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Ospedale PadovaSono molti i punti di contrasto e le contraddizioni relative alla costruzione di un nuovo ospedale a Padova, a partire dal fatto che nel programma elettorale Bitonci scriveva altro.

Sono troppi? è arrivato il momento di indire un referendum, sostitutivo di quel processo partecipativo che non c’è stato?

A “favore” del commissario Penta, che sicuramente legge ecopolis, proviamo a ricordare alcune delle principali criticità emerse circa l’ipotesi di una dislocazione periferica.

Legambiente è spesso intervenuta, sia durante l’amministrazione Zanonato che durante quella Bitonci che, dopo un percorso ondivago e contraddittorio, ha preferito il sito di Padova Est. Presentate le osservazioni congiuntamente ad Italia Nostra (clicca qui), abbiamo stimolato il dibattito ospitando opinioni varie in ecopolis, per coprire, almeno parzialmente, quel vuoto informativo e partecipativo che Bitonci non si è impegnato a colmare. Infatti l’ultima Amministrazione non ha né coinvolto i portatori di interesse nè attivato strumenti quali Agenda 21.

Su “queste pagine” sono intervenuti parecchie personalità, sia del mondo delle professioni che della medicina. Fra questi citiamo il dr. Fabrizio Cardin, medico ospedaliero e il dr. Claudio Carrara, medico di medicina generale sul territorio, che si sono interrogati sugli enormi costi di realizzazione, mettendo in dubbio che ne possa derivare un vantaggio significativo per la salute dei cittadini.

Il dr. Tullio Todesco, ex dirigente apicale dell’Organizzazione dei Servizi Sanitari, è intervenuto in due occasioni (qui l’intervento del 2014) per sostenere le ragioni della rigenerazione dell’ospedale esistente rispetto al suo trasferimento in altra sede. Tra i vantaggi ha citato: i minori costi, la continuità delle attività e dell’utilizzo degli impianti tecnologici ancora validi, nonché la presenza di servizi facilmente accessibili. L’area di San Lazzaro, invece, è inidonea perché non soddisfa alcuni requisiti indispensabili previsti dalle norme europee. Inoltre, per Todesco, “il nuovo sul vecchio” era la volontà dei cittadini espressa nel voto alle elezioni.

Anche l’architetto Francesco Galesso si schiera decisamente per un intervento sull’attuale area ospedaliera e, partendo dall’assunto che riqualificare sia funzionale sia per l’ospedale che per la città, propone un’ipotesi progettuale che risolve molti dei problemi ritenuti insolubili. Sua la denuncia che si sia rinunciato a predisporre un serio progetto di ristrutturazione dell’esistente, scelta di vitale importanza per Padova, eludendo gli obblighi di legge in materia di pianificazione dei poli sanitari.

Altri problemi, citati in articoli e nelle osservazioni di Legambiente ed Italia Nostra, riguardano l’assenza di una risposta circa il recupero dei beni storici ed architettonici interni all’area ospedaliera lasciati liberi in caso di delocalizzazione e quello del campus universitario. Un buon progetto di ristrutturazione può, invece, dare risposta a queste esigenze ed offrire inoltre la possibilità di risolvere lo stato di degrado ed abbandono in cui versa il rione del Portello, espandendo al suo interno il polo ospedaliero.

Un altro punto molto condiviso, sia negli interventi che nei successivi commenti, è l’impatto che il nuovo ospedale avrà sul territorio.

L’arch. Pierluigi Matteraglia, paesaggista ed urbanista che ha curato la Valutazione Ambientale Strategica del PAT di Padova, in un suo commento dice che il sistema ospedaliero padovano è l’attività più importante della città e modificarlo vuol dire incidere su di essa in maniera rilevante. Occorre, quindi, pensare alle trasformazioni che verranno prodotte nella città con un progetto urbano che analizzi sotto il profilo tecnico, urbanistico, ambientale e sociale gli impatti su tutte le funzioni del sistema esistente e sul suo indotto. Un approccio quindi multidisciplinare che, a nostro avviso, non potrà prescindere da quel coinvolgimento della cittadinanza che in questi ultimi due anni e mezzo è mancato.

Il commissario di Padova, Michele Penta, può rimediare a queste inadempienze, soprattutto in termini di partecipazione, indicendo quel referendum che ha ipotizzato all’atto del suo insediamento ed astenendosi successivamente dal firmare accordi che vadano contro il volere popolare. I futuri candidati sindaco, poi, non potranno che dichiarare pubblicamente se intendono o meno rispettarne l’esito.

Lorenzo Cabrelle, Legambiente Padova

24/04/15 (dr. Todesco e post Matteraglia),

9 Responses to “Sul nuovo Ospedale Padova è divisa. Commissario Penta, è il momento di un referendum?”

  1. G. ha detto:

    Ho letto degli interventi preoccupanti anche dal rappresentante dei 5 Stelle in Regione. Se ci si mettono anche loro……

    • Davide ha detto:

      Come è chiaro a tutti, il polo scientifico-universitario si è spostato in massa nell’area che va dal Portello alla Stanga, quindi è chiaro che la costruzione del nuovo Ospedale ha senso proprio in quella zona essenzialmente per motivi logistici ed organizzativi.
      Precisato questo, lo sappiamo tutti che vanno gestiti al meglio gli immobili ospedalieri attualmente utilizzati, ma è chiaro che bisogna affrontare la situazione in modo programmatico pensando alle prossime generazioni: a Padova e al Veneto intero serve un Ospedale d’eccellenza che possa coprire le necessità del periodo che vanno dal 2025 al 2150, non si può ragionevolmente pensare di continuare le attività ospedaliere negli edifici attuali, che già adesso dimostrano chiaramente i segni del tempo, vedi Pediatria ad esempio.

