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Ospedale PadovaIl dottor Tullio Todescoex dirigente di primo piano Organizzazione del Servizio Sanitario, interviene (qui il testo integrale) nel dibattito sul nuovo ospedale, per condannare  il  “decisionismo autoritario” che ha deciso di abbandonare l’esistente ospedale.

Sostiene che una qualche ragione per la ricostruzione dell’ospedale può essere trovata sul piano edilizio, ma non sul piano tecnico sanitario dove sono altre le priorità

Per quest’ultime è decisamente preferibile la conservazione e il razionale rinnovamento dell’attuale complesso che, oltre a corrispondere pienamente ai bisogni della popolazione, assicura la continuità funzionale di strutture e di impianti tecnologici ancora validi e di alto pregio, con alti indici di efficienza, qualità e produttività.

L’area di San Lazzaro, inoltre, non ha la stessa dotazione di servizi dell’attuale sede ospedaliera e non rispetta nemmeno i parametri previsti dalla normativa della Comunità Europea sulla collocazione dei nuovi ospedali; normativa che tra l’altro subordina la decisione finale sulla localizzazione dell’ospedale ad una consultazione attiva e aperta della cittadinanza, che conduca a una scelta condivisa.

Il dottor Todesco, a conforto delle sue argomentazioni, cita un documento intitolato “Polo della salute – Policlinico universitario – Visione e Proposta” reso pubblico dalla “Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi” diretta dal professor Mario Plebani.

Nel documento si sostiene che il Polo della salute, quale centro complesso di valore internazionale, dovrebbe fondarsi sulla triade “Università, Ospedale, Territorio”, comprendendo tutta l’assistenza sanitaria, anche quella espletata dai servizi di base. Questo presupporrebbe  “la sinergica integrazione delle figure professionali di istituzioni e di servizi operanti nel sistema” e dovrebbe trovare realizzazione attraverso “un’unica Azienda Sanitaria Universitaria”.

Viene evidenziato inoltre che, per  conseguire nel modo migliore le finalità istituzionali occorre valutare sempre l’adeguata collocazione di strutture e servizi, per assicurarne il buon funzionamento e  un armonico sviluppo futuro. In particolare fra le aree cliniche, il polo didattico e i centri di ricerca è indispensabile  che vi sia una stretta integrazione  funzionale, che si realizza con la vicinanza fisica e relazionale delle sedi, ove possano essere espletate in sinergia multipolare le attività di Didattica, di Ricerca e di Assistenza.

Secondo il dottor Todesco la soluzione del nuovo ospedale, approvata dalla Regione, non corrisponde alla “Visione” culturalmente e praticamente più completa, anche sul piano tecnico sanitario organizzativo, della Scuola di Medicina, che ritiene opportuno continuare ad utilizzare le strutture ancora efficienti del complesso esistente, ben integrate con quelle del polo didattico.

Gli spazi necessari per lo sviluppo della didattica e della ricerca possono essere facilmente trovati in prossimità dell’esistente polo ospedaliero, favorendo così l’auspicabile impiego del personale  qualificato e competente  del Servizio sanitario nelle attività didattiche destinate alla preparazione e all’aggiornamento professionale.

L’esplicito invito del dottor Todesco alla Regione è di tener conto delle valutazioni della Scuola di Medicina, abbandonando l’idea del nuovo Ospedale e valorizzando l’esistente attraverso un approfondito progetto di rinnovamento strutturale e organizzativo, elaborato da tecnici di valore, d’intesa con l’Università e col diretto concorso dei responsabili dei  servizi.

Soluzione questa da preferire anche per il Complesso  Didattico Universitario che, per l’ospitalità degli studenti e specializzandi, può contare su un “Campus diffuso” già esistente e sulla possibilità di acquisire spazi ed edifici sottoutilizzati nelle vicinanze del complesso clinico ospedaliero di Padova.

Lorenzo Cabrelle – redazione di ecopolis

5 Responses to “Per garantire servizi sanitari non serve un nuovo ospedale. Lo dice la Scuola di Medicina dell’Università”

  1. Daniele Buso scrive:

    L’attuale area ospedaliera rappresentata l’emblema del degrado urbanistico della città di Padova.Nessun ospedale al mondo è diviso da una arteria di traffico ad alto scorrimento nella zona piu inquinata di Padova! Per fortuna il Magnifico Rettore e moltissimi eminenti medici la pensano in modo molto più innovativo, volto al sano sviluppo dell’eccellenza medica patavina, in una grande area come San Lazxaro.
    Daniele Buso

    • Fabrizio Buso scrive:

      …invece a San Lazzaro sarebbe completamente avvolto dalle arterie ad alto scorrimento…anzi si potrebbe fare una convenzione con l’Ikea; sconti a chi porta la ricevuta del ticket o l’attestazione di ricovero! Non sono le strutture a fare un buon ospedale, ma il personale che vi opera. Non si può dare in ostaggio la città ai palazzinari e poi lamentarsi quando succedono i disastri ambientali o si è soffocati dal traffico!

  2. Luca Luciani scrive:

    … scrivere oggi, nell’epoca di uno dei massimi sviluppi della comunicazione umana grazie alle reti, alla rete internet, e a tutte i ritrovati tecnologici digitali che consentono una ricchissima e articolata comunicazione interattiva multimediale (peraltro in continua espansione ed evoluzione), che “… una stretta integrazione funzionale, si realizza con la vicinanza fisica e relazionale delle sedi …”, non può che essere il risultato argomentativo di persone con la testa volutamente fissa al passato ed esprimere la forte connotazione di una mentalità conservativa. Tra l’altro, inspiegabilmente anche e soprattutto per Legambiente, nessun accenno, nessuno, ai beni storico-monumentali presenti nell’attuale spazio dell’ospedale, letteralmente seppelliti e finanche sostanzialmente distrutti dalla presenza delle attuali cliniche e dalla tipologia di utilizzo di quei luoghi.

  3. Luca Luciani scrive:

    … altra cosa che proprio non riesco a capire nella sua semplificazione e indeterminatezza: “Gli spazi necessari per lo sviluppo della didattica e della ricerca possono essere facilmente trovati in prossimità dell’esistente polo ospedaliero ….”: dove esattamente? a quali spazi ci si riferisce?
    … inoltre “… può contare su un “Campus diffuso” già esistente e sulla possibilità di acquisire spazi ed edifici sottoutilizzati nelle vicinanze del complesso clinico ospedaliero di Padova.”: quali spazi? quali edifici? dove?

  4. Lorenzo Cabrelle scrive:

    Legambiente ha messo a disposizione la sua newsletter Ecopolis per dare voce ai cittadini sulle scelte che riguardano il futuro dell’ospedale di Padova. La città ha il diritto di potersi esprimere sulle scelte strategiche che riguardano il suo futuro ed il decisore pubblico ha il dovere di valutare con attenzione le esigenze e le aspettative dei cittadini. Legambiente ha espresso pubblicamente le proprie valutazioni e critiche sulle varie proposte presentate dalle amministrazioni che si sono succeduta al governo della città. Ha soprattutto criticato la scelta di delocalizzare l’ospedale in assenza di un serio e coraggioso progetto di recupero dell’esistente. Un progetto che desse risposta alle criticità esistenti in termini storici, ambientali e viabilistici (richiamate anche dai precedenti commenti) e che puntasse all’ottimizzazione del polo sanitario attraverso il recupero urbanistico del rione Portello, secondo il modello dell’ospedale diffuso di Renzo Piano

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