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Dossier immigrazione 2016Il 10 novembre scorso è stato presentato a Padova il Dossier Immigrazione 2016. Organizzatore della serata il “Manifesto per Padova senza razzismo e discriminazione religiosa”.

Uno dei cofondatori, Renato Rizzo, ha fatto con noi il punto della situazione per quanto riguarda il contesto padovano.

Il Dossier è redatto da un centinaio di ricercatori presenti in tutta Italia e coordinati dal Centro Studi e Ricerche Idos di Roma, grazie a diversi contributi tra cui la rivista di dialogo interreligioso Confronti, l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e la Chiesa Valdese.

Il dott. Rizzo ha evidenziato che, rispetto all’anno scorso, c’è un discreto aumento degli stranieri che assumono la cittadinanza italiana ma che, per quanto riguarda il Veneto, Padova è la provincia in cui vengono maggiormente respinte le richieste di asilo con percentuali più alte di quelle nazionali (71,5%; media Italia: 58,5%). Se non è difficile immaginarne alcuni dei motivi, bisogna ricordare che ben il 10% del PIL Veneto è prodotto da migranti che qui si sono stabiliti e lavorano. A livello nazionale il flusso migratorio garantisce allo Stato un saldo attivo notevole di circa 4 miliardi di euro l’anno.

La questione economica si lega strettamente a quella demografica, se pensiamo che il calo della popolazione giovanile (il cosidetto degiovanimento) riduce progressivamente la fascia in età lavorativa (14-65 anni) e provoca una progressiva dipendenza della fascia degli anziani, che invece è sempre più numerosa, sulla popolazione in età produttiva. D’altra parte il territorio italiano e veneto non riescono a trattenere né i giovani autoctoni né quelli provenienti dall’estero, perché non trovano occupazione in un mercato del lavoro solo in parte capace di trasformarsi e rispondere ai nuovi bisogni di questa società, al di là degli effetti della piccola ripresa. 

Rizzo ci ha ricordato che «sussiste la necessità di valorizzare al meglio le nuove presenze a livello formativo, occupazionale e sociale, impegno quanto mai funzionale anche alla fase di ripresa dell’economia» e ci ha raccontato il modello di accoglienza organizzato dalla Chiesa Valdese a Padova. Dopo aver aperto un corridoio umanitario, grazie anche all’aiuto della Comunità di Sant’Egidio, e avendo un paio di appartamenti vuoti in Corso Milano, proprio sopra la propria sede, la Chieda Valdese ha deciso di farne una piccola casa dove accogliere circa una dozzina di richiedenti asilo (per lo più eritrei). I ragazzi accolti vengono seguiti nel loro percorso di integrazione, e coordinati per quanto riguarda i loro rapporti con la sanità e con le autorità civili, da un paio di operatori, assunti dalla Valdese stessa grazie ai fondi di cui dispone.

In conclusione, sembra possibile realizzare un’accoglienza sul territorio più diffusa per i nuovi arrivati, attraverso un coinvolgimento strutturale anche delle famiglie, devolvendo loro parte dei fondi destinati per l’accoglienza e favorendo un più fruttuoso e molteplice processo di inte(g)razione sociale.

Laura Fasanetto, redazione ecopolis

2 Responses to “Dossier Immigrazione 2016: dati, ricchezza prodotta ed accoglienza in Italia e Padova”

  1. lina meneghetti ha detto:

    Mi meraviglia che dopo Brexit e le presidenziali USA si insista su una linea che prende in considerazione solo gli elementi di giudizio che le convengono.
    Il popolo dei migranti è composto da individui molto diversi tra loro : per cultura, religione, obiettivi, speranze, vincoli….. . Fare di ogni erba un fascio, mettendo nello stesso calderone una badante rumena ed una musulmana col velo, come se entrambe avessero contribuito in pari misura a quel 10% del PIL ….. ; non scoprire e informare su quante donne di fede islamica abbiano sposato giovani “infedeli” , sono notizie che ci avrebbero dati più precisi sui differenti gradi di integrazione dei numerevoli gruppi immigrati.
    Chi ha ancora il diritto di voto – e non sono i migranti – si sta orientando verso partiti che in occidente si richiamano ad una identità nazionale. In Francia , ad esempio, il FN conquista sempre maggior consenso nel mondo cattolico (negli ultimi 20 anni questo elettorato è passato dal 5% al 20%), tra poliziotti e militari (dal 24% nel 2014 al 56,2% nel maggio 2016). Miete voti anche nel universo omosessuale: a gennaio 2016 una coppia gay sposata su tre l’avrebbe votata. Insomma il Front National va progressivamente radicandosi in tutte le fasce della società, anche nell’amministrazione pubblica. Raccoglie molti giovani. Il 25% ha tra i 18 e i 24 anni; il 15% oltre i 65; tra coloro che nell’urna scelgono il FN 45% sono operai, 40% impiegati, 28% professionisti.. Se a Legambiente questi dati non interessano, poi non si meravigli se la sinistra perde gli appuntamenti elettorali.

    • ecopolis ha detto:

      caspita Lina, in 5 minuti ha già letto tutto il dossier Immigrazione 2016, complimenti.
      Per cui ci saprà dire con certezza la % di stranieri suddivisi per le varie fedi religiose, così per stare sulla concretezza.
      Saluti

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