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Colli EuganeiLa manovra a sorpresa dei consiglieri regionali Sergio Berlato e Stefano Valdegamberi ai danni dei parchi dei Colli e della Lessinia non ha avuto successo.

L’immediata  mobilitazione delle associazioni ambientaliste, dei sindaci e degli albergatori termali, è riuscita a far aprire gli occhi a una maggioranza che aveva sottovalutato i pericoli che gli emendamenti, voluti dai due consiglieri, nascondevano.

L’obiettivo, nascosto dietro l’aumento della popolazione dei cinghiali, era di mettere nuovi territori a disposizione dei cacciatori di Berlato e degli speculatori di Valdegamberi. Si rischiava cioè un riduzione drastica della superficie dei parchi per aprire la porta agli interessi delle lobby elettorali  che sostengono i due consiglieri.

La Giunta regionale ha frenato questa manovra con un emendamento alla finanziaria regionale che riserva alla Giunta la modifica del perimetro dei parchi. Ma così cambia solo il soggetto attuatore e non la sostanza. Si rifugge il nodo centrale: la discussione ampia, aperta e fondata su dati certi del ruolo delle aree protette del Veneto, il loro bilancio e le loro prospettive a ventisei anni dalla legge istitutiva. I parchi non sono solo confini tracciati sulla carta che si ridisegnano ascoltando questo o quel sindaco, questa o quella lobby: i parchi sono strumenti tanto di conservazione quanto di prospettiva di cambiamento dello sviluppo al loro interno.

Per valutare i parchi e indirizzarli verso prospettive coerenti alla loro natura, occorre dunque chiamare a discutere i soggetti interessati e attivi in un processo di consultazione che eviti i rituali delle audizioni, delle conferenze dei servizi , ma che porti tutti a dare il proprio contributo alla definizione della natura, della funzione  degli obiettivi che un parco o una riserva possono avere. Una buona legge ha bisogno di una esauriente consultazione che solo una conferenza regionale  sulle aree protette può dare. È questo l’invito che Legambiente fa alla Giunta regionale perché prosegua sul cammino che aveva intrapreso sei mesi fa presentando una nuova proposta  di legge sulle aree protette.

Quanto ai cinghiali, che hanno rappresentato il pretesto dell’iniziativa di Berlato e Valdegamberi, va detto in modo chiaro che le esperienze italiane dimostrano che l’attività venatoria favorisce la riproduzione della specie che, avvertendo il pericolo dell’estinzione, tende a riprodursi ancora di più. La Regione Veneto ridiscuta come va fatto un piano di contenimento e lo adotti, dimenticando le fandonie di chi vuole estendere la caccia pensando che i cinghiali spariscano d’incanto. Ancora una volta riaffermiamo che è solo la conoscenza che deve determinare le decisioni, non le opinioni, peraltro poco fondate, di qualche consigliere regionale.

 Angelo Mancone – Responsabile Aree Protette Legambiente Veneto

One Response to “La mobilitazione salva Parchi regionali e Colli: che fare ora?”

  1. Pollini scrive:

    CHI li ha portati i cinghiali, sugli euganei e sui berici, cazzo!

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