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cortina muraria via VolturnoCi risiamo. Un qualsiasi spazio libero, un prato a ridosso delle mura, è per definizione “abbandonato”. Anzi, “allo stato selvaggio”.

Poco importa che in realtà venga regolarmente falciato. Meno ancora interessa che sia parte integrante delle mura. 

Come la fossa all’esterno del baluardo Cornaro, anche il prato interno al San Prosdocimo, per essere salvato dal degrado, “deve diventare un parcheggio a furor di popolo” come argomenta  un articolo de Il Mattino pubblicato il 27 dicembre scorso.

Il giornale si fa portavoce della richiesta dei commercianti della zona di via Palestro, via San Prosdocimo, via Orsini, via dei Tadi fino al Duomo affinché al posto di un “banale” campo verde si creino ben 200 posti auto a disposizione dei clienti o di chi vuole lasciare l’auto praticamente in centro per una bella passeggiata nella zona storica della città. Con tutto il rispetto e la comprensione per i problemi dei commercianti della zona (come già per quelli del personale ospedaliero), è necessario guardare prima agli interessi più generali e al futuro della città. Di quel futuro le mura sono, ormai per riconoscimento unanime, elemento centrale e strategico.

D’altra parte, il Comune ha da tempo annunciato che realizzerà un ben più ampio parcheggio nell’area dell’ex caserma Prandina. Non c’è ragione di crearne un altro a pochi passi, al prezzo della distruzione delle vestigia di un baluardo, certo non il più bello, ma l’unico, fra quelli del fronte occidentale, che conservi quasi integre le casematte, tre per fianco. Ambienti sotterranei, voltati, che stanno proprio sotto a quel prato che invece si vorrebbe riempire di macchine. Esistono precisi vincoli urbanistici e di tutela su quell’area e, se non ricordiamo male, la Soprintendenza ha espresso già nel 2008 parere negativo alla ben più modesta richiesta di ricavare 35 posti auto nella porzione più vicina a via San Prosdocimo, lungo la cortina. Non vediamo come potrebbe oggi autorizzare la destinazione a parcheggio dell’intero bastione.

Quell’area fa parte integrante delle mura cinquecentesche, che sono una cosa un po’ più complessa del semplice muro. Era un tempo occupata dal terrapieno interno, poi da case popolari che nel tempo sono state demolite. Mantenerla libera e leggibile è un obbligo, se vogliamo che il Parco delle Mura abbia un senso e valorizzi come un insieme organico e continuo la cinta rinascimentale più estesa esistente al mondo, la prima realizzata intorno a una grande città di pianuraUn atout che Padova potrà giocarsi nel prossimo futuro, se ne avrà la lungimiranza, per collocarsi al centro di un sistema regionale di flussi turistici, recuperando antichi percorsi come la via Pelosa, di cui via San Prosdocimo è il tratto urbano e il baluardo il naturale punto di arrivo. Pronto a divenire importante punto di servizio e informazione, per la visita alle mura e alla città.

Intanto, sarebbe bene che le casematte fossero, se non restaurate, messe almeno in sicurezza. Se fossero conosciute e visitabili, alle mura si guarderebbe con occhio diverso. Il piano per il recupero delle mura alla vita della città è avviato. Non vanno sprecate energie e risorse, va evitato ogni intervento controproducente rispetto alle prospettive che il piano apre per l’immagine della città, la qualità dell’habitat, il turismo e… il commercio!

Comitato Mura di Padova

2 Responses to “Difendere la bellezza di Padova con il Parco delle Mura”

  1. Luca Luciani scrive:

    … sì, ma che si faccia realmente questo parco delle mura e che, soprattutto, sia realmente fruibile e non chiuso da cancelli invalicabili!!!

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