha detto:

    … i regolamenti dovrebbero essere chiari, decisi e snelli … altrettanto l’organizzazione … bisognerebbe avere più fiducia nella naturale e spontanea comunicazione di buone pratiche tra pari … l’idea di controllare così tanto, tutto e, almeno a parole, così in profondità, è frutto di una visione iper-statalizzata che collide con la libertà personale e il potenziale valore degli individui.

    Luca Luciani

  2. paolo ha detto:

    Ciao a tutti,
    sto cercando di attivare degli orti urbani privati, aperti a tutti, in Padova, loc. Camin, le difficoltà che incontro sono molte.
    Chi è interessato mi contatti (pavna@libero.it)
    Saluti, Paolo

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