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Scuola_carità_legambiente In via San Francesco, nelle vicinanze della chiesa omonima, sul lato opposto della strada, sotto il porticato, un portoncino scuro dà accesso all’antica sede della Scuola di Santa Maria della Carità.

Ecco, al primo piano, davanti a noi la meravigliosa Sala del Capitolo: scopriamo pareti interamente affrescate che raccontano episodi della vita della Vergine, mentre in alto, scorgiamo un pregevole soffitto ligneo a cassettoni, ahimè, solo in parte dipinti.

Vedendo questo spettacolo magnifico, molti restano a bocca aperta e esclamano: “Non sapevo, non avrei mai immaginato che esistesse una cosa del genere qui a Padova, in questa zona.” Eppure questo meraviglioso luogo, risalente al XV secolo circa, esiste ed è liberamente, gratuitamente visitabile grazie ai volontari di Salvalarte Legambiente Padova e del Centro Turistico Giovanile, “custodi” che lo aprono al pubblico in giorni e orari prestabiliti, con il consenso della parrocchia di San Francesco, proprietaria dell’edificio. Probabilmente per l’estate si potrà usufruire dell’apertura anche il giovedì sera.

A questo punto serve una breve precisazione. Il termine “scuola” o “fraglia spirituale” designa in era veneta, in epoca medievale e moderna, le confraternite laiche, sorte nelle città dal XIII secolo in poi con finalità devozionali e assistenziali. I componenti di queste realtà associative si ritrovavano per pregare assieme, partecipavano a funzioni e a processioni religiose, si riunivano e si prendevano in carico esigenze economiche, fisiche e spirituali dei confratelli in difficoltà e delle loro famiglie (in caso di malattia, infortunio o morte). Spesso le confraternite più ricche e importanti avevano sedi proprie, prestigiose e fastosamente ornate, come Scuola della Carità e molte altra a Padova (per esempio la Scoletta del Santo, la scuola di San Rocco e la Scoletta del Carmine, rispettivamente nelle vicinanze della basilica del Santo, della chiesa di Santa Lucia e della chiesa del Carmine).

Il volume La Scuola della Carità a Padova (a c. di G. Silvano, Padova, Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, 2014) offre una completa e concreta panoramica sulla sede, sulle caratteristiche, sulla storia e sulle attività della Scuola della Carità. Interessanti contributi evidenziano come la confraternità, tra il XV e il XVIII secolo, facesse parte di una articolata rete di assistenza che – assieme ad altre strutture adibite alla cura dei malati (come l’ospedale San Francesco, nella via omonima, e il Lazzareto nuovo nell’area delle Brentelle) o all’accoglienza di bambini abbandonati (come la Ca’ di Dio nell’attuale via Santa Sofia e l’ospedale degli Orfani Nazareni di Borgo Ognissanti) – forniva aiuto e supporto ai poveri e agli emarginati a Padova in epoca medievale e moderna, limitando disagi e prevenendo potenziali conflitti sociali.

La Scuola della Carità, attiva nell’ambito della beneficenza, distribuiva elemosine e generi alimentari ai bisognosi, assisteva vedove e carcerati e assegnava doti a giovani donne di famiglie umili in modo che potessero sposarsi e acquisire così autosufficienza economica. Infatti, la confraternità, grazie a generosi lasciti testamentari, osservando fedelmente le ultime volontà dei benefattori, prestava soccorso alle fasce sociali più deboli presenti in città. L’enorme archivio della Scuola della Carità racconta gesti di solidarietà di molti che, ispirati da motivazioni religiose, di fatto contribuivano a una redistribuzione di risorse a favore dei poveri, in assenza di un welfare statale. Nel 1806 la confraternità fu soppressa e i suoi beni (e relativi vincoli) passarono ad altri soggetti. Di essa rimane una stupenda testimonianza storica, artistica e culturale nella antica sede denominata anche oggi Scuola della Carità.

Silvia Rampazzo, volontaria Salvalarte

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