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dialoghi_città_civiltà_okohaus archeNegli ultimi decenni le città del mondo sono molto cresciute, in termini materiali e demografici, ma non sono sostanzialmente cambiate nella struttura giuridica, sociale e infrastrutturale.

Spesso, continuiamo a immaginare il futuro ancora come una replica del passato. In realtà, il nuovo o, se si preferisce, l’inedito del domani è frutto e risultato di sogni, di progetti, di scelte e, persino, di virtù di donne e uomini coraggiosi e generosi, che hanno saputo “osare” prima di tutto nutrendo di pensieri e di obiettivi esigenti il proprio agire, sia nella vita professionale sia in quella personale e sociale.

«Nessun vento – ebbe a dire Seneca – è favorevole al navigatore che non sa dove andare». E immaginare il futuro, in realtà, è quanto di più pratico e operativo ci sia.  Ma poiché «ogni lungo viaggio – come recita un saggio cinese – comincia con un breve passo», così la città di domani prende forma da domande importanti, seppure semplici, che qualcuno ha, per l’appunto, il coraggio di porsi.

La Fondazione Lanza di Padova, Centro di studi e ricerca in etica applicata, nata alla fine degli anni Ottanta, in sinergia con la Rivista “Etica per le professioni”, ha deciso di dare vita a un percorso denominato “Dialoghi civili” sulla “Città” con l’obiettivo di realizzare un convegno nazionale sul tema. L’itinerario, decollato a margine di un Corso di Alta Formazione realizzato a Monteortone Terme a fine estate 2016 dal titolo “Disegnare la città”, punta a creare luoghi e tempi di ascolto e di confronto per condividere, più che risposte, domande che aiutino a pensare, immaginare e disegnare la città e la convivenza urbana di domani. E si sa, l’immaginazione è possibile se c’è speranza nel futuro e fiducia in sé e negli altri

Il terzo incontro di “Dialoghi civili”, svoltosi a inizio marzo (il primo – “Immaginare la convivenza e l’ambiente di domani” – è stato realizzato a dicembre 2016, il secondo – “La città mediante. Intercultura. Seconde generazioni” – a inizio febbraio), ha preso spunto da un’interessante pubblicazione del geografo e saggista Corrado Poli: “Politica e Natura. L’inganno della sostenibilità(Padova,Proget edizioni, 2017).

La particolarità del saggio (che raccoglie idee tratte da precedenti pubblicazioni sulla questione ambientale, pubblicate in riviste accademiche e libri editi da Springer in lingua inglese in America), oltre allo stile spigliato e comunicativo, è in una riflessione  sulle diverse ottiche attraverso le  quali viene affrontato il tema della sostenibilità, una riflessione che aiuta il lettore a comprendere quanto sia importante non solo usare un linguaggio adeguato, ma ancor di più raccogliere domande, pensieri, sfide che riguardano il tema dell’ambiente e  trasformarle in progettualità urbanistiche capaci, in modo virtuoso e coerente, di assicurare a tutti una alta qualità di convivenza e di armonia con l’ambiente.

Il tema dello sviluppo sostenibile – come bene spiega l’autore nel volume – andrebbe sostituito con un diverso paradigma (da definire sinergicamente), grazie al quale l’ambientalismo si ponga in alternativa dialettica con la globalizzazione e il sistema cosiddetto neo-liberista. Il ruolo dei movimenti populisti europei in relazione alle tematiche ambientali e l’interessante interpretazione delle politiche urbane e ambientali osservate dal punto di vista delle politiche di genere, come scrive Poli nel suo libro, incoraggiano a considerare quanto sia sempre più importante proporre percorsi e modelli di formazione per dirigenti delle politiche urbane affinché sappiano mettere in atto un ambientalismo umanista, attento alle persone.  E tutto ciò in dialogo con quanti concretamente si impegnano nella tutela dell’ambiente, anche alla luce delle recenti prese di posizione del Papa con l’Enciclica Laudato si’.

Germano Bertin – Caporedattore “Etica per le professioni”

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