      • Marilla ha detto:

        Non capisco perchè l’ospedale di Padova debba coprire le esigenze ospedaliere di tutto il Veneto, quando, in Veneto, ogni città e cittadina ha il suo ospedale.
        Non capisco nemmeno come si debba fare una previsione di attività ospedaliera così ampia, addirittura dal 2025 al 2150, visto che le nuove generazione si stanno attivamente muovendo per agire preventivamente, e questo sarebbe auspicabile anche da parte di istituzioni sanitarie e medici.
        Per agire preventivamente intendo intervenire attivamente sugli stili di vita delle persone, che, da ormai annose ricerche internazionali si è rivelato essere la principale causa di gran parte delle malattie della popolazione.
        Spero vivamente, ad esempio, che da qui al 2025 vi sia una netta riduzione della sovralimentazione nei bambini, che risultano essere tra i primi posti al mondo per obesità, ed è noto che l’obesità è grande foriera di malattie.
        Per fare questo è necessario un nuovo ospedale? Mi auguro di no.
        Cordialmente

  2. Sergio Finesso ha detto:

    Trovo difficile condividere la proposta del nuovo su vecchio.L’area dove sorge l’attuale struttura e’ delicatissima.Gli ampliamenti degli anni 50 60 e successivi hanno violato e violentato quest’area in modo devastante. C’erano le mura veneziane e sono state semidistrutte, c’era il canale San Massimo navigabile con piccole imbarcazioni ed e’ stato tombinato, c’erano dei meravigliosi giardini all’italiana e oggi ci sono un obitorio, un parcheggio e della brutta cubatura con l’impiantistica in bella vista, c’erano degli spazi verdi e sono stati divorati.Oggi vogliamo insistere?Vogliamo aggiungere cubatura con un grattacielo altissimo e una costruzione a cavallo della via?Vogliamo aumentare l’inquinamento, vogliamo ignorare l’impatto visivo di in grattacielo a ridosso delle guglie del Santo e di Santa Giustina?Oltretutto l’ospedale non e’ della citta’, ma dell’area metropolitana, della provincia ed oltre: ha senso volerlo mettere nel centro della citta’?L’idea del vecchio su nuovo mi sembra poco sintonica con la vision che ritengo abbia Legambiente.Comunque buon lavoro e cordialita’ Sergio Finesso

  3. Michele ha detto:

    Salve, la zona industriale mezza vuota e già irrimediabilmente cementificata potrebbe essere il posto ideale per un nuovo insediamento ospedaliero. Le due soluzioni fin qui prospettate da Pd o lega sono problematiche dal punto di vista ambientale. Padova ha veramente bisogno di mettere uno stop definitivo al consumo di suolo, ne va appunto della nostra salute.

  4. Lorenzo Cabrelle ha detto:

    Riporto anche in questa rubrica il commento che ho fatto a proposito dell’articolo sulle mura: Il ragionamento di Legambiente sull’ospedale è un po’ più articolato rispetto alla ricostruzione all’interno dell’area esistente. Innanzitutto come molti professionisti sostengono (ad es. l’arch. Matteraglia) qualsiasi proposta di trasformazione o di trasferimento dell’attuale ospedale deve essere accompagnata da un studio di impatto sul “Sistema città”, al fine di non comprometterne lo sviluppo equilibrato. L’eventuale ristrutturazione dell’esistente (che consentirebbe di evitare un nuovo pesante consumo di suolo) dovrebbe liberare innanzitutto le aree storico-monumentali (mura, canale dei gesuiti, ecc.) dai fabbricati esistenti al fine di restituirle al godimento pubblico. Lo sviluppo del polo ospedaliero dovrebbe quindi svilupparsi in orizzontale, utilizzando il tessuto urbano esistente all’interno del Portello, rivedendo ovviamente il sistema della viabilità. Lo sviluppo orizzontale dei poli ospedalieri all’interno delle città è, peraltro, una soluzione promossa dallo stesso arch. Renzo Piano per gli evidenti vantaggi sociali che comporta. Infine qualsiasi sia la soluzione o meglio, il ventaglio delle soluzioni alternative, la decisione deve passare attraverso il coinvolgimento della cittadinanza; a maggior ragione visto che anche i commenti all’articolo pubblicato sono discordanti

  5. spartaco vitiello ha detto:

    Un discorso serio su questo argomento dovrebbe partire dalla conoscenza e dall’analisi delle criticità esistenti. Il referendum ha senso solo se si riesce a farlo precedere da un dibattito approfondito e informato.
    Penso che al commissario Penta, prima del referendum, bisognerebbe chiedere lo spazio e gli strumenti per il dibattito.
    La prima cosa da chiedersi è: ” esiste una relazione dello stato di fatto dal quale viene fatta discendere l’opportunità di un nuovo polo ?” e poi: “esiste una controrelazione ? ” In altri termini, il dibattito può avvenire seriamente solo se esiste una base conoscitiva comune. Altrimenti prevale automaticamente chi ha maggiori possibilità di influenzare i media.

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