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Striscione per la bonifica della PernumiaLa petizione presentata dai cittadini riguardante la “fabbrica dei veleni” della provincia di Padova, la ex C&C di Pernumia, è stata ridiscussa, nella Commissione Petizioni, lo scorso 28 novembre a Bruxelles

La storia è lunga e comincia nel 2013, anzi nel 2005: 52.000 tonnellate di materiale tossico e cancerogeno abbandonati in un capannone fatiscente (per chi si fosse perso qualche puntata ne avevamo già parlato ripetutamente su ecopolis).

Una storia lunga ma non finita, dal momento che la Commissione stessa ha riconosciuto la necessità di mantenere aperto il procedimento e di fare altre indagini presso le autorità italiane, nello specifico la Regione Veneto e il Comune di Pernumia. La presentazione che ha convinto la Commissione è stata curata dai rappresentanti dell’Associazione LaVespa e del Comitato SOS C&C: il problema del sito di Pernumia merita nuovi approfondimenti non solo per cercare altri fondi, ma perfino per smuovere alcuni finanziamenti, peraltro non risolutivi, ancora fermi nelle casse regionali da diversi anni.

Per cominciare, i 200.000 euro dati nel 2009 per l’analisi dell’area esterna non sono ancora stati utilizzati, sebbene siano passati ben 7 anni. Erano finalizzati a verificare la contaminazione del suolo e delle falde, dal momento che 3.500 tonnellate di rifiuti erano stati riversati sul terreno e lì sono rimasti per oltre 5 anni. Anche il progetto tecnico è già pronto e approvato, ma non si procede. Si ha forse paura di quello che si dovrebbe fare se la falda risultasse inquinata? 

Il secondo finanziamento è del 2011: altri 500.000 euro per la messa in sicurezza e il parziale asporto di rifiuti. Praticamente, con un bando del 2015 sono state asportate 2.700 tonnellate, pari al 4% delle 52.000 totali, utilizzando 250.000 euro. Ma, soprattutto, c’è il milione e mezzo di euro che la Regione Veneto ha stanziato nel 2014 per la rimozione dei rifiuti.

Tutti questi soldi non sono stati inseriti nel sopra citato bando di gara del 2015 anche se erano già disponibiliIntanto la situazione del sito è ancora grave e lo stato di degrado favorisce azioni come quella di alcuni ignoti che alcuni mesi fa hanno addirittura rotto i lucchetti e scaricato nel cortile altri rifiuti (di che natura?) avvolti in sacchi alla bell’e meglio. E poi restano sempre i rischi legati alla vetustà degli edifici e ai fenomeni come trombe d’aria e alluvioni che gli anni scorsi hanno sfiorato in modo preoccupante il sito e per il futuro non si possono né prevedere né contenereLa funzionaria della Commissione europea che ha coordinato l’inchiesta ha ringraziato i cittadini per queste nuove informazioni, che gettano una nuova luce sulla vicenda.

Tra gli eurodeputati italiani erano presenti solo Eleonora Evi e Marco Zullo (M5S), che hanno fatto due precise richieste: coinvolgere anche la Commissione Ambiente e Sicurezza Alimentare (ENVI) nella vicenda e inviare le prossime lettere non più solo alla Regione Veneto, ma anche al Sindaco di Pernumia. Infatti, da una richiesta di accesso agli atti riguardante il milione e mezzo, presentata dal consigliere regionale Andrea Zanoni (PD) lo scorso luglio, risulta che il Comune di Pernumia non ha ancora avanzato nessuna richiesta di utilizzo di quei fondi.

Il sindaco, peraltro, forse in previsione del nostro appuntamento a Bruxelles, alcune settimane fa aveva annunciato un nuovo bando di gara, ma non c’è ancora niente di formale e di certo. Il mantenimento della petizione aperta è un grande successo che permette ai cittadini di essere aiutati da un organo così importante nell’azione di sprone alle istituzioni italiane.

Annachiara Capuzzo – Comitato SOS C&C

Loredana Turatto – Associazione LaVespa

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