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grap padovaImmaginiamo un proprietario di terreno che si presentasse dal notaio per eseguire un rogito di vendita e venisse a scoprire di avere da anni un vincolo urbanistico, imposto dalla Regione, a lui mai ufficialmente notificato. Impossibile?

E’ quello che può succedere con il GRAP, il Grande Raccordo Anulare Padovano, progettato e predisposto attraverso una serie di vincoli urbanistici mai dichiarati ai proprietari dei terreni interessati dal pianificato attraversamento.

Ma quando si prevederebbe l’inizio fattivo di una tale impattante opera regionale finanziata da società private? Forse mai.

Ilaria Bramazza, presidente del Comitato scientifico per la revisione dei project in atto, durante un convegno a Milano il 10 novembre scorso, riferendosi alle grandi opere stradali previste nel Veneto (Pedemontana, Nogara Mare, Sistema delle tangenziali Venete, GRA di Padova, Via del Mare, Passante Alpe Adria, Nuova valsugana, Statale 10 Padana Inferiore) ha dichiarato: “nessuna di queste opere esiste, è un libro dei sogni. L’unica in via di realizzazione è la Pedemontana che dovrebbe essere terminata entro due anni, sempre se troviamo la soluzione ai problemi sorti”. (fonte: ‘Nuova Venezia’).

A questo punto sarebbe davvero interessante capire, alla luce di quanto esposto, cosa ci si possa attendere di nuovo per i nostri già martoriati territori. Ancor più interessati sarebbero gli attuali proprietari dei terreni sotto vincolo i quali, già in procinto di radunarsi attorno un apposito comitato di danneggiati “vittime del GRAP”, paiono intenzionati a dare battaglia legale alla Regione, onde chiedere la rimozione dei vincoli esistenti, appunto, o quantomeno ricevere in contropartita adeguato indennizzo.

Sembra preannunciarsi all’orizzonte un italico palleggiamento di competenze tra Regione e amministrazioni comunali coinvolte nel previsto tracciato dell’opera.  

Una sentenza della Sezione Quarta del Consiglio di Stato del 24 agosto 2016, n°3684, in ordine ai vincoli espropriativi afferma: “il vincolo, se incide su beni determinati, in funzione non già di una generale destinazione di zona, ma della localizzazione di un’opera pubblica la cui realizzazione non può coesistere con la proprietà privata, deve essere qualificato come preordinato alla relativa espropriazione”.

Si aggiunge a quanto sopra che, la reiterazione del vincolo non è dovuta qualora essa comporti il superamento della durata fissata dal Legislatore come limite alla sopportabilità del sacrificio da parte del soggetto titolare del bene. Decorso quindi il regolare quinquennio si prevede la normale decadenza.

Ed è esattamente quello che i proprietari oggi s’aspettano. Si tratta solamente di capire chi abbia la competenza per l’annullamento di tali vincoli tuttora vigenti.

Chi dovesse rivolgersi all’amministrazione comunale di Selvazzano sappia che la risposta potrebbe essere un pilatesco: “lo faremmo volentieri se la Regione ce lo mettesse per iscritto”. E questo malgrado la Regione abbia già dichiarato, a chi ne ha fatto richiesta, che non vi è allo stato alcun vincolo tecnico-giuridico per le aree interessate dal GRAP (progetto ancora in fase preliminare e non approvato) se non per i vincoli previsti dalla programmazione urbanistica comunale.

A parte tali schermaglie burocratiche tra enti pubblici, che creano comunque non poco disagio al cittadino che si trovasse coinvolto, il lascito della gestione Galan in Regione, con la stipula di contratti sulle opere ormai decennali e le aspettative di recupero investimenti drasticamente ridimensionate rischia di diventare, per la Giunta regionale attuale, un drammatico ginepraio di insolvenze e indennizzi tale da comportare un forte rischio di danno erariale per le casse dell’amministrazione pubblica. Un bel guaio sul quale la Regione attende il parere del Ministero delle Infrastrutture.

La via di fuga auspicata parrebbe essere l’azzeramento di tutti i project in attesa di delibera, in modo da non dover indennizzare le società costruttrici concessionarie a cui stanno per aggiungersi le legittime rivendicazioni dei proprietari terrieri di ben 27 comuni coinvolti.

E noi tutti, in quanto cittadini ambientalisti e fermi oppositori delle Grandi opere inutili, chissà se potremo finalmente avere una risposta definitiva, quanto più esaustiva e soddisfacente, sulla annosa questione dei collegamenti viari autostradali. Che sia anche questa un sogno?

 Flavio Boscatto, Legambiente Selvazzano

